“Al 99% il campionato di Serie A riparte il 13 giugno“. Parola del presidente del Coni, Giovanni Malagò. La data del 13 giugno è stata indicata dall’assemblea della Lega Serie A e ad oggi manca solo il via libera del governo. L’Uefa infatti preme per avere informazioni dalle federazione “entro il 25 maggio”, mentre ieri il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, ha spiegato che “sono arrivati i rilievi del Comitato tecnico scientifico sul protocollo: quarantena delle squadre in caso di nuovi positivi, responsabilità dei medici sportivi, necessità che i tamponi non vadano a discapito dei cittadini”.

Parole che per Malagò significano che il riavvio del campionato è vicino. “Si sta facendo di tutto per ricominciare, per mettere in condizione il sistema di ripartire. Poi per sapere poi quante chance ci sono che il campionato finisca bisognerebbe avere la palla di vetro“, ha detto il presidente del Coni a ‘Non è un paese per giovani’ su Rai Radio2. Al termine della stagione regolare mancano 12 giornate, più i recuperi. Per arrivare ad assegnare lo scudetto ci vorrà circa un mese e mezzo.

Malagò ha poi sottolineato come “in Germania e in Inghilterra è stato fatto un accordo con i calciatori se le cose non riescono a chiudersi”. “Nel caso italiano l’obiettivo unico è quello di cominciare. E’ un questione culturale, del ‘partiamo e poi vediamo’, che io non ho, anche se a volte ha portato dei risultati”, ha spiegato il numero uno del Coni.

Sulla questione di come comportarsi in caso di positività di un atleta, se mettere in quarantena tutta la squadra o meno, Malagò ha detto: “Il mondo dello sport ha recepito una direttiva, non vorrei dire particolarmente stringente, ma che individua un percorso di coinvolgimento generale e non di creare una quarantena individuale. Ma questo è un tema che riguarda il Comitato tecnico scientifico con cui non ho mai interloquito. Non so perché hanno preso questa decisione, che mi dicono potrebbe essere anche rivista“. “Sono persone serie ed evidentemente hanno voluto dare una indicazione nell’interesse di tutto il sistema paese. Questa lotta fra medici non mi appassiona”, ha concluso a Radio2.

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