Le residenze per gli anziani diventano uno dei fronti principali nella lotta al coronavirus. Dal nord al sud i casi si moltiplicano: dopo i 60 morti per Covid-19 in una casa di riposo di Mediglia nel milanese, l’elenco delle Rsa (residenze sanitarie assistenziali) diventate focolai del contagio continua ad allungarsi. Solo nella giornata di martedì 31 marzo c’è stata una quinta vittima a Bucine (Arezzo) – dove i positivi sono 30, tra cui 22 degenti e otto operatori – e un settimo morto nella casa di riposo di Chiaravalle, in provincia di Catanzaro. E pure in Liguria, ammette il governatore Giovanni Toti, promettendo test sierologici a pioggia dopo qualche tampone a campione, “ci sono focolai in diverse residenze sanitarie assistenziali”. Mentre è scoppiato un nuovo caso a Bovino, piccolo comune foggiano, dove 29 pazienti e 5 operatori sanitari di una Rsa sono risultati positivi. Sono stati 18 invece i casi emersi nei giorni scorsi alla Rsa Villa Giulia di Roma. . “Occorre metterci mano”, avverte il Comitato tecnico scientifico. Le residenze per anziani sono un universo da 300mila ospiti, età media 85 anni, il 60% con l’Alzheimer. Ma vanno anche considerati tutti gli operatori che ci lavorano all’interno. “Oggi le Rsa sono una zona molto grigia dove l’intervento è molto complicato, ci sono disparità da zona a zona di ogni tipo”, ha ammesso Roberto Bernabei, geriatra del Comitato tecnico scientifico.

Le residenze sono diventate sorvegliate speciali da parte dell’Istituto superiore di sanità. I primi risultati di un’indagine partita lo scorso 24 marzo alla quale hanno risposto in pochi giorni 236 strutture (pari al 14% delle 1.634 strutture contattate al momento su un totale di 2.556 Rsa pubbliche o convenzionate). Un report parziale da cui però sono già emerse criticità sparse su tutto il territorio nazionale: l’86% delle residenze hanno riportato difficoltà nel reperimento di Dispositivi di protezione individuale. Il 22% ha perfino chiesto più informazioni sulle procedure per contenere l’infezione. Ancora, il 36% riferisce difficoltà per l’assenza di personale sanitario. Ma arrivano anche segnalazioni di difficoltà nel trasferire i residenti positivi, così come nell’isolamento dei residenti infetti.

In primo piano ci sono anche i decessi, “relativi a tutte le cause” e che, ha detto il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, andranno valutati. Su un totale di 1.845 vittime nelle 236 strutture che hanno riposte, 57 sono catalogate Covid e 666 con sintomi simi-influenzali (39,2%). “Sono dati di un campione che andremo a perfezionare progressivamente”, ha detto Brusaferro. Sono strutture “importanti ma fragili che meritano la nostra attenzione e il nostro sforzo”, ha aggiunto il numero uno dell’Iss.

“In Italia abbiamo 300mila ospiti nelle Residenze sanitarie assistenziali. Dobbiamo far sì che abbiano punti di riferimento: oggi ci sono differenze Asl per Asl, Comune per Comune, Regione per Regione, con una disparità incredibile di organizzazione, trattamenti, personale”, ha detto Bernabei, rispondendo proprio a una domanda sull’elevato numero di morti che si sta verificando nelle Rsa. Il tema – ha riferito Bernabei – è stato affrontato “nel Comitato tecnico scientifico e verremo fuori con qualche indicazione più puntuale perché questo è un terreno assolutamente da arare”, ha concluso.

A supporto l’Iss ha predisposto un piano d’azione specifico: decalogo, check-list di autovalutazione sulla preparazione per il contenimento delle infezioni Covid-19, un corso specifico per il personale sanitario su prevenzione e controllo delle infezioni COVID 19, preparazione e distribuzione di rapporti tecnici dedicati, supporto ai referenti indicati dalle Regioni per il contesto delle Rsa per la segnalazione delle situazioni più critiche, supporto telefonico/email fornito da personale infermieristico specializzato nella gestione del rischio infettivo.

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