Le ultime tappe nella gestione di Anpal Servizi, il braccio operativo dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro guidata da Mimmo Parisi, allarmano i sindacati. Nidil, Fisac e Cgil, dopo un’assemblea dei lavoratori dell’ente, lamentano le “modalità di gestione del Presidente Parisi” che “hanno di fatto incrinato le relazioni istituzionali fra Ministero, Anpal e Regioni mentre avrebbero dovuto dare stabilità e prospettive all’azienda”. E confermano lo stato di agitazione annunciando che metteranno in campo “tutte le iniziative necessarie per rilanciare immediatamente il ruolo di Anpal Servizi e per concludere in tempi rapidi e certi il processo di stabilizzazioni dei precari storici“.

Le sigle sindacali accendono anche un faro su alcuni “episodi sconcertanti” come “quello relativo all’ultimo Cda” del 9 luglio, “nel quale il Bilancio di Anpal Servizi è stato approvato col solo voto favorevole del Presidente“. Non solo: sempre il 9 luglio il Piano Industriale 2020-2022 di Anpal Servizi, che era stato più volte bocciato, è stato “approvato senza il fondamentale consenso delle Regioni“. Claudio Di Berardino, assessore al Lavoro della Regione Lazio e rappresentante degli enti locali nel cda di Anpal, ha infatti espresso voto contrario, mentre si è espresso a favore l’altro consigliere Giovanni Capizzuto, nominato dal ministero del Lavoro ed ex capo della segreteria tecnica di Luigi Di Maio.

“Quel che più mi rallegra è che l’approvazione del Piano chiude finalmente l’annosa questione del precariato storico”, aveva esultato Parisi il 9 luglio. Ma, sottolineano ancora i sindacati, quell’obiettivo subito dopo è stato messo seriamente in discussione. Infatti poco dopo l’approvazione del piano la direttrice generale Anpal Paola Nicastro – che nei mesi scorsi aveva smentito le spiegazioni fornite dal professore italo-americano in merito ai propri rimborsi spese – ha firmato un decreto direttoriale con cui sono state sospese temporaneamente alcune linee di attività di Anpal Servizi previste dal piano stesso. E Parisi “ha arbitrariamente interpretato il decreto arrestando il processo di stabilizzazione, dimostrando quindi di utilizzare i lavoratori di Anpal Servizi come arma di ricatto“, sostengono i sindacati.

“Il decreto sospendeva alcune linee operative del piano, in base alle quali sarebbero stati duplicati servizi informativi già esistenti presso Anpal con relativo raddoppio delle spese e l’assunzione di altre 58 figure professionali”, spiega Corrado Barachetti, responsabile mercato del lavoro della Cgil. “Le persone impegnate in quella attività, stando al decreto, avrebbero dovuto essere spostate in altre aree o trasferite in Anpal. Invece pretestuosamente, nell’ambito di questa guerra intestina, Parisi ha bloccato le stabilizzazioni, le proroghe e i rinnovi”. Lo stallo si è poi risolto dopo la convocazione di Parisi e Nicastro da parte della ministra Nunzia Catalfo. Ma è senza dubbio indicativo delle tensioni interne all’amministrazione, di cui gli oltre 650 precari in attesa di stabilizzazione e vicini alla scadenza del contratto temono di fare le spese. Peraltro la Cgil contesta anche che “i fabbisogni individuati nel Piano non coincidono esattamente con la platea dei precari individuati nell’Accordo, sia in termini di profili professionali ricoperti che per sede di lavoro”, cosa che “potrebbe determinare esuberi distribuiti su più Regioni”, e le procedure selettive previste “non sono per nulla coerenti con quanto disposto dall’articolo 249 del Decreto Rilancio, che prevede procedure snelle e in modalità telematica/decentrata.”.

Anche Di Berardino, vicecoordinatore della IX commissione della Conferenza delle regioni e membro del cda di Anpal, ha motivato il suo no al piano industriale con la “duplicazione di pacchetti e sistemi informativi per Anapl Servizi”, che “non risponde a alcuna logica se non a creare confusione”. Inoltre, ha scritto in una nota, “voler vincolare la stabilizzazione dei precari al piano industriale si giustifica solo con l’intenzione di voler assumere altre 59 figure professionali più altri 277 nuovi precari che costeranno alle casse dell’Agenzia la folle cifra di 10 milioni di euro. A oggi non siamo riusciti a avere una risposta chiara su quali funzioni debbano svolgere queste persone né ad avere il dettaglio dei costi del personale. Non ultimo, non abbiamo avuto certezza sulla sostenibilità economica dello stesso piano industriale”.

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