Lo psichiatra Raffaele Morelli dice une serie di valutazioni condite di stereotipi sessiste su quello che egli definisce il “femminile”. Un femminile valido per tutte, ovviamente. Roba che se ti perdi il paio di passaggi che Morelli detta hai dei seri problemi con il mondo. A valutare la pienezza di fondo del discorso morelliano ci ha già pensato, per fortuna, Michela Murgia.

Faccio un paio di considerazioni sull’essenza intrinseca del profondissimo concetto espresso dallo psichiatra. Non cito alla lettera ma interpreto. Sintesi: se tu, donna, non tendi al femminile che ti fa apprezzare – attendendo conferme – lo sguardo maschile allora, forse, manchi di qualcosa. Se tu, uomo, torni a casa per indossare qualcosa che ti faccia sentire più fico allora fai attenzione perché è la donna la vera regina della forma. L’uomo primeggia in altre monarchie sessiste.

Dal canto mio devo ricordare che quando la cultura maschile, quella un po’ tossica, parla delle donne le divide in piacenti e bruttone, malvestite e prive di femminilità. Le prime vengono definite Dddonne con venti D e le seconde sarebbero nientemeno che le femministe, ovvero quelle che avrebbero rinunciato alla femminilità per inseguire l’uomo. Riassumiamo? Se indossi qualcosa per piacerti e non apprezzi il maschio sguardo sei femminile ma se lo sei allora perché dici che i “complimentoni” sono molestie? Se sei femminista ma non segui la moda imposta dal maschilista avvilente ovviamente ti sei persa la femmina che si muove in te, in spirito. Se sei femminista e ti vesti come ti pare, ti spogli, ti esibisci, vai in giro con un tacco stratosferico allora, secondo mentalità sessista, hai raggiunto un accordo con il femminile e dunque posso urlarti “a ‘bona” e fare gesti sessual-patetici senza che tu possa replicare niente di cattivo. Ti rifiuti di apprezzare quelle “attenzioni”? Dunque sei troia, forse lesbica, certamente ti mancano dei pezzi per poter essere considerata normale.

Ed ecco che la norma sessista viene reclamizzata, divulgata, per di più da un titolato accademico, e viene spacciata come verità assoluta. Non sei d’accordo e parli di stereotipi sessisti e ti annoi a sentire tante sciocchezze? Allora non sei degna, forse non sei neppure femmina, mammifera, eccetera.

Siamo sempre alle solite e sottolineare l’ovvietà della critica che è stata rivolta all’opinionista tv potrebbe essere considerata una perdita di tempo ma non lo è. Va detto che da cosa deriva cosa e poi ancora cosa. Se tu definisci il Mio femminile allora sbaglierò certamente e dovrò fare quel che vuoi tu per apparire normale. Se tu dici agli uomini come essi dovranno considerarmi più o meno centrata nel mio essere donna dovrò aspettarmi lamentele se non accetto molestie, forse stalking, infine stupri. Per alcuni codeste sono tutte forme di apprezzamento e dunque di conferma al mio essere Femmina.

Cultura sessista, Cultura rantolante la definizione che separa maschi e femmine secondo norme di comportamento precise, Cultura dello stupro. Non pensate sia così? L’opinionista ovviamente non ha mai parlato di legittimità di molestie, stalking e stupri. Certo che no, ci mancherebbe. Ma dovrà pur rendersi conto del gran problema che abbiamo un po’ tutti se ancora oggi dobbiamo combattere contro pareri pseudo illuminati di chi pensa che i maschi non giochino con le bambole.

Faccio un esempio: una dj, Ema Stokholma, denuncia il fatto che a Torino qualcuno le filmava le parti intime. Lei riconosce il suo femminile, esce per i cavoli suoi, incontra lo sguardo maschile (sommo giubilo!) e il possessore di quello sguardo apprezza al punto che le piazza una fotocamera sotto la gonna. Dobbiamo essere felici o scontente? E come reagiamo se qualcuno ci dice che allora non dovremmo girare in minigonna? Troppa femminilità provoca il lato selvaggio dei molesti? Che limite dare alla femminilità? Come la doserebbe Morelli? Ma poi, diciamocelo, che diamine è la femminilità? Di chi? Per cosa? Un po’ come quando arriva qualcuno a dirci che la parola Donna ha un solo preciso significato coincidente con quanto scritto nel vecchio testamento.

Parliamo delle donne che ricoprono ruoli pubblici, ad esempio. Pensate che nelle aule del Parlamento le donne possano essere femminili, femminone, femminazze, femministe, un po’ come gli pare? Direi di no. Altrimenti come giustifichiamo i servizi “giornalistici” al lato b di quella o dell’altra deputata o ministra? Come giustifichiamo, anche in quell’ambito, il ricorso all’insulto sessista contro le donne? Come possiamo giustificare lo Sgarbi di turno che dà della troia alla parlamentare che non si inchina al suo cospetto?

C’è tanto da discutere. Voi che pensate?

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