C’era tanta attesa per il grande concerto-evento di Antonello Venditti e Francesco De Gregori, previsto allo Stadio Olimpico di Roma il 5 settembre 2020. A causa dell’emergenza sanitaria e alla luce delle disposizioni governative che impediscono gli assembramenti di persone, è stato tutto spostato al 17 luglio 2021. Una decisione, inevitabile, che ha lasciato a casa centinaia di lavoratori fragili dello spettacolo, che rimangono in attesa di tutele sufficienti e supporto economico. “La politica non si occupa di musica perché è una diffidenza che nasce da un pregiudizio. – afferma Venditti a Vanity Fair – Ricorda quel ministro che diceva che con la cultura non si mangia? Per alcuni politici noi siamo strafortunati: qualcuno ancora ci batte le mani mentre a loro tirano i pomodori. Sembra che dicano: ‘Ma che cosa volete dalla vita voi che avete tutto a iniziare dagli applausi? Non vi dovete lamentare, ma esser allegri’. Purtroppo chi non riesce a pagare la bollette o a fare la spesa tanto felice non può essere”.

II discorso poi si sposta sulla società, ormai segnata da due mesi e mezzo di lockdown e convivenza con il Covid-19. “Il danno più grave, ancora una volta, è culturale. – continua Venditti – Non entro nel merito dell’utilità della mascherina, ma so che ha creato un immenso distanziamento. È il burqa dell’Occidente. È una cosa che ti porta lontano dagli altri. È una difesa, ma anche un manifesto di ripulsa. È come dire ‘non mi fido di te’. È una nuova religione, la mascherina, e dietro non ha la croce, ma il dio della paura. Usciremo davvero dalla pandemia soltanto quando ce la toglieremo”.

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