Senza denari non si cantano messe. Ne è ben consapevole il Vaticano che è già corso ai ripari per tentare di arginare l’inevitabile recessione economica dovuta alla pandemia di coronavirus. Soprattutto considerando che i Musei Vaticani, la maggiore entrata del Governatorato, l’ente che amministra lo stato più piccolo del mondo, sono chiusi dal 9 marzo 2020. Le contromisure, abbastanza severe, che ilfattoquotidiano.it ha letto in anteprima, sono già scattate. A iniziare dalla “drastica riduzione dei costi delle consulenze” alla “sospensione, ove possibile, dei contratti a tempo determinato”. Dal “blocco di promozioni e nuove assunzioni” alla “cessazione di prestazioni di lavoro straordinario, salvo imprescindibili motivi istituzionali, da attuarsi attraverso la flessibilità di orario o turnazioni”.

Ma anche il “ricorso a ferie residue e monte ore in eccedenza accumulato, avvalendosi eventualmente anche delle ferie dell’anno in corso”. La “composizione di un monte ore negativo costituito dai giorni di assenza dal lavoro, laddove, a causa delle mansioni svolte correttamente dal dipendente, l’attività delocalizzata non è realizzabile”. E, inoltre, “l’annullamento, nel corrente anno 2020, di tutti gli eventi, ivi inclusi congressi, convegni, mostre, fiere etc.”. La “cancellazione di tutti i viaggi e trasferte di lavoro” e la “sospensione di tutti gli acquisti previsti per arredi e suppellettili”.

Provvedimenti che, spiega il Vaticano, “dovranno orientare la gestione economica di tutti gli organismi nei prossimi mesi”. Decisioni contenute in una lettera firmata dal presidente e dal segretario del Governatorato, il cardinale Giuseppe Bertello e il vescovo Fernando Vérgez Alzaga, indirizzata a tutti i direttori e ai capi ufficio dello Stato. In essa si legge che “l’attuale emergenza sanitaria Covid-19 sta avendo a livello globale serie ripercussioni e, le avrà ancora di più nei prossimi tempi, anche sulla realtà economica e finanziaria della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. Seppur non siano certi i tempi della inevitabile retrocessione economica, i superiori della Santa Sede e del Governatorato, nell’ambito di riunioni periodiche sul tema economico-finanziario, sono ben consapevoli che sarà necessario un periodo non breve per una piena ripresa delle attività, sia degli organismi/enti della Curia romana, sia delle direzioni/uffici del Governatorato”.

I vertici del piccolo Stato sottolineano che “durante tutti gli incontri tenuti è stata sempre ribadita la suprema volontà di garantire il mantenimento dell’occupazione ed il pagamento delle retribuzioni di tutti coloro che sono al servizio della Santa Sede e del Governatorato, in particolare di coloro che hanno famiglia a carico, e di assicurare l’aiuto alle persone in necessità e alle Chiesa più bisognose”. Eppure tra i dipendenti del Vaticano i malumori sono già iniziati. Nei sacri palazzi c’è anche chi sottolinea l’inopportunità di provvedimenti così drastici in un momento già così fortemente segnato da grande precarietà e incertezza per i lavoratori dello Stato.

Non è un caso, dunque, se il Papa, nel messaggio pasquale Urbi et Orbi, ha sottolineato come “per tanti” quello della pandemia “è anche un tempo di preoccupazione per l’avvenire che si presenta incerto, per il lavoro che si rischia di perdere e per le altre conseguenze che l’attuale crisi porta con sé”. Posizione che è tornata anche nella lettera ai movimenti popolati nella quale Bergoglio ha scritto: “Forse è giunto il momento di pensare a una forma di retribuzione universale di base che riconosca e dia dignità ai nobili e insostituibili compiti che svolgete; un salario che sia in grado di garantire e realizzare quello slogan così umano e cristiano: nessun lavoratore senza diritti”. Parole che hanno trovato il plauso del fondatore del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, che le ha rilanciate integralmente sul suo blog.

Twitter: @FrancescoGrana

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