Vasco Rossi, in questi giorni, è al Grand Hotel di Rimini – lo stesso dove soggiornava Federico Fellini – per trascorrere qualche giorno di vacanza, circondato dal suo team per le prime riunioni sui prossimi progetti lavorativi e discografici. Come dice sempre l’artista, è importante arrivare “vivo, sano e lucido fino a giugno 2021”. Oltre 360mila persone si erano già prenotate per partecipare al Vasco Non Stop Live Festival, poi a causa della pandemia tutto è slittato al prossimo anno. Si ripartirà dal 13 giugno 2021 agli i-Days di Milano. Proprio a Rimini l’artista avrebbe dovuto tenere le prove per i suoi show.

“Alla fine ho deciso di venirci lo stesso, – ha dichiarato Vasco a La Repubblica – un po’ per scaramanzia, un po’ perché ho un sacco di ricordi, ci vengo dall’85: prendevo una casa, si stava bene. E adesso da dieci anni ritorno alla suite Fellini. Ci sono venuto anche ai tempi di Modena Park. Non volevo stare a Modena o nei dintorni perché avrei sentito troppo la tensione: questi sono proprio gli stessi giorni in cui andavo su e giù, ogni volta due ore e mezza con l’aria condizionata che una volta è esplosa!”.

Il ricordo va all’evento Modena Park che sarà al centro dello speciale di Rai Uno “La Tempesta Perfetta” di Giorgio Verdelli, in onda il primo luglio alle 20:35. “I giorni prima del concerto credo siano stati i più caldi della storia dell’umanità! – ricorda – Eravamo tutti emozionati. Quando è il momento prendiamo l’elicottero per andare: si moriva e io ero lì con la sciarpa perché dovevo proteggere la gola. (…) per mesi mi sono esercitato tutti i giorni per più di due ore. Alla fine sono arrivato a cantare come sempre ‘Albachiara‘ con la voce che sembrava stessi facendo la prima canzone!”.

Quella di Vasco è una carriera di grandi successi, ma anche di momenti difficili in cui il cantautore ha sempre trovato la forza di combattere. E pensare che da subito avrebbe voluto mollare tutto. “Dopo il mio terzo concerto della vita volevo smettere. – confessa – Ero uno sconosciuto e quando è così il pubblico, se va bene, è indifferente se non addirittura ostile. Ti insultano, ma vabbè lo metti in conto, quando ti tirano le cose però è diverso. Una volta c’erano questi fighetti del bar di fianco al nostro palco che facevano delle freccette di carta e me le tiravano: mi sono sentito talmente umiliato che non volevo salire mai più su un palco, volevo sparire. Ho preso la macchina e mentre tornavo a casa invece mi è scattato un meccanismo: ‘No, non smetto io. Se qualcuno mi tira le freccette la prossima volta scendo dal palco e lo prendo per il collo’. E così da allora, se uno mi dava fastidio io scendevo, sempre cantando nel microfono, e lo prendevo per i capelli finché arrivava qualcuno a darmi una mano. Era una cosa fisica, una guerra! Ma così ho imparato a stare sul palco”.

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