Il mondo della discografia aspetta alla finestra, così come le agenzie live e gli addetti ai lavori del mondo dello spettacolo. Tutti in attesa delle decisioni che prenderanno il governo e il comitato tecnico-scientifico sul contenimento e sul piano di ripresa delle attività. In un clima di incertezza, si fanno largo alcune prospettive concrete per il futuro. Proprio come ha dichiarato a FqMagazine l’assessore alla Cultura del comune di Milano Filippo Del Corno: ingressi ai concerti contingentati, scaglionati ad orari e capienze ridotte. Oltre al fatto che gli eventi live previsti slitteranno inevitabilmente al 2021.

Nel frattempo gli artisti si mobilitano per chiedere risposte al più presto da parte del governo, anche per tutelare i lavoratori più fragili della filiera dei concerti. E dietro le star della musica si muovono i manager che cercano di capire e seguire le evoluzioni di un lavoro che cambia di giorno in giorno: molti navigano a vista, altri pensano già ad alternative valide per il ritorno sul campo. Intervengono a FqMagazine Paola Zukar (manager di Marracash, Fabri Fibra e Clementino), Gabriele Parisi (manager di Nek e Fiorella Mannoia), Michele Torpedine (Il Volo), Fabrizio Giannini (Tiziano Ferro) e Giacomo Sabatino (Alessandra Amoroso).

Non sappiamo nulla di quello che accadrà. Pensando ai concerti, formalmente sono ancora in piedi, il governo ha dato come termine per il lockdown il 3 maggio. – afferma Fabrizio Giannini – Con Tiziano Ferro abbiamo la prima data del tour il 31 maggio, quindi ogni giorno che passa le nostre speranze diminuiscono. Sembrerebbe comunque impossibile pensare agli stadi questa estate: è una sensazione assurda per noi, perché da un lato vorremmo crederci e dall’altra ci rendiamo conto che è una situazione inimmaginabile. Sono molto contento che Tiziano abbia lanciato il sasso con la sua provocazione da Fabio Fazio e che in tanti lo abbiano seguito dopo. Sta succedendo qualcosa ed è importante chiarire, perché questa chiarezza è d’aiuto non solo per gli artisti ma anche per i fan che, ancora oggi, continuano a comprare biglietti. Io ricevo i rendiconti dei biglietti venduti e mezzo milione di persone hanno già il loro posto per i concerti negli stadi di Tiziano. Si chiedono risposte anche per tutte le persone che lavorano dietro le quinte: dai facchini ai magazzinieri, passando per i direttori delle luci e le persone che consentono all’artista di salire sul palco. Dietro c’è un lavoro impensabile e lunghissimo, noi progettiamo il tour da un anno e lo facciamo ancora oggi. Bisogna tutelare i lavoratori più fragili, per capire come e quando possiamo ripartire. Nel calcio si fanno varie ipotesi, la Federazione discute su date e compromessi. Addirittura gli impianti balneari chiedono chiarimenti. Ma sulla musica, non si sa nulla. La musica tutti la vogliono e la cercano: in queste settimane arrivano richieste di aiuti, dirette Instagram, iniziative lodevoli e che hanno portato benefici come quella di Fedez e Ferragni. Quando è la musica che chiede aiuto, ecco che non risponde nessuno. Siamo consapevoli che ci sono delle priorità, ma anche questi sono temi importanti”.

Lo streaming può essere una strada percorribile, in attesa di rientrare nei palazzetti o negli stadi? “A me personalmente lo streaming acustico solo chitarra e voce annoia. – spiega – C’è anche da dire che la musica in tv non funziona, perché la gente vuole andare ai concerti. Un altro discorso va fatto per lo streaming del concerto di Bocelli al Duomo di Milano. Una cosa molto bella, ma unica. Quante se ne possono fare di queste operazioni?”. “Per la fase 2 della discografia ci sarà voglia di riscatto. – conclude Giannini – Per ora la testa della gente è altrove, si sveglia alla mattina, aspetta il bollettino della Protezione Civile delle 18, sperando che succeda qualcosa. La musica è un momento di distrazione e spero e che appena finirà questa fase, riparta un po’ tutto. Lady Gaga ha posticipato il suo disco e penso anch’io sia giusto non farli uscire ora. In generale, economicamente andremo incontro a un periodo di crisi, comprese le vendite del supporto fisico. Bisogna ripartire, cambiare le regole, anche perché emotivamente e psicologicamente ne usciremo fra un po’ di tempo”.

