Piove forte. Mi affaccio alla finestra per vedere se i gattini sono ancora in giro. Poco fa con il sole scorazzavano rotolandosi e rincorrendosi felici tra peperoncini e salvie del mio orto, piuttosto vicino alla casa. Buon segno. Cominciano evidentemente a fidarsi di noi. Ne intravvedo uno riparato alla bell’è e meglio sotto una foglia di ortensia. S’inzupperà senz’altro perché è mezzo dentro e mezzo fuori. La preoccupazione con questo tempo aumenta ancora di più. Stanotte tra diluvio e tuoni ho davvero dormito poco a saperli fuori nelle intemperie. Ma poco possiamo fare noi. Anzi stiamo facendo l’impossibile per dare a questa gatta randagia e a questi meravigliosi gattini una casa e un riparo sicuri. Qualcuno che li ami e li faccia crescere felici.

Noi ce li siamo trovati così, un mese fa circa, sotto le nostre ortensie. Quattro cuccioli, nati da poco, con lei guardiana diffidente. Il giorno prima non erano lì. Evidentemente li aveva spostati da poco in cerca di un posto tranquillo. Per noi da quel giorno è iniziata un’avventura surreale e dell’assurdo che ancora non vede una conclusione.

Lei, la gatta senza nome, il primo giorno si è allontanata per ore, forse in cerca di cibo. Temendo però che potesse accaderle qualcosa abbiamo deciso di nutrirla noi. E così tra un soffio e un altro e anche una bella graffiata a mio marito che le avvicinava un piattino, è rimasta qui. Qualche giorno e ha spostato di nuovo i figli portandoli chissà dove. Ci siamo sentiti sollevati, non lo nego. Ma niente. Eccoli di nuovo in fondo all’orto e messi al riparo questa volta in un posto inaccessibile. Tutti e quattro? Boh. Non potevamo saperlo. A occhio e croce no. E infatti un miagolio simile a un pianto comincia ad arrivare da un orto vicino. Tutta la mattinata così e anche il pomeriggio.

Intuisco che qualcosa non va. Non potevamo fare nulla perché la casa è chiusa da tempo e quindi non sapendo come risolvere ho cominciato a telefonare a enti e associazioni per avere indicazioni e consigli. La laconica risposta dei più è stata… non si preoccupi, ci penserà la madre. Ma non era così. Lo capivo dal fatto che lei continuava ad andare avanti e indietro disperata. Era chiaro che c’era un problema. Quando il pianto si è fermato, ho temuto il peggio. E’ morto, ho pensato.Ma a pomeriggio inoltrato, sento di nuovo un flebile lamento. Non c’è tempo da perdere.

Decido quindi che bisogna muoversi. Chiedo l’aiuto di un signore che è venuto ad abitare da poco qui e tentiamo un blitz. Quando si avvicina al miagolio lo sento dire… eccolo. Lo prende e poi fa… ma sono due. I due cuccioli, messi evidentemente in sicurezza dalla madre erano rimasti incastrati in un posto senza uscita. Da lì la sua disperazione. Le riportiamo trionfanti i due cucciolotti, uno nero con gli occhi verdi e l’altro bianco e nero simile a lei. E lei selvatica e diffidente pur soffiandoci, ci sembra grata. Eccoli dunque riuniti i quattro fratellini. Sono qui da allora. Li nutriamo e riempiamo di attenzioni mentre io cercando di dar loro un degno futuro, continuo a scontrarmi con chi dovrebbe fare il suo dovere e non lo fa.

Intanto ieri a nostre spese abbiamo fatto sterilizzare la gatta. Giravano troppi “Romeo” qui e non potevamo rischiare che facessero del male ai piccoli. Non l’avrei sopportato. Come non riesco a sopportare che chi fa proclami contro il randagismo poi se ne lavi le mani. Istituzioni in primis. Ancora piove e loro sono sempre lì sotto le foglie ad aspettare che qualcuno si muova e dia loro un degno riparo. Continuerò a raccontarvi questa storia, chiedendo anche a voi lettori un aiuto per risolvere davvero questa kafkiana realtà.

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