Su Twitter si definisce “solo un rapper, ma di quelli d’una volta”, ma Frankie hi-nrg mc è molto di più. Sui social c’è chi ama le sue parole, le sue opinioni su politica e società. Un artista che non si tira mai indietro. Frankie hi-nrg mc a FqMagazine dice la sua sul momento difficile, che il mondo dello spettacolo sta vivendo a causa del Covid-19. Il rapper invita il governo a inserire nel prossimo decreto misure concrete, invita la gente a capire che dietro uno show ci sono centinaia di persone che lavorano e hanno una famiglia, e infine auspica che in Italia si punti tutto sul patrimonio culturale, “solo così si salva il Pil”.

Hai partecipato all’appello di Fiorella Mannoia, Laura Pausini e tanti altri colleghi al governo per tutelare i lavoratori più deboli. Quali le prospettive?
Purtroppo non sta a me definire le tempistiche. Ho voluto condividere un appello per stimolare il governo, il premier e il ministro della Cultura con il fine di poter focalizzare l’attenzione – per la prima volta – al mondo della musica e dello spettacolo, non alle branche del mondo del cinema, della lirica o delle arti alte, che da sempre e storicamente godono di una attenzione particolare da parte dei governi. Esiste un altro mondo fatto di tecnici e operatori, che rendono possibile gli spettacoli e che ora sembrano invisibili agli occhi della politica, ma vorrei dire che sono stati invisibili anche negli anni scorsi. Un universo di lavoratori che riguarda non solo i tecnici, ma anche le piccole compagnie composte da attori, che non solo non hanno la fortuna di esibirsi alla Scala di Milano, ma non hanno alcun tipo di ammortizzatore sociale e vivono di partite Iva. Siamo stati la prima categoria a fermarci a causa del Covid-19 e saremo gli ultimi a ripartire.

Perché è importante alzare la voce?
Agli occhi del governo e anche di parte dell’opinione pubblica, non si ha la minima idea di come funzioni il mondo dello spettacolo. Ci sono persone che sono convinte che sia responsabilità di un cantante pagare gli stipendi di chi monta il palco.

Ti riferisci alle polemiche, dopo il giusto appello di Tiziano Ferro?
La gente non lo ha capito. Non si è nemmeno spiegato male, sono andato a riascoltare il suo intervento. Lui ha semplicemente detto ‘ragazzi, non possiamo essere noi a decidere, il governo deve dare risposte e date concrete’. Un po’ come ha dichiarato anche il presidente della FIGC Gravina che ha affermato, più o meno: ‘Non voglio essere il becchino del calcio italiano, se il governo decide che il campionato si deve fermare, mi toglie una patata bollente’. Si tratta di responsabilità e poi di piano di attacco. Invece siamo qui, fermi, ad aspettare, che siano i singoli a risponderne con il rischio e la conseguenza di muovere cause e processi.

Come risponderà il governo, secondo te?
L’altra sera da Gramellini ho visto l’intervista al ministro della Cultura Franceschini. Il suo era tutto un ‘vedremo, faremo’. Io capisco che è difficile e dura per tutti, ma ho avuto l’impressione che ci fosse un ministro gonfiabile, pompato il tempo della sua ostensione e poi ripiegato, come un canotto e riposto al suo ministero. Qui parliamo di settori della cultura dilaniati, ci sono lavori che coinvolgono migliaia di persone, di professionisti, di gente che si fa il culo e rischia la vita a fare i lavori nel mondo dello spettacolo. Pensiamo anche a quelli che lavorano con l’elettricità o che sfidano la forza di gravità in cima alle impalcature per montare quel cazzo di faro. La speranza è che qualcuno si accorga di tutto questo. Proprio, come ha invitato a fare lo scrittore Stefano Massini, con il suo bellissimo monologo a ‘Piazzapulita’ che mi ha emozionato. Ad esempio, su Spotify non sentiamo solo il cantante e la sua canzone, ma il prodotto del fonico, del suono della chitarra costruita da una ditta, importata, trasportata, accordata da un accordatore e via dicendo. C’è un sacco di gente che transita, dietro un prodotto. Questo era il senso.

Secondo le stime di Assomusica, a fine stagione estiva ammonteranno a circa 350 milioni di euro le perdite per il solo settore del live. Cosa si potrà fare?
C’è chi dice che solo per la ripresa dei concerti dovremo aspettare 18 mesi. Molte persone saranno costrette a cambiare mestiere, altri dovranno cambiare le loro specificità. È assurdo perché abbiamo bisogno di loro. Ve ne siete anche accorti durante le dirette Instagram o in alcune performance incise a casa. Si sentono di merda! La mancanza del fonico si sente, il suo è un apporto fondamentale. E non solo il suo…

Sei ottimista per il prossimo decreto governativo? Saranno accolte le dieci proposte delle associazioni della musica?
Sì, volendo essere ottimisti. Volendo essere realisti, chissà… Chissà se si troverà spazio e se non ci sarà una supercazzola con il ministro di turno, che farà spallucce. In Italia la cultura dovrebbe rappresentare il 70% del Pil. Arte, cultura e turismo devono essere valorizzati, invece sono vittime di logiche da rapina. Laddove c’è un tentativo di valorizzare qualcosa, si viene vampirizzati e i fondi vengono consegnata a entità maggiori, come ad esempio per la cementificazione dei litorali. Dovrebbe esserci un ministero separato sia per lo spettacolo, che cultura e turismo. Abbiamo abolito tutto per referendum. Assurdo. Preferisco essere ottimista e non realista, ci sarà una modalità di sopravvivenza per chi campa del lavoro dello spettacolo.

Su Twitter hai scritto, commentando l’operato della Regione Lombardia, “non c’è spazio per gli incompetenti nella vita di una nazione”. Questa pandemia farà pulizia?
No. Ci sarà un cambio di incompetenza nei posti strategici, dove ognuno siederà con le proprie incompetenze. Una quantità enorme di violente cazzate hanno pregiudicato e pregiudicano la vita di intere Regioni. Vorrei ricordare agli elettori che non basta attaccare il politico di turno (che spesso farebbe bene a stare zitto) oppure liquidare tutto con una battuta e scappare. Bisogna ricordare tutto, segnarselo e quando saremo chiamati a votare esprimere il nostro pensiero.

(Foto di Damiano Andreotti)

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