O una nave- quarantena da avere subito a disposizione, oppure un piano B: i positivi al Covid verranno accolti a terra in strutture che danno adeguate garanzie di isolamento, come le caserme. È quello che prevede il Viminale per i migranti. “Non vogliamo gravare sulle comunità”, ha sottolineato la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, dopo le proteste ed i blocchi stradali di Amantea, in provincia di Cosenza. Attualmente c’è un traghetto a Porto Empedocle, il Moby Zaza, che ospita migranti contagiati. La concessione (si parla di 1,2 milioni di euro più Iva di costo per 30 giorni) è in scadenza ed è stata prorogata per altri 10 giorni in modo da consentire la conclusione del periodo di quarantena per le persone a bordo.

Poi servirà una nuova nave, da dislocare tra Sicilia e Calabria, per accogliere gli eventuali positivi che sbarcheranno nei prossimi giorni. Ma la ricerca non è facile. Per il periodo estivo, con le navi quasi tutte già impegnate e per la tipologia che serve, con spazi e presidi sanitari adeguati. Una prima gara, ha spiegato la ministra, “è andata deserta. Ora l’abbiamo fatta con procedura accelerata e nel giro di due giorni dovremmo vedere se c’è qualcuno. Penseremmo di sì perché ci è arrivata notizia di qualche società interessata”. L’alternativa è quella di trovare strutture adatte a terra, che diano garanzie dal punto di vista della protezione dall’esterno e non facciano scattare rivolte tra i cittadini come avvenuto in Calabria. Il Viminale pensa quindi a sedi militari, come caserme, che saranno vigilate con un dispositivo rafforzato cui contribuiranno, come accaduto ad Amantea, anche le forze armate.

Il problema contingente del Coronavirus si inserisce naturalmente nel più ampio problema della crescita dei flussi migratori, dall’Africa e dall’Est (già 9mila gli arrivi nel 2020, il triplo del 2019). Con sempre più sbarchi autonomi e, dunque, non controllabili. Per questo Lamorgese cerca alleati sia in Europa che nella sponda Sud del Mediterraneo. Oggi ha promosso una videoconferenza con i Commissari europei Ylva Johansson e Olivér Várhelyi, i ministri dell’Interno di Germania, Francia, Spagna e Malta e gli omologhi di Libia, Tunisia, Algeria, Marocco e Mauritania. Una dichiarazione congiunta alla fine ha messo nero su bianco l’impegno a “ridurre la sofferenza umana, combattere lo sfruttamento delle persone vulnerabili e la perdita di vite in mare e a terra”. Saranno utilizzati, ha spiegato la ministra, “tutti gli strumenti disponibili, compresi i partenariati bilaterali per individuare e perseguire le reti criminali che sfruttano le persone più vulnerabili”.

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