Intesa Sanpaolo ha detto sì al prestito miliardario a Fiat Chrysler Automobile. Il via libera della banca era considerato da tutti poco più di una formalità, ma è comunque un passaggio fondamentale per il prosieguo dell’iter burocratico. L’ok di Intesa Sanpaolo è arrivato al termine del consiglio di amministrazione riunitosi questa mattina, che ha approvato la delibera relativa al finanziamento in favore di Fca Italy per un importo di 6,3 miliardi di euro, considerato il ruolo fondamentale del finanziamento stesso per la filiera italiana dell’automotive. La notizia è stata confermata da fonti finanziarie all’agenzia di stampa Ansa. Il via libera, tuttavia, non significa che il prestito ci sarà. L’efficacia della delibera, infatti, avverrà all’ottenimento della garanzia pubblica, riconosciuta da Sace, pari all’80% dell’ammontare e una volta completato l’iter contrattuale con Fca Italy. Tale garanzia, ottenuto parere favorevole da Sace, sarà oggetto di decreto del Mef e pubblicato in Gazzetta Ufficiale previa approvazione da parte della Corte dei Conti, così come previsto dal Decreto Liquidità dell’8 aprile scorso.

L’accordo per il finanziamento da 6,3 miliardi di euro, come detto, sarà con Fca Italy e sarà interamente dedicato alle attività italiane dell’azienda automobilistica. La finalità dell’operazione, secondo quanto si apprende dalle stesse fonti finanziarie, è quella di permettere a Fca Italy di retribuire i propri dipendenti, pagare i fornitori strategici per la produzione negli impianti italiani e mettere in sicurezza la realizzazione degli investimenti, in particolare quelli dedicati allo sviluppo e all’elettrificazione dei nuovi modelli in produzione nei vari impianti. Intesa Sanpaolo, una volta perfezionato il contratto di finanziamento e verificatesi le condizioni relative alla concessione della garanzia Sace, al fine di garantire il rispetto degli impegni assunti in particolare quelli relativi al pagamento dei fornitori strategici ha definito un meccanismo innovativo che prevede l’utilizzo di conti correnti dedicati per la retribuzione dei dipendenti, i pagamenti dei fornitori e il supporto degli investimenti, così da assicurare sostegno alla filiera.

Non è detto – anzi – che questa ‘garanzia sulla garanzia‘ metterà fine alle polemiche politiche nate dopo l’ufficializzazione della richiesta. Nei giorni scorsi, dopo il dibattito sull’opportunità di concedere la garanzia statale a una società la cui capogruppo ha sede in Olanda e si appresta a distribuire nel 2021 un dividendo straordinario da 5,5 miliardi, il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano aveva chiesto che il gruppo come segno di buona volontà “condivida con il governo italiano i suoi country by country report”, rapporti che contengono i dettagli su dove vengono realizzati gli utili e dove si pagano le tasse, “anche per rendere meno discrezionale, nel caso di una grande azienda, la scelta di offrire grandi garanzie pubbliche“.

Dal canto suo il ministro del Tesoro Roberto Gualtieri aveva assicurato che verranno “imposte condizioni molto rigide” tra cui il fatto “le risorse siano tutte utilizzate per il pagamento della filiera di fornitori in Italia” e la conferma di “tutti gli investimenti che si era impegnata a fare” nella Penisola e dei livelli occupazionali. Il testo del decreto Liquidità impone solo la “gestione dei livelli occupazionali attraverso accordi sindacali”: una frase vaga che di fatto non richiede il mantenimento dei posti di lavoro, ma solo la negoziazione con i rappresentanti dei lavoratori. Quest’ultima condizione, secondo quanto emerso in giornata, dovrebbe esser stata rispettata.

“Alla luce della conferma della fusione prevista per il 2021 tra Fca e Psa e vista la crisi del settore, in tutta Europa i principali governi, Francia e Germania, stanno intervenendo per mettere in sicurezza l’industria dell’automotive”, ricordano Michele De Palma e Simone Marinelli della Fiom-Cgil invitando il governo a convocare un incontro con i sindacati “sul futuro occupazionale dei lavoratori di Fca dell’automotive per sostenere l’innovazione e la produzione negli stabilimenti italiani” e a farsi “promotore di un piano presso l’Unione europea ed in particolare con il governo francese sul settore della mobilità”. “È un momento storico – aggiungono – lo Stato non lasci soli le lavoratrici e i lavoratori del settore”.

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