Da Atlanta alla California, fino davanti alla Casa Bianca. Per la terza notte consecutiva negli Stati Uniti dilagano le proteste per l’omicidio di George Floyd, l’afroamericano di 46 anni morto dopo esser stato immobilizzato dall’agente di polizia Derek Chauvin, ora arrestato e indagato per omicidio colposo. Una notte che si lascia alle spalle due vittime: a Detroit, in Michigan, un 19enne è stato ucciso da colpi d’arma da fuoco sparati da qualcuno all’interno di un suv in direzione della folla che stava manifestando, mentre a Oakland, California, un agente di polizia è stato ucciso e un altro è rimasto ferito.

Ancora saccheggi, negozi dati alle fiamme oltre a centinaia di arresti: più di cento a New York e Chicago, almeno 200 a Houston, in Texas e 400-500 a Los Angeles. Il Pentagono ha chiesto all’esercito di prepararsi a dispiegare unità militari a Minneapolis, un ordine estremamente raro per la Difesa americana. Intanto il governatore del Minnesota chiede “pace” e la famiglia di George Floyd vuole “un’autopsia indipendente” sul corpo del 46enne, dopo che i primi risultati riferiscono che l’uomo non è morto né per asfissia né per strangolamento.

L’autopsia – Secondo quanto si legge nel referto, “gli effetti combinati dell’essere bloccato dalla polizia, le sue preesistenti condizioni di salute (ipertensione arteriosa e problemi coronarici) e potenziali sostanze tossiche hanno contribuito alla sua morte”. Un esito contestato dalla famiglia che chiede un secondo esame indipendente e che si è quindi rivolta al medico legale Michael Baden. “La famiglia non si fida di nulla che arriva dal dipartimento di polizia di Minneapolis. La verità l’abbiamo già vista”, ha detto l’avvocato, Ben Crump, riferendosi al video diventato virale in Rete in cui si vede l’agente tenergli premuto un ginocchio sul collo per 8 minuti e 53 secondi mentre era a terra.

Casa Bianca assediata – Le proteste dilagano in tutto il Paese e sono arrivate fin sotto la Casa Bianca, dove centinaia di persone si sono radunate per chiedere giustizia e denunciare la brutalità della polizia. Per la residenza presidenziale Usa è scattato il lockdown totale, con i servizi segreti che hanno deciso di impedire l’accesso anche alla stampa dotata di ‘hard pass’. Momenti di tensione si sono verificati quando alcuni dei manifestanti hanno tentato di rimuovere una della barriere protettive che separavano la folla dalle decine di agenti del Secret service schierati. Questi ultimi hanno però provveduto a rimpiazzare subito la transenna e a contenere la folla, mantenendo la calma. Il sit-in è proseguito tutta la notte e, secondo quanto riportato dal Guardian, i manifestanti hanno lanciato acqua contro gli agenti dei Servizi segreti schierati. Alcuni sui social media denunciano, invece, l’uso dei lacrimogeni sulla folla.

Gli scontri negli Usa da Atlanta a Los Angeles – Violenti scontri si sono verificati anche ad Atlanta, in Georgia, dove il governatore Brian Kemp ha dichiarato lo stato di emergenza dopo che nella notte i manifestanti hanno attaccato il quartier generale della Cnn, lanciando oggetti contro gli agenti di polizia disposti all’ingresso della sede dell’emittente. A Louisville, in Kentucky, un altro giornalista è stato attaccato dalla polizia mentre raccontava le rivolte. Si tratta di una reporter di una tv locale che assieme al suo cameraman è stata presa di mira da un poliziotto che stava sparando proiettili con all’interno gas urticante al peperoncino. Ma le tensioni si sono verificate soprattutto a Minneapolis: nonostante l’arresto venerdì sera dell’agente Chauvin, centinaia di persone sono scese in strada ignorando gli appelli della polizia e delle autorità a restare a casa dopo la decisione di imporre il coprifuoco a partire dalle 20 di ieri sera. “Chiedo ai residenti di rispettare il coprifuoco e di andare a casa immediatamente – ha scritto in un tweet il governatore del Minnesota, Tim Walz -. Gli agenti devono rispondere alle emergenze, ripristinare l’ordine e garantire la sicurezza degli abitanti del Minnesota”.

A Los Angeles la polizia ha dichiarato illegale il blocco sull’autostrada intimando alla folla di disperdersi, negli scontri sono rimasti feriti due agenti. Proteste anche a Dallas, dove una folla di dimostranti di è riunita di fronte al quartier generale della polizia della città texana. Il sindaco, Eric Johnson, in un tweet ha detto di “comprendere la rabbia e condividere il dolore” per quello che è successo a Minneapolis che è “inaccettabile”. “Ma per favore rimanete pacifici”, ha concluso il democratico afroamericano. Anche il sindaco di Denver, Michael Hancock, ha condannato “le non necessarie, insensate, distruttive” violenza che si sono avute nella capitale del Colorado. “Ancora una volta le violenze di pochi oscurano le legittime richieste di giustizia”. Portland, in Oregon, è tra le oltre 20 città americane dove si sta protestando, con la polizia locale che ha dichiarato lo stato di rivolta ed ordinato ai dimostranti di disperdersi

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