Paola Zukar è convinta che “il mondo discografico cambierà molto, ma non verrà stravolto come accadrà a quello dei live. Due dimensioni che sono connesse, se si pensa che Marracash ha posticipato tutto. Il disco ‘Persona’ era strettamente legato alla dimensione live. C’è chi parla ora di primavera 2021 o addirittura dell’estate 2021 per la ripresa. Di certo il 2020 ce lo siamo giocato così, in questo limbo d’incertezza. Si è bloccato tutto, progetti nuovi, dischi, nemmeno Amazon ha distribuito più album perché, giustamente, erano concentrati nella distribuzione di beni di prima necessità. Tiziano Ferro ha tirato in ballo un concetto giusto. Ovvio che sanità e concerti hanno due pesi diversi, ma è sbagliato dire che il mondo che ruota attorno al live sia superfluo. Allora tutto è superfluo! Tranne mangiare e sopravvivere. Una cosa è certa, questo momento ci porterà a fare un’opera di grande pulizia. Lo ha detto anche Giorgio Armani per la moda, levare il superfluo”.

La prospettiva futura sembra essere legata al vaccino: “Siamo costretti ad aspettare. La vera variabile è il vaccino, ci vorrà un anno proprio per averlo a disposizione. Le entrate contingentate, le distanze di sicurezza, le capienze ridotte, per i live per me non hanno senso. I concerti sono, di fatto, luoghi deputati agli assembramenti, se dovesse miracolosamente arrivare questo vaccino prima, è chiaro che le cose si capovolgerebbero: si è immuni e quindi riapriremmo i concerti, come prima”.

La discografia, in questo momento, potrebbe aiutare alcune fasce di artisti. “Questo è un buon periodo per gli esordienti e per le etichette indipendenti, per proporre i loro progetti che sono meno costosi e meno rischiosi da pubblicare, in un momento così. Giusto che se la giochino bene, se hanno delle buone carte in mano. – dichiara Paola – Nel momento in cui si tornerà alla riapertura dei negozi di dischi, si potrà pensare a ri-programmare il lavoro. Ci sono un sacco di artisti in ballo con progetti costosi, in attesa di uscire. Pubblicare in questo momento un disco è una follia, a livello di costi e ricavi”.

Anche Gabriele Parisi è certo che non sarà più come prima: “Cambierà tutto. In questo momento è l’unica cosa di cui siamo certi. Non è detto che cambi in peggio. Questo è un periodo difficile per il nostro settore perché siamo fermi dal punto di vista commerciale, e non ci possono che essere disagi grossi per tutti. Tra sei mesi bisognerà essere molto bravi ad accettare nuove opportunità. Nei momenti di crisi vera nascono nuove prospettive, allora dovremo essere bravi noi ad accoglierle“. “In questo momento la cosa che più preoccupa, – aggiunge Parisi – è la salute e proteggerci. Dovremo rispettare le regole. Non possiamo ancora confrontarci per davvero su quello che potrà essere. Se penso ai live penso a un momento di aggregazione. Fondamentalmente, la differenza tra musica trasmessa da un buon impianto e un vero concerto, la fa il pubblico. In questo momento, se devo pensare allo streaming di live da una location “sicura”, come ad esempio una sala prove, mi viene un po’ di tristezza. Anche se forse quella strada potrà forse sembrare la più percorribile”.

