Il programma di acquisti per l’emergenza pandemia (Pepp) lanciato mercoledì notte dalla Bce, con una potenza di fuoco da 750 miliardi che si aggiungono ai 360 già a disposizione, è di fatto uno scudo anti-spread senza condizionalità. Un “vero bazooka” che nel breve e medio periodo può sicuramente calmare i mercati, come dimostrato dal recupero di giovedì. Nel lungo termine però c’è ancora spazio e necessità di un intervento del Mes, il Fondo salva Stati, nella veste di acquirente diretto di titoli di Stato. E’ il giudizio di Lorenzo Codogno, ex dirigente generale al dipartimento del Tesoro che oggi guida Lc Macro Advisors, e dei principali analisti, che concordano nel parlare di un passo avanti sostanziale nello sforzo messo in campo per contenere gli spread – dopo lo scivolone fatto da Christine Lagarde giovedì scorso – e sostenere la liquidità delle aziende.

Perché il piano è convincente – Come nel caso del “Whatever it takes” di Mario Draghi, l’efficacia degli interventi di politica monetaria è sempre legata a doppio filo alla capacità di convincere i mercati che chi sfida la banca centrale è destinato a perdere. La cifra messa in campo, oltre 1.100 miliardi disponibili per i prossimi 10 mesi, da questo punto di vista lascia pochi dubbi. Non solo: vengono eliminati sia il limite che impediva di comprare più del 33% di ogni singola emissione sia quello che imponeva di limitare gli acquisti di titoli di un singolo Stato alla percentuale detenuta dallo stesso Stato nel capitale dell’Eurotower. Quindi, in caso di necessità la Bce può comprare proporzionalmente più Btp italiani rispetto a quanto le era consentito fino ad oggi. C’è anche un’eccezione per i titoli greci (esclusi dal primo quantitative easing). Infine: le parole, come si è visto la scorsa settimana, contano. Quelle usate mercoledì notte sono nette: il board “è pienamente preparato ad aumentare le dimensioni dei suoi programmi di acquisto e ad adeguarne la composizione, per quanto necessario e per tutto il tempo necessario“. E Lagarde ha aggiunto che “non ci sono limiti all’impegno della Bce nei confronti dell’euro”.

Codogno: “E’ un Omt senza condizionalità. Ma serve anche il Mes” – “Ora arriva il vero bazooka. La Bce è tornata”, ha scritto Codogno in un commento pubblicato mercoledì notte e seguito da un’analisti approfondita. Secondo l’economista, che da giorni auspica un intervento del Mes per aprire la strada all’uso dello “scudo anti spread” lasciato pronto da Mario Draghi (in gergo Outright monetary transaction), la mossa appena annunciata è “nei fatti un Omt senza condizionalità”. Perché è rivolto a tutti i Paesi della zona euro e non a un singolo Stato, quindi non c’è stato bisogno di firmare alcun memorandum. Il nuovo bazooka “sarà prevedibilmente utile nel contrastare i rischi alla trasmissione della politica monetaria (limitando l’allargarsi degli spread) e assicurare che tutti i settori economici possano beneficiare di condizioni finanziarie accomodanti”. Tuttavia “c’è ancora bisogno di finanziamenti a tassi bassi”. Per questo, secondo l’economista, serve un secondo canale di azione che passa appunto per l’attivazione del Mes, “che ha una capacità inutilizzata di 410 miliardi di euro” e che oltre ad attivare linee di credito precauzionali può anche intervenire sul mercato dei titoli di Stato comprando fino al 50% delle nuove emissioni. Vale a dire che potrebbe assicurare la buona riuscita delle aste di debito pubblico necessarie per finanziare le misure per rispondere all’emergenza. E questo “all’interno della cornice di governance oggi esistente”.

Cottarelli: “La Bce potrà comprare titoli italiani per 215 miliardi” – Secondo Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’università Cattolica, con il nuovo programma la Bce potrà acquistare “fino al 66% delle nuove emissioni di titoli di Stato italiani da qui a fine anno”. Quindi, tenendo conto dei titoli in scadenza e del nuovo deficit che “ipotizzando una caduta del Pil del 2% nel 2020 potrebbe salire fino a circa il 5%”, secondo l’economista l’Italia dovrà emettere titoli per circa “325 miliardi” e la Banca centrale potrà acquistarne “circa 215 miliardi”.

Per Morgan Stanley è il whatever it takes che i mercati volevano – Il nuovo quantitative easing pandemico “suona come il ‘whatever it takes’ che i mercati speravano”, commenta Morgan Stanley in un report. “Lo vediamo, insieme alla liquidità procurata da Ltro e Tltro, quale significativo freno alla crisi, con l’economia supportata anche dagli interventi fiscali. Segna in un modo molto più forte l’impegno della Bce ad evitare il rischio di una depressione significativa o di un’ulteriore frammentazione finanziaria nell’area dell’euro”.

Gli analisti: “110 miliardi al mese di acquisti, cifra adeguata” – Con il nuovo Pepp “il pacchetto di acquisti mensile raggiunge circa 110 miliardi, un ammontare che riteniamo adeguato per poter contenere l’allargamento degli spread di queste settimane”, commenta in una nota Luigi de Bellis, co-responsabile dell’ufficio studi Equita. D’accordo Paul Markham, gestore azionario globale di Newton IM (BNY Mellon Investment Management), secondo cui “ha contribuito a calmare i mercati nell’immediato” e “potrebbe non essere l’ultimo stimolo monetario messo in atto dalla Bce e dalle banche centrali, ma è certamente un passo positivo per ora”. Ludovic Colin, che guida i Global Flexible Bonds di Vontobel Asset Management, parla in positivo di “bazooka fiscali e monetari che vengono lanciati sul mercato, con ulteriore potenza di fuoco ancora da dispiegare. Questo viene fatto in anticipo e in modo ampio e coordinato“, a differenza di quanto avvenuto dopo la crisi del 2008.

“Le azioni fiscali coordinate dei governi – aggiunge l’analista – significano che una volta che gli aerei ricominceranno a volare e i ristoranti riapriranno, non dovremmo vedere un effetto domino del fallimento nelle imprese. Il risultato potrebbe essere una ripresa rapida, in quanto la gente avrà ancora posti di lavoro, avrà ancora soldi e l’economia continuerà a lavorare. Non si tratta di un “se” ci sarà la ripresa, ma di un “quando”. Tutto dipende dal picco di diffusione del virus”.

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