A 16 giorni dalla decisione del Tribunale amministrativo della Lombardia Diasorin e la Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia hanno depositato il ricorso al Consiglio di Stato per chiedere l’annullamento della sentenza con cui lo scorso 8 giugno era stato annullato l’accordo tra la multinazionale e lo stesso San Matteo sui test sierologici. Con il ricorso è stata proposta anche un’istanza cautelare di sospensione del provvedimento del tribunale amministrativo regionale della Lombardia, in attesa del giudizio di merito. Con il ricorso, Diasorin e l’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico di Pavia chiedono al Consiglio di Stato di ribaltare la sentenza con cui il Tar, che aveva accolto il ricorso dell’azienda concorrente di Lodi, la Technogenetics, ha annullato gli atti amministrativi formati dalla Fondazione San Matteo di Pavia e il conseguente contratto stipulato con la multinazionale con sede a Saluggia (Vercelli), per la sperimentazione dei test sierologici per la ricerca nel sangue degli anticorpi dopo una infezione da Covid 19.

I giudici amministrativi con il loro provvedimento, di cui si chiede la sospensione in via cautelare, avevano anche disposto la trasmissione degli atti alla procura della Corte dei Conti ritenendo che “la Fondazione San Matteo” avesse “impegnato risorse pubbliche, materiali e immateriali, con modalità illegittime, sottraendole, in parte qua, alla loro destinazione indisponibile”. Il Policlinico San Matteo aveva proceduto alla validazione clinica dei test sviluppati dalla multinazionale che opera nel settore dell’immuno-diagnostica la quale, in base all’accordo, avrebbe versato in cambio una royalty dell’1% per tutti i test venduti nel mondo (Lombardia esclusa), risorse destinate alla ricerca (pubblica) dell’istituto scientifico. “Siamo convinti della bontà del nostro operato” aveva affermato il presidente della Fondazione San Matteo, Alessandro Venturi, commentando la sentenza del Tar e ribadendo “la piena legittimità e correttezza dell’accordo di collaborazione scientifica stipulato con Diasorin, che rientra appieno nelle prerogative istituzionali degli Irccs di diritto pubblico”. “Il nostro ricorso poggia su motivazioni molto solide, da un punto di vista sia giuridico sia fattuale – dice Venturi all’Adnkronos – Dopo di che, non essendo il diritto una scienza esatta, restiamo in attesa”.

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