Ma la musica non si ferma. “Con Nek abbiamo fatto una scelta ben precisa tra due strade commerciali. – conclude – Da una parte quella di fermarsi e di aspettare, aspettando di capire cosa accadrà nei prossimi mesi, soprattutto per la distribuzione fisica, considerando che la fanbase di Nek è molto legata al supporto fisico, anche per una questione di target. Dall’altra, la strada che invece abbiamo deciso di percorrere: uscire subito con l’inedito ‘Perdonare’, con un album che arriverà già il mese prossimo, al netto di tutto. Come potrà andare oggi non possiamo saperlo, lo scopriremo, ma abbiamo deciso di andare avanti. Un artista pop deve fare musica pop, regalare canzoni al pubblico, proporre la musica nuova che sente il bisogno di creare, anche in periodi come questi. La gente ha sempre desiderio di intrattenimento. L’idea di fermare tutto non ci sembrava corretta, per il pubblico, ma anche per tutta la ‘macchina”, per un intero ‘movimento’ musicale che si merita, per quanto è possibile di questi tempi, di andare avanti”.

Michele Torpedine si spinge ancora più in là sul futuro. “Stiamo vivendo in un momento di terrorismo, con il pensiero fisso che, quando usciremo da questo tunnel, dovremo fare qualcosa di nuovo. – spiega – Il post pandemia sarà un colpo di grazia anche per gli eventi live. La fortuna vuole che Il Volo ha qualcosa da proporre di vero, che è quello che cerca la gente oggi, la pulizia della musica. Con i ragazzi avevamo in ballo tantissimi progetti legati a un tour internazionale tra Giappone e America del Sud. In America del Nord siamo riusciti a mettere a segno 20 delle 23 date previste, poi la situazione ha naturalmente costretto tutti a tornare in Italia. Cosa accadrà nel frattempo? Il grande evento di Bocelli trasmesso in streaming al Duomo di Milano ci suggerisce una strada nuova da sviluppare. La nostra forza è il live, la discografia ormai è morta tranne per quei grandi artisti internazionali, da Bruno Mars ad Adele”. La testa è già alla ‘fase 2’, come afferma Torpedine: “Appena si potrà tornare a regime, sicuramente fisseremo i primi incontri con la Sony italiana e internazionale. Sarà necessario ragionare sul repertorio per una uscita discografica. Il nostro vantaggio è che viviamo di un repertorio nazional-popolare e d’opera amatissimi dal grande pubblico. Basti pensare al successo della replica in prima serata di Rai Uno del grande evento de Il Volo all’Arena di Verona che ha doppiato lo show di Adriano Celentano”.

Giacomo Sabatino fa una riflessione su presente e futuro: “Risulta abbastanza difficile fare un discorso sul progetto di Alessandra Amoroso, in questo clima di incertezza, non avendo una prospettiva definitiva di mercato. Ale ha un pubblico con il quale ha costruito un rapporto, fatto di contatto e relazione. Il mercato del supporto fisico per ora è assente, la distribuzione Amazon è ferma sui dischi. Insomma navighiamo a vista, ma valutiamo anche alternative ed opportunità che ci offre la tecnologia. C’è anche il grosso problema della persone e dei professionisti, i tecnici , la produzione, tutte figure che lavorano ai live che sono appesi a un filo. Bisognerà anche capire come ci si muoverà e che garanzie di lavoro avranno”. Nel periodo di transizione, lo streaming dei concerti può essere una soluzione? “Può essere un percorso di passaggio fino a quando si potrà tornare a lavorare nei palazzetti e negli stadi.- conclude – Penso che la musica debba essere messa al servizio del pubblico: in questi giorni in molti si sono rifugiati nei successi del passato, con la prospettiva di alleggerire il momento che stiamo vivendo. Bisognerà quindi dare anche un contenuto che possa dare valore a tutte le cose che siamo riusciti a comprendere in questo periodo, con l’obbiettivo di dare al pubblico un prodotto di qualità e soprattutto che contenga novità. La gente vuole evasione e leggerezza”.

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