Una giovane triatleta sudcoreana si è tolta la vita dopo che le diverse denunce da lei presentate per presunti abusi da parte del suo staff tecnico sono rimaste inascoltate. Choi Suk-hyeon, 22 anni, aveva segnalato più volte di aver subito per anni violenze e soprusi ma le autorità sportive locali l’avevano sempre ignorata, come riferisce la Bbc. Così, la scorsa settimana, ha deciso di suicidarsi.

Choi Suk-hyeon era stata selezionata per entrare nella Nazionale di triathlon della Corea del Sud nel 2015, quando era solo un’adolescente. Sull’accaduto è stata ora aperta un’inchiesta: i genitori hanno infatti consegnato alla polizia e alla tv locale Ytn Tv alcune registrazioni audio che sembrano confermare le accuse mosse dalla giovane atleta, che diceva di essere vittima di percosse, insulti verbali e molestie da parte dei membri del suo staff tecnico. In una di queste si sente infatti una voce maschile che le dice: “Tu! Vieni qui. Blocca le mascelle insieme“, poi il suono di uno schiaffo, come riporta la Bbc.

I genitori hanno reso pubblico anche il diario personale che la ragazza teneva, in cui si legge che “piangeva ogni giorno” e “preferiva morire” dopo essere stata ripetutamente “picchiata come un cane“. Solo lo scorso aprile Choi si era rivolta al Comitato olimpico sportivo e coreano (KSOC), il principale organo governativo per lo sport, chiedendo un’indagine sul suo caso. “Choi ha cercato aiuto da molte istituzioni pubbliche, ma tutti hanno ignorato i suoi motivi”, ha fatto sapere un suo amico alla stampa locale.

Da parte sua, il KSOC ha negato di aver ignorato la sua denuncia, affermando in un comunicato stampa che aveva assegnato una donna investigatrice dopo aver ricevuto la sua segnalazione all’inizio di aprile: “Il comitato ritiene molto deplorevole che un simile incidente si sia verificato nuovamente anche se abbiamo fatto sforzi per prevenire la violenza e le aggressioni sessuali e per proteggere i diritti umani degli atleti”, ha fatto sapere.

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