Il 22 marzo si è celebrata la giornata mondiale dell’acqua, e Il Fatto Quotidiano ha dato molto spazio, anche attraverso i blog dei lettori, a questo tema così importante. L’acqua, quale bene non inesauribile e che diamo per scontato, è da tutelare e, soprattutto, non sprecare.

Quest’anno la giornata si è focalizzata sulla relazione tra natura e cambiamento climatico, richiamando anche l’attenzione sull’obiettivo n.6 dell’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile che mira a garantire a tutti la disponibilità di acqua pulita e servizi igienico-sanitari. Oggi l’acqua è una risorsa a rischio: a livello mondiale, sono 785 milioni le persone che non hanno accesso ad acqua potabile. Sono invece 2 miliardi le persone che vivono in Paesi soggetti a forte stress idrico ed entro il 2030 potrebbero essere 700 milioni i migranti a causa della scarsità d’acqua.

Come spesso ci ricordano gli esperti del Consiglio nazionale dei geologi, per una corretta pianificazione e gestione delle risorse idriche risulta fondamentale la conoscenza dei sistemi idrologici ed idrogeologici e una stretta interazione tra governo del ciclo dell’acqua e pianificazione territoriale. Indispensabili, quindi, il censimento dei prelievi di acqua superficiale e sotterranea, la realizzazione di un catasto delle concessioni e di sistemi di monitoraggio atti a garantire la qualità, la tutela e la corretta gestione delle risorse idriche.

Gli effetti, sempre più frequenti e dirompenti, del cambiamento climatico rendono l’acqua sempre meno disponibile e, al contempo, sempre più inquinata, innescando un circolo vizioso micidiale. A livello mondiale, sono oltre 700 i bambini sotto i 5 anni che ogni giorno muoiono a causa di problemi legati a servizi idrici e igienico-sanitari inadeguati. La diffusione di virus come Covid-19 non potrà che peggiorare la situazione: l’Unicef stima che per il 40% della popolazione mondiale (3 miliardi di persone) non è cosa scontata potersi lavare le mani con acqua e sapone. Dovremmo quindi, seriamente, porre la salvaguardia dell’acqua tra le azioni prioritarie di tutti i governi.

Il rapporto di Asvis sull’Italia e gli obiettivi di sviluppo sostenibile mette in evidenza che nel nostro paese non ci sono miglioramenti in atto e che aumentare l’efficienza idrica in tutti i settori e attuare una gestione integrata delle risorse idriche a tutti i livelli risultano tra le azioni strategiche prioritarie da attuare a livello nazionale. La normativa vigente non aiuta e un testo unico sull’acqua è ormai un’azione indispensabile per una gestione efficiente di questa risorsa come bene pubblico, ove vengano semplificate le procedure di concessione ma al contempo si adottino efficienti sistemi di monitoraggio. Ricordiamo che oltre dieci anni fa ci fu un referendum al cui esito non è stato poi dato adeguato seguito.

Al di là del dibattito “acqua pubblica, sì o no”, risulta chiaro che se da una parte l’acqua è un bene pubblico, dall’altra il servizio di gestione ed erogazione è di tipo privatistico e viene fornito da società – interamente pubbliche, miste o private – che remunerano le proprie attività con le tariffe, a loro volta definite secondo il metodo tariffario idrico, deliberato dall’Autorità per l’energia e l’ambiente (Arera).

Ciò che risulta importante è che a fronte di una tariffa ci sia un servizio adeguato e secondo l’Istat, in media, in Italia il 10% delle famiglie (il 40% in Calabria) lamenta irregolarità nell’erogazione dell’acqua. Sempre l’Istat certifica che il volume immesso nelle reti comunali di distribuzione dell’acqua potabile è pari a 8,3 miliardi di metri cubi, pari a 375 litri al giorno per abitante, con notevoli differenze tra le diverse regioni (286 litri giornalieri per abitante immessi in rete in Puglia contro i 559 in Valle d’Aosta); 220 sono invece i litri di acqua per abitante erogati giornalmente dalle reti di distribuzione per usi autorizzati.

Il volume annuo complessivo di acqua necessario per soddisfare le esigenze idropotabili del territorio è quindi pari a 4,9 miliardi di metri cubi. Da questi dati emerge che circa il 40% dell’acqua potabile immessa nelle reti di distribuzione, pari a 3,4 miliardi di metri cubi, viene perduto. Oltre alle perdite fisiologiche dovute all’estensione della rete idrica e al numero di allacci, le dispersioni sono dovute anche alla rottura nelle condotte, all’obsolescenza delle reti, ai consumi non autorizzati, ai prelievi abusivi e agli errori di misura dei contatori.

Al netto degli errori di misurazione e dei consumi non autorizzati, siamo comunque oltre il 38%. Si tratta di un volume enorme, pari a 3,2 miliardi di metri cubi che, stimando un consumo medio di 80 metri cubi annui per abitante, soddisferebbe le esigenze idriche per un anno di circa 40 milioni di persone. Questo dato stride con gli oltre 250.000 bambini sotto i 5 anni che ogni anno muoiono nel mondo per servizi idrici e igienico-sanitari inadeguati.

L’acqua non si può e non si deve sprecare! Facciamo tutti la nostra parte, gli amministratori pianifichino le necessarie riforme strutturali del sistema e noi, consumatori dei paesi sviluppati, prestiamo maggiore attenzione ai nostri gesti quotidiani al fine di non dare per scontato un bene che, da qualche altra parte del mondo, è già oggi causa di guerra.

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