Raffaele Cutolo resta al 41bis nel carcere di Parma. La decisione era attesa da giorni, con tutta una serie di indiscrezioni che hanno popolato l’attesa. L’ufficialità è arrivata oggi: il magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia, Cristina Ferrari, ha rigettato l’istanza di sospensione della pena con trasferimento ai domiciliari avanzata per motivi di salute dalla difesa del boss, fondatore della Nuova Camorra Organizzata. L’istanza era stata presentata nell’ambito dell’emergenza Covid-19.

Secondo il magistrato “non sono ravvisabili” né i “presupposti obbligatori” perché è “insussistente una malattia grave” né di quelli facoltativi, ovvero l’impossibilità di terapie in carcere o di una “grave infermità” per cui il carcere possa aggravare le condizioni di vita di Cutolo. Non ci sono, si legge nel documento, i “presupposti di urgenza e gravità”, anche tenuto conto – ricorda il magistrato – “la condotta volontaria di rifiuto, manifestata dal detenuto a terapie, accertamenti e cure”. E il magistrato dà conto anche della risposta e dell’intervento rapido del Dap – a differenza di quanto avvenuto con il boss dei Casalesi, Pasquale Zagaria – che ha inviato 8 operatori socio-sanitari nel carcere parmense, dedicati anche all’assistenza a Cutolo, che garantiscono “presenza e monitoraggio costante” delle sue condizioni di salute.

Nel provvedimento di tre pagine, Ferrari ripercorre tutta la storia clinica del boss negli ultimi due mesi e l’assistenza ricevuta. Il fondatore della Nuova camorra organizzata, 78 anni, lo scorso febbraio era stato trasferito per un periodo dal carcere all’ospedale, in modo da garantire le migliori terapie perché alle prese con problemi respiratori. Una volta dimesso, dopo essere risultato negativo al tampone, e rientrato in cella a Parma, a fine marzo, scrive Ferrari, i medici del Programma Salute “davano conto della diagnosi di polmonite bilaterale”, del “netto miglioramento del quadro clinico” e del “categorico rifiuto” da parte del boss di “approfondimenti diagnostici”. Nonché di un “atteggiamento oppositivo” agli aiuti proposti per evitare cadute accidentali. E veniva proposta un’assistenza continua per la quale la direzione del carcere e il magistrato si sono attivati, chiedendo al Dap di trovare una struttura carceraria in grado di garantirla.

Da un lato l’amministrazione carceraria ha spiegato che non ci sono istituti penitenziari dedicati al 41bis in grado di offrire “standard più elevati” ma, dall’altro, il 27 aprile ha annunciato l’assegnazione di 14 operatori assistenziali alla struttura di Parma, otto dei quali sono entrati in servizio negli scorsi giorni. Mentre Cutolo aveva già ricevuto letto e materasso adatti alla sua situazione. Una rapidità di intervento da parte del Dap nel rispondere su un possibile trasferimento in altri istituti o nel rinforzo dell’assistenza medica all’interno del carcere che è risultata quindi tra gli elementi che hanno portato il magistrato di sorveglianza a decidere per il rigetto dell’istanza.

Così ad oggi, si legge nel documento, il livello di assistenza e cura è “costante” e le sue patologie “non appaiono esposte a rischio aggiuntivo” per l’emergenza Covid-19 poiché il regime del 41bis consente a Cutolo di “fruire di stanza singola, dotata dei necessari presidi sanitari” ed è “tutelante rispetto ai profili di promiscuità tipici di contesti comunitari”, tenendo conto anche che da anni il boss “ha rinunciato ai momenti di socialità” riducendo “di fatto i contatti interpersonali e le possibili vie di contagio”.

Memoriale Coronavirus

Giustizia di Fatto - Ottieni i i dossier e le informazioni più importanti per essere sempre informato su tutto ciò che avviene nell'ambito della Giustizia

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Foggia, ordigno sotto l’auto della moglie di un imprenditore: è il secondo attentato alla famiglia negli ultimi 15 giorni

next