Il prestito di Stato da 6,3 miliardi richiesto da Fca, ex Fiat con sede legale in Olanda e quella fiscale in Gran Bretagna, divide la politica italiana. Se nel weekend erano iniziati i primi segnali, con il messaggio del dem Andrea Orlando perché “chi chiede aiuti riporti la propria sede in Italia”, i malumori dentro la maggioranza si fanno sempre più rumorosi. Se sabato 17 maggio, dopo la conferenza stampa sulle nuove aperture, era stato il premier Giuseppe Conte a cercare di placare le polemiche dicendo che“le fabbriche e i lavoratori risiedono in Italia”, oggi a parlare in difesa di Fiat Chrysler è stato il leader di Italia viva Matteo Renzi: “Il prestito è una buona notizia per l’Italia”, ha scritto su Facebook. “Evocare i poteri forti e i padroni è ridicolo“. Un chiaro riferimento al collega di maggioranza Orlando, che poco dopo, su Twitter, ha replicato: “Nessuno ha parlato né di padroni né di poteri forti bensì di sedi legali e fiscali, garanzie degli investimenti e dei livelli occupazionali e interessi, assolutamente legittimi, in gioco”. Intanto chi si è scontrato contro i renziani è stato l’eurodeputato Carlo Calenda: “Siete talmente appecoronati ai grandi gruppi che non riuscite neanche a fare un negoziato come Dio comanda”, ha scritto su Twitter. Per i 5 stelle, invece, ha parlato Vito Crimi: “Se qualcuno ritiene che sia necessario imporre ulteriori condizioni, avanzi una proposta: noi siamo pronti a sostenerla“. Il capo politico del M5s ha spiegato che: “Con Patuanelli siamo impegnati a fare in modo che la garanzia, concessa dal Mef sentito il parere del Mise, venga subordinata a una serie di condizioni come l’aumento degli investimenti già previsti, il mantenimento dei livelli occupazionali, il divieto di delocalizzazione futura”.

Lo scontro non riguarda solo la politica, ma coinvolge anche il mondo dell’informazione. Repubblica, giornale di proprietà della holding Exor che possiede anche Fca, domenica 18 maggio ha pubblicato una serie di articoli ed editoriali in difesa del prestito. Una scelta firmata dal nuovo direttore Maurizio Molinari, che ha spinto la redazione a scrivere un durissimo comunicato che però il direttore si è rifiutato di pubblicare (creando un precedente rarissimo). L’assemblea di redazione è riunita in queste ore per decidere come rispondere. Le acque non sono meno agitate sul fronte de la Stampa, quotidiano anch’esso di proprietà della holding Exor, qui il neodirettore Massimo Giannini, nel suo editoriale, ha criticato Orlando perché nel suo discorso di sabato ha parlato di rischi “di attacchi al governo da parte di centri economici e media”. Secondo Giannini “un’idea rozza” che offende “libertà e dignità dei giornalisti”. Una “calunnia”, chiude il direttore, “che non ci dovrebbe far meravigliare poi degli odiatori professionisti di Liliana Segre e Silvia Romano”. Un paragone che Orlando ha stigmatizzato sul suo profilo Facebook. “Secondo il direttore de La Stampa”, si legge, “poiché ho osato ipotizzare che alcuni soggetti dell’informazione potrebbero essere condizionati dagli interessi dei loro editori, nell’attuale fase politica, sarei praticamente alla stregua (poiché colpito dallo stesso virus, usa proprio questa felice e tempestiva metafora) di coloro che sui social linciano quotidianamente Liliana Segre e Silvia Romano. E questo a causa della rozzezza del mio ragionamento. Il suo, in effetti, è assai più raffinato”.

Lo scontro su Twitter Renzi-Orlando-Calenda
Per il leader di Italia viva il prestito a Fca non pone alcun problema: “Se Fiat Chrysler chiede un prestito alle banche da 6,3 miliardi per investire in Italia e tenere aperte le fabbriche questa è una buona notizia“, ha scritto su Facebook. “Evocare i ‘poteri forti’ e gli ‘interessi dei padroni’ è ridicolo. Fca chiede un prestito, alle banche, per investire, in Italia: che male c’è? Mi sarei preoccupato se non lo avesse fatto”. Secondo Renzi, il “prestito serve per fare investimenti in Italia, per tenere aperte le fabbriche in Italia. Capisco che difendere la Fiat non sia molto popolare e il trasferimento della sede in Olanda non piaccia ai più, ma in questa storia il nostro compito è difendere i posti di lavoro. E lo faccio volentieri, sia per la Fiat che per le altre aziende”.

