Aveva una possibilità su un milione di sopravvivere e l’ha conquistata. Vladimir Krutov è un ex poliziotto russo di 36 anni che dal 2010 vive con un proiettile conficcato nel cervello. Ovvero da quando rimase coinvolto in una sparatoria con una gang di malviventi a San Pietroburgo, che uccise il suo collega Dmitri Voronin. All’epoca aveva 26 anni: arrivato in ospedale in condizioni gravissime, i medici avevano dato poche speranze alla sua famiglia ma invece lui ce l’ha fatta e ora ha deciso di raccontare la sua storia, come riferisce il Daily Mail.

“Erano in tre, prima abbiamo provato a prenderli, mi ricordo che Dmitri a un certo punto urlò che erano armati – ha raccontato l’ex poliziotto -. Ci hanno picchiato ripetutamente e poi sono riusciti a prenderci le manette e bloccarci. Hanno sparato a lui, due colpi, ho sentito qualcosa di molto caldo addosso, poi dopo 5 secondi un altro sparo e il buio. Mi sono risvegliato nove giorni dopo in ospedale, quando sono uscito dal coma. I medici dissero alla mia famiglia: ‘Ha una possibilità su un milione di sopravvivere'”.

Ma lui ce l’ha fatta, lasciandoli sbalorditi: due mesi dopo la sparatoria Vladimir è uscito sano e salvo dall’ospedale ma con quel proiettile rimasto conficcato nel su cervello. Per i medici infatti, rimuoverlo l’avrebbe ucciso. Adesso vive con una pensione di invalidità, si è sposato un anno e mezzo fa con Marina e ha una figlia di 5 mesi, Varvara. Insomma, ha una vita quasi normale: “Non posso volare fare la sauna, e ogni tanto mi vengono dei forti mal di testa, ma per il resto è ok”.

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