A fine agosto o al massimo i primi di settembre i docenti, i bidelli e il personale della segreterie delle scuole dovranno fare il test sierologico. A confermare quanto anticipato stamattina dal Corriere della Sera sono fonti interne al ministero, con la titolare dell’Istruzione Lucia Azzolina che si è detta a favore della proposta avanzata dal Comitato tecnico scientifico. Lo screening volontario riguarderà tutto il personale scolastico mentre per gli studenti (che sono più di otto milioni) si prevedono analisi salivari a campione da fare durante l’anno. Un piano che trova l’approvazione anche dei dirigenti scolastici preoccupati solo dai tempi necessari per realizzare i test entro l’avvio dell’anno scolastico.

Da viale Trastevere già nei giorni scorsi era partito un quesito rivolto al Cts che andava proprio in questa direzione: garantire il ritorno in aula in totale sicurezza. La risposta non è tardata ad arrivare tanto che il commissario Domenico Arcuri starebbe per attivare la gara d’appalto per la fornitura di due milioni di test. La questione più importante è quella legata al calendario: lo screening che riguarderà un milione e 900 mila persone deve essere fatto a ridosso delle lezioni. Chi risulterà positivo dovrà sottoporsi al tampone ed eventualmente, in caso di conferma, alla quarantena.

“Dobbiamo ricordarci – spiega Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi della Regione Lazio – che già i primi di settembre ci saranno in aula docenti e ragazzi per fare i corsi di recupero perciò i test dovranno essere effettuati prima. Sarà in grado la macchina ministeriale di essere pronta per metà agosto?”. A questo interrogativo ha già risposto il Cts prevedendo l’utilizzo dei soldati e delle forze di polizia che andranno a scuola a fare i prelievi. Un altro problema riguarda i supplenti che vengono nominati durante il mese di settembre, a volte ottobre: per loro non sarà possibile sottoporsi al test.

Diversa la situazione per gli studenti. Il numero degli allievi è elevato e il Cts ha pensato all’impossibilità di fare esami a tutti prima del ritorno in aula. L’idea è quella di allungare i tempi e fare i controlli (che potrebbero essere salivari) durante tutto l’anno. A batter le mani agli scienziati è Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi: “Sono a favore di questa proposta perché può essere utile a prevenire o bloccare qualsiasi nuovo focolaio. Dobbiamo evitare chiusure generalizzate e questo mi sembra un buon metodo per intervenire. Mi auguro che a fare i test arrivi del personale sanitario. L’unica mia preoccupazione è legata al calendario: riusciranno a fare tutto in tempo?”. Stefano Versari, dirigente dell’ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna è ottimista: “Nella mia Regione ho 70mila dipendenti: vanno fatti i conti in base ai dati che già abbiamo per capire quanti giorni servono per fare i test. Mi auguro che, seppur volontario, lo screening venga fatto dal più alto numero di persone. Deve passare il messaggio che si tratta di un gesto di maturità e non una forzatura. Le scuole sono pronte. Anzi dovremo pensare ad avere il minor numero di dipendenti in ferie l’ultima settimana d’agosto”.

Intanto sul tavolo del ministero resta aperta la questione delle mascherine sulla quale il Comitato tecnico scientifico si esprimerà a fine agosto. E sul distanziamento (un metro da bocca a bocca) restano i dubbi dell’Anp che nei giorni scorsi ha scritto una lettera alla ministra Azzolina: “Si chiede di chiarire se tale distanza minima abbia valenza ‘dinamica’, come sembra evincersi dal documento Cts del 28 maggio, e cioè se debba essere assicurata in qualsiasi momento della presenza a scuola, quindi anche durante momenti di ‘lavoro di gruppo’ in aula, oppure in caso di deambulazione all’interno dell’aula o nei corridoi, in bagno oppure se sia sufficiente rispettarla in senso ‘statico’ e cioè solo quando gli alunni sono seduti al loro banco”.

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