Nuove accuse al presidente di Anpal Mimmo Parisi. La direttrice generale dell’Agenzia, Paola Nicastro, ha scritto una lettera per smentire le spiegazioni fornite dal professore italo-americano in merito ai rimborsi da 160mila euro per auto di servizio, voli intercontinentali e un alloggio a Roma. Parisi a Repubblica ha spiegato pochi giorni fa di aver rendicontato tutte le sue spese come numero uno di Anpal, ma lo stesso quotidiano riporta oggi la replica della dg, che parla di affermazioni “infondate e contrarie agli atti ufficiali dell’amministrazione”. È solo l’ultima accusa nei confronti di Parisi. Ci sono infatti le critiche politiche per il suo operato, che puntano sui pochi posti di lavoro creati per i percettori di reddito di cittadinanza. Poi il malcontento delle Regioni e del Pd, che a marzo con un’interrogazione della deputata Chiara Gribaudo, presentata insieme ad altri parlamentari dem, ha sollevato proprio la questione delle spese e anche della possibile incompatibilità tra il suo incarico e il rapporto di lavoro con la Mississippi State University.

Il professor Parisi è stato chiamato un anno e mezzo fa da Luigi Di Maio, allora ministro del Lavoro, per trasformare il neonato Reddito di cittadinanza in uno strumento di reinserimento nel mondo del lavoro. Ad Anpal è stata infatti affidata la gestione dei navigator, tra le difficoltà per la loro integrazione con i Centri per l’impiego e poi per il Covid. Ad oggi, sono 65mila i cittadini a cui è stata trovata un’occupazione sui 900mila che hanno sottoscritto il patto per il lavoro, previsto dalla misura. Dopo le accuse, cominciano a emergere le prime richieste pubbliche di dimissioni: “Che aspetta la ministra Nunzia Catalfo a rimuovere Parisi dalla presidenza Anpal? Ancora oggi emergono altri particolari inquietanti sulle sue spese pazze. Le presunte bugie di Parisi, però, sono solo una parte del problema: è sotto gli occhi di tutti che la gestione di questi due anni di Anpal è stata un totale fallimento“, scrive su Facebook la deputata di Italia Viva Maria Chiara Gadda. Una richiesta che dall’opposizione si trasforma anche in un’accusa alla ministra Catalfo: “È ora che Parisi e il ministro vadano a casa e lascino il posto a profili più preparati che lavorino per i lavoratori e non per sé stessi”, dice il deputato della Lega, Claudio Durigon.

La vicenda delle spese ha inizio appunto ormai tre mesi fa, quando i parlamentari Pd presentano l’interrogazione in cui chiedono chiarimenti “in merito alle spese sostenute dal Presidente Parisi per auto di servizio, voli intercontinentali e soggiorno a Roma, che sfiorerebbero nel complesso i 160.000 euro eppure non compaiono riportate sul sito dell’ente, come invece rendicontava correttamente per importi ben minori il suo predecessore”. Nel dettaglio, si legge nell’interrogazione, Parisi “avrebbe speso circa 71mila euro per voli in business class fra l’Italia e gli Stati Uniti, nonché, in virtù di recenti modifiche ai regolamenti aziendali, spese per 55mila euro per noleggio con conducente e 32.400 euro di affitto per una casa nel centro di Roma“.

Mimmo Parisi ha risposto il 4 giugno scorso in un’intervista a Repubblica, spiegando di aver rendicontato tutte le spese e che il collegio dei revisori di Anpal ha approvato il suo affitto da 2.700 euro mensili. Inoltre, il presidente dell’Agenzia ha spiegato anche che la direzione non gli consente di utilizzare i 25 milioni stanziati per l’applicazione pensata per aiutare i navigator a incrociare domanda e offerta di lavoro. Tutte affermazioni che la direttrice generale Nicastro ha voluto smentire in una lettera datata 9 giugno. Nella missiva, riportata sempre da Repubblica, la dg scrive che “non è mai stata fornita la richiesta documentazione attinente ai rimborsi”.

Lo scontro all’interno di Anpal diventa così evidente. Mentre ancora non è risolta l’altra questione sollevata dall’interrogazione di Grimbaudo, in merito all’aspettativa che Parisi ha chiesto alla Mississippi State University per evitare appunto l’incompatibilità con la sua carica. Il professore ha spiegato di essere un consulente dell’ateneo, il che non creerebbe in ogni caso problemi con quanto previsto dallo statuto dell’Agenzia: Il Foglio in un articolo di fine maggio sostiene però di aver chiesto informazioni alla stessa università, secondo cui Parisi risulterebbe essere invece un impiegato part-time.

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