In attesa del decreto di aprile e dei provvedimenti per la Fase 2 post Covid-19, la filiera imprenditoriale della musica, dei live, le case discografiche e degli editori musicali, passa all’attacco elaborando un piano condiviso in dieci punti per ripartire prima possibile con certezze e recuperare perdite per migliaia di euro. AFI, Anem, Assomusica, FEM, FIMI e PMI hanno comunicato il piano al presidente del consiglio Conte ed ai ministri dei beni cuturali e dell’economia Franceschini e Gualtieri per salvare un settore che, secondo i dati di Italia Creativa, raccolti da EY, vale quasi cinque miliardi di euro, occupando oltre 169mila persone.

Il governo ha adottato alcune misure con lo scorso decreto Cura Italia. Misure che sono risultate essere solo parzialmente utili per imprese e lavoratori del settore musicale. Sono stati istituiti due fondi, a sostegno dei settori dello spettacolo, del cinema e dell’audiovisivo. Tali fondi non includono le imprese musicali, e in particolare produttori fonografici ed editori musicali. Sono stati presentati diversi emendamenti non accolti per estendere tale stanziamento al settore musicale. Anche i 600 euro previsti per i lavoratori dello spettacolo a partita Iva non coprono tutte le realtà di lavori a chiamata e quindi a intermittenza.

Per questo, tutti le associazioni hanno deciso di fare delle proposte concrete, riassumibili in dieci punti. L’aumento del fondo emergenze a 200 milioni e l’elaborazione di criteri oggettivi per la ripartizione del Fondo Emergenze per i settori culturali colpiti dalla pandemia. Un contributo a fondo perduto per i mesi “sfumati” a causa del lockdown. Sospensione di tasse e contributi per le industrie del settore musica per l’esercizio 2020, posticipando le contribuzioni con un meccanismo di rateizzazione pluriennale. Estensione della durata dei voucher da 12 a minimo 18 mesi per i concerti annullati. Creazione di un bonus cultura per le famiglie, estendendo l’attuale bonus per i diciottenni. L’Iva al 4% per la musica e lo spettacolo, così com e avviene per i libri. L’annunciato reddito di emergenza deve coinvolgere anche figure anomale, contratti a chiamata e precari del settore dello spettacolo ad oggi non ricompresi nell’articolo 38 relativo all’indennità ai lavoratori dello spettacolo, articolo che ha introdotto troppe variabili e che esclude molti lavoratori. Revisione delle pendenze erariali per gli organizzatori di spettacoli dal vivo per appianare tutte le asimmetrie nell’applicazione dell’Iva sugli spettacoli dal vivo. Apertura di un tavolo tecnico di confronto con il Comitato tecnico-scientifico e la task force presieduta da Vittorio Colao con la presenza di una rappresentanza delle Associazioni in grado di fornire indicazioni sugli strumenti di controllo e prevenzione da adottare in futuro. In questa sede dovranno anche essere studiati sistemi per la formazione del personale di sicurezza sull’utilizzo delle strumentazioni, come il termoscanner, per la ripresa dell’attività dei concerti live. Infine, certezza sui tempi per la ripresa delle attività ai fini di una efficace program m azione dei lavori.

Queste proposte sono state allegate anche ai dati certi e incontrovertibili che testimoniano la grande crisi in cui versa tutto il settore. Le vendite di prodotto, fisico tra cd e vinili, sono crollate di oltre il 70% tra marzo ed aprile (dati forniti da FIMI) e anche il digitale, a causa della contrazione di novità in uscita – per l’impossibilità di presentare novità e per la chiusura delle sale di registrazione – non è in grado di compensare il declino generale. Perdite previste per 100 milioni di euro solo nel 2020. Il fermo delle attività ha prodotto in poche settimane effetti catastrofici sull’occupazione del settore con centinaia di migliaia di musicisti, tecnici e altre figure di fatto senza attività.

Secondo le stime di Assomusica, a fine stagione estiva ammonteranno a circa 350 milioni di euro le perdite per il solo settore del live. A questo danno vanno aggiunte poi anche le perdite legate all’indotto, che l’Associazione stima in circa 600 milioni di euro. A livello di economia del lavoro, solo per gli eventi di musica popolare contemporanea lavorano circa 60mila persone, famiglie e imprese che necessitano di uno sforzo e un supporto finanziario straordinario e duraturo da parte delle istituzioni.

Infine il potenziale danno per gli autori e per gli editori musicali è stimato da Siae – in termini di mancati incassi per diritto d’autore, per il 2020 – in circa 200 milioni di euro, cifra destinata a crescere esponenzialmente in base alla durata dell’emergenza sanitaria ed in base alle tempistiche di graduale riapertura delle diverse attività.

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