26 racconti, 26 sguardi su questi giorni sospesi, per raccontare, interrogarsi e capire”. Andrà tutto bene (Garzanti), in vendita dal 9 aprile in tutti gli store online come ebook, è uno dei primissimi elaborati letterari di gruppo “ai tempi del Coronavirus”. Intanto solo uno dei ventisei autori (Massimo Gramellini) usa questa espressione che nostro malgrado, mutuando Gabriel Garcia Marquez, ci ha contagiato per qualche settimana. Poi c’è l’obiettivo della solidarietà in tempi difficilissimi di cura al male: tutti i ricavi del volume andranno in beneficienza all’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. Concluse le premesse. I ventisei si danno da fare parecchio. Ognuno percorre la pista in stile libero con classe. Come suggerisce l’editore, e presidente del gruppo editoriale Mauri Spagnol, Stefano Mauri, dentro a questo libro bisogna come “frugare”. Ritanna Armeni, ad esempio, compie una ricognizione cronachistica di una giornata tipo dove chiunque, dall’imprenditore multimilionario a colei/colui che condivide un appartamento da 40 metri quadri in quattro, può ritrovarsi: l’idea di un isolamento tranquillo che invece ribolle di angoscia, la figlia che chiama, le raccomandazioni ai vecchietti, la spesa in rigoroso distanziamento, il cortocircuito tra giovani e anziani. Stefania Auci racconta di “un tempo lento che è diventato padrone della vita”, del suo corpo che la “rimprovera” perché “gli nego ciò che ha di più bisogno, cioè il movimento in tutte le sue forme”. Silvia Truzzi regala un titolo scherzoso, parafrasando Lucio Dalla: Caro microbo ti scrivo, così mi proteggo un po’. La preghiera “pagana” alla Madonnina del Duomo di Milano da quell’appartamento appena occupato, giusto in tempo per capire che sarebbe diventato “il domicilio degli arresti”. Ilaria Tuti abituata a gestire parole e atmosfere del thriller si perde all’interno di un bosco domestico, del giardino di casa, per sua fortuna largo e rigoglioso, e in poche righe riesce a sfumare l’angoscia in sogno, il virus in farfalla, un taglio ad un ramo secco quasi come una metafora di una battaglia che prima o poi si vincerà. Andrea Vitali, come sempre in forma smagliante, dipana felice il suo sguardo ironico sul battibecco di una coppia sul lungolago e per un attimo, nonostante qualche corvaccio che gracchia appollaiato su un filo, ci si dimentica del black out emotivo di queste ore. Donato Carrisi, infine, scrive una lettera alla sua bambina che verrà. Uno splendido spaccato autobiografico pugliesissimo che fende il dolore del presente e si avvoltola attorno alla speranza nel futuro. Un autentico gioiello intimista a cui Carrisi dona una freschezza di scrittura che non conoscevamo così possente tra le frecce del suo arco. “Una casa editrice è di chi la abita, proprio come una casa. Autori, collaboratori, tutta la squadra editoriale, amministratori, editori. In questo momento siamo orfani dei librai. A loro dedichiamo questo e-book”, spiega Stefano Mauri, nipote di quel Fabio che pubblicò lo storico libello I 21 modi per non pubblicare un libro -, “Aspettiamo loro per ricominciare a pubblicare novità, la festa non può continuare senza di loro. Ma gli abitanti delle case editrici continuano a vivere e anzi hanno tanta voglia di raccontare questo strano momento, questo stato di guerra e coprifuoco e l’umanità che dalle difficoltà si sprigiona. Sono orgoglioso degli abitanti di queste case editrici, dei collaboratori, degli autori: tutti sanno che è dura, che questa situazione di imporrà sacrifici economici, che sarà un anno in cui tutti dovremmo tirare la cinghia, ma la creatività non si ferma per decreto”.

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