Dice il proverbio: sbagliando s’impara. E su una cosa sono d’accordo praticamente tutti i consiglieri regionali della Calabria: hanno sbagliato ad approvare una legge che nei fatti ripristinava il vitalizio. Il caso sollevato da Sono le Venti di Peter Gomez sul Nove e dal fattoquotidiano.it, ha costretto i politici di palazzo Campanella a fare marcia indietro: il 3 di giugno hanno convocato un consiglio regionale straordinario per abrogare il privilegio reintrodotto all’unanimità solo cinque giorni prima.

Ma guai a pronunciare quella parola – la parola privilegio – e soprattutto guai a chiedere le scuse ai consiglieri. “Solo ai calabresi dobbiamo delle scuse per l’errore commesso. Questa Assemblea non ha reintrodotto, né reintrodurrà mai, alcun privilegio già abolito”, sostiene il presidente del consiglio, Domenico Tallini di Forza Italia. Che poi se la prende con chi ha criticato lo “sbaglio” dei suoi colleghi, definendoli un “cartello di sciacalli”. Non fa i nomi, ma illustra la sua composizione: “Ex candidati a presidente della Regione, paladini dell’antipolitica, nostalgici della prima Repubblica, antimeridionalisti a pagamento”. Finanche “leader politici nazionali del centrodestra” e “giornalisti che si cimentano in fantasiosi racconti e gialli su manine che fanno proposte e poi scompaiono”. Tutti accomunati dall’imperdonabile colpa di aver criticato i vitalizi dei consiglieri calabresi.

Insomma, anche nel giorno del dietrofront con l’abolizione del ripristino del vitalizio, Tallini è tutt’altro che pacifico. “È stato un errore che il Consiglio riconosce e ripara”, è come il berlusconiano definisce quella legge che estendeva anche ai consiglieri decaduti (per qualsiasi motivo) la possibilità di incassare l’indennità di fine mandato, dopo avere pagato i contributi per una legislatura intera. In pratica anche con un solo giorno in consiglio c’era la possibilità d’incassare 720 euro lordi al mese al compimento dei 65 anni.

Venerdì, il consiglio regionale ci ha messo meno di due minuti a votare la legge proposta da Giuseppe Graziano dell’Udc che, alla richiesta del presidente Tallini di spiegare la norma prima di metterla ai voti, ha risposto: “Si illustra da sé”. “Non vedo dov’è lo scandalo: a fronte di 38mila euro di contributi versati in una legislatura, si maturerebbe un’indennità di fine mandato, a 65 anni, da 600 euro netti al mese”, aveva detto il berlusconiano poco dopo, rivendicando quella legge.

Dopo la cancellazione della norma, Tallini non modifica più di tanto i toni. “Con questa abrogazione – dice – non cancelliamo nessun peccato originale di cui vergognarci. Consentitemi di esprimere tutta la mia indignazione per l’ingiusto attacco concentrico basato su fake news, falsità e bugie inaccettabili. La più colossale fake news è il ripristino dei vecchi vitalizi che sono stati aboliti sin dal 2011, mentre la legge del 2019 ha consentito di rideterminare su base contributiva bel 189 assegni vigenti con un risparmio per l’ente di un milione e 249mila euro l’anno. Sono questi i dati inoppugnabili”.

Insomma: la colpa non è dei consiglieri calabresi che hanno approvato una legge senza leggerla (nella migliore dell’ipotesi), ma di chi si è permesso di avanzare critiche. “I profili di formale irregolarità non sono purtroppo emersi con la necessaria chiarezza nell’ultima seduta del Consiglio. La revoca è un atto doveroso e, nello stesso tempo, di responsabile umiltà da parte del Consiglio della Calabria capace di valutare errori, errori di analisi, errori di opportunità politica”, sostiene il presidente del consiglio regionale. Il fatto che quella norma fosse incostituzionale e in contrasto con quando deciso dal governo e dalla Conferenza delle Regioni, dunque, diventa un mero sbaglio.

Ma chi è dunque che ha portato quela legge in aula? Come è possibile che i consiglieri abbiano approvato all’unanimità una norma “per errore”. Francesco Pitaro, eletto con il centrosinistra e oggi presidente del gruppo misto, dice: “Il Consiglio regionale ha scritto una pagina oscena. Ci è stata rifilata una proposta di legge diversa da quella che ci è stata comunicata in conferenza dei capigruppo. Siamo stati leggeri, ma è giusto che i calabresi sappiano che si è trattato di un inganno. La mano di un furfantello ha elaborato quella proposta ed evidentemente aveva in testa l’interesse proprio”.

Dunque una “manina” ha modificato le carte in tavola inducendo i calabresi all’errore? Ovviamente il forzista Tallini nega l’esistenza di un complotto: “I complotti – dice – sono cose serie e organizzati da gente seria”. Poi aggiunge: “Oggi più che mai c’è necessità di un’operazione verità che restituisca dignità al Consiglio regionale della Calabria davanti a un’opinione pubblica disorientata dal disinvolto uso dell’arma della falsità”. Il presidente si riferisce per caso a un’indagine interna per capire chi ha ingannato i consiglieri come Pitaro? Neanche per idea: le falsità sono sempre le critiche avanzate nei confronti dei politici di Calabria. “Registriamo – spiega – una singolare convergenza di interessi di soggetti tra loro diversi ma accomunati tutti da sentimenti di rivalsa e persino dall’odio”.

La pensa allo stesso modo la capogruppo della Lega, Tilde Minasi, che se la prende con le “gratuite speculazioni sul tema sempre caldo dei vitalizi”. Secondo il capogruppo del Pd Domenico Bevacqua “abbiamo sbagliato, tutti”. “Oggi – dice il consigliere dem – correggiamo un errore. Facciamo in modo di non commetterne altri”. Persino l’ex candidato governatore di centrosinistra, Pippo Callipo, dice che il consiglio regionale ha dato “prova di una grande forza nonostante quello ché ne dicono tutti i ciarlatani che parlano su facebook o nelle televisioni da quattro soldi”. Il consigliere del Pd Nicola Irto, ex presidente del Consiglio, ragiona pensoso: “Qui resta un fatto, tra populismo e verità io scelgo sempre la verità e la trasparenza. Comprendo la reazione di molti calabresi. Non giustifico gli attacchi e il clima di odio“.

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