La risposta del vicesegretario Pd Orlando è arrivata poco dopo: “Nessuno ha parlato né di padroni né di poteri forti bensì di sedi legali e fiscali, garanzie degli investimenti e dei livelli occupazionali e interessi, assolutamente legittimi,in gioco. Parliamo di questo. Se credi”.

Chi ha litigato con Renzi e i suoi, sempre su Twitter, è stato l’ex ministro e leader di Azione Carlo Calenda: “Siete talmente appecoronati ai grandi gruppi che non riuscite neanche a fare un negoziato come Dio comanda”, ha scritto. Poi, rivolgendosi all’ex premier, ha detto di volergli spiegare in parole semplici la questione: “1) Fca non ha mai rispettato il piano degli investimenti previsto per l’Italia; 2) avrebbe la liquidità per sostenere il gruppo ma la tiene nella capogruppo per distribuire un maxi dividendo pre fusione Psa; 3) quel maxi dividendo non verrà tassato; 4) nessuna casa automobilistica Ue tranne Nissan/Renault ha sede fuori dal proprio paese; 5) il programma Sace ha rilasciato 6 garanzie per 40 milioni. Ci sono migliaia di imprese con sede in Italia che aspettano 6) non serve a finanziare i fornitori ma a pagargli il dovuto. 7) siete talmente appecoronati ai grandi gruppi che non riuscite neanche a fare un negoziato come Dio comanda, 8) Repubblica che fino a ieri sosteneva la linea Landini vs Fiat (sbagliata) da quando è stata comprata da Elkann dipinge Fca come una onlus”.

Da Prodi a Landini, la richiesta di “più garanzie”
La questione lascia perplessi in molti a sinistra. L’ex premier Romano Prodi, intervenendo a In Mezz’ora nel weekend, ha dichiarato: “Parto da un fatto semplice. Fca non è più italiana, abbiamo un quarto del fatturato del gruppo in Italia, il resto è all’estero, ma è assolutamente legittimo finanziare imprese che sono localizzate in Italia, sia di proprietà straniera, sia italiana. Ma attenzione, se io dò dei soldi per fare una casa, devo sapere dove viene fatta, che progetto c’è. Devo, quindi, avere delle garanzie non solo che gli investimenti vengano fatti in Italia ma che anche gli altri soci facciano uno sforzo simile al nostro”.

Una posizione condivisa anche dal segretario generale della Cgil Maurizio Landini: “Tutti i prestiti alle imprese, come quello richiesto da Fca, devono avere delle condizionalità precise”, ha detto a L’aria che tira su La7, “che siano finalizzati, che non ci siano delocalizzazioni, che vengano garantiti i livelli occupazionali, che non si chiudano stabilimenti”. E ha concluso: “Mi fa un po’ sorridere che in Italia si sia aperta una discussione adesso su dove è la sede legale del gruppo Fca. La mia organizzazione dal 2013-14 l’ha sollevata, adesso si scopre dopo sei anni che esiste questo problema e che peraltro non riguarda solo Fca. Oggi deve essere un tema che affronta il governo, perché il problema riguarda tutta l’Europa e i paradisi fiscali”, ha detto Landini. “Dal mio punto di vista oggi il punto è che quei soldi, sotto forma di prestito che il gruppo ha chiesto, come vengono finalizzati, a cosa servono?”.

A Landini sembra rispondere a distanza Crimi. “La garanzia dello Stato, peraltro onerosa, che porterà entrate importanti nella casse dell’erario, è su una linea di credito aperta da un istituto bancario a favore di FCA Italia, la cui sede è in Italia”, dice il capo politico del M5s. “Inoltre – aggiunge – questa linea di credito potrà essere utilizzata esclusivamente nel nostro Paese per pagare i fornitori italiani: un indotto da quasi 10.000 piccole e medie imprese che danno 300 mila posti di lavoro. Ci siamo sempre battuti contro la delocalizzazione delle imprese italiane e per incentivare il rientro nel nostro Paese della produzione o della sede legale di quanti erano andati all’estero. È quello che stiamo facendo, anche adesso, con i fatti: questo significa lavorare nell’interesse del Paese”.

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