La chiusura di attività e scuole sarà prorogata dopo il 3 aprile e al momento non è possibile fare previsioni sulla data di rientro. A rivelarlo è stato Giuseppe Conte, in un colloquio col Corriere della Sera: a circa due settimane dalla scadenza delle restrizioni imposte dall’esecutivo e con il numero di casi positivi al coronavirus che ha superato quota 35mila, il presidente del Consiglio reputa improbabile un ritorno immediato alla normalità il 3 aprile. Intorno all’ora di pranzo la notizia è stata confermata dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina: “Penso si andrà nella direzione che ha detto il presidente Conte”, ha dichiarato a SkyTg24, “ma in questi giorni invito tutti alla massima responsabilità. Non è possibile dare un’altra data per l’apertura” delle scuole “tutto dipende dall’evoluzione, dallo scenario epidemiologico. Riapriremo le scuole solo quando avremo la certezza di assoluta sicurezza”.

Per gli studenti che devono fare gli esami di Stato, ha continuato la ministra, “verranno prese ulteriori misure”: “Dipende da quanto ancora rimarranno chiuse le scuole. Stiamo pensando a diversi scenari possibili; apprezzo tanto i documenti che le consulte e il forum degli studenti hanno presentato. Gli studenti mostrano grande maturità li terrò in seria considerazione. Saranno comunque esami seri, ma che dovranno tenere presenti il momento difficilissimo che gli studenti stanno attraversando”. Per quanto riguarda un’eventuale proroga dell’anno scolastico, ha specificato: “Dipende da come va la didattica a distanza: se funzionerà non abbiamo motivo di allungare l’anno scolastico; sarebbe offendere chi sta facendo tanto in queste settimane, tra l’altro ricompattando la comunità scolastica”. Al momento “qualsiasi certezza è stata frantumata, le situazioni della didattica a distanza in Italia sono molto diverse, molte scuole erano a 100 già da prima con la didattica a distanza, ma c’è chi sta indietro. Non vogliamo certo abbandonare gli studenti, abbiamo messo in campo una serie di strumenti, diverse piattaforme, materiali webinar per docenti con più difficoltà”. A questo proposito Azzolina ha dichiarato che i dati sui monitoraggi che riguardano la didattica a distanza messi in campo dal ministero, “sono positivi”: “A me interessa che gli studenti abbiamo un contatto umano con i docenti. Certo, non è il migliore dei mondi possibili, deve essere implementato, ma l’alternativa in questo momento sarebbe incrociare le braccia e questo non lo permetterò mai”, ha detto la ministra. Infine ha ricordato di aver rivolto un invito ai docenti di essere il più possibile presenti con i ragazzi che hanno disabilità. Azzolina ha infine risposto a chi chiede che tutti gli edifici scolastici siano chiusi per motivi di sicurezza e quindi anche al personale che finora continuava ad andare: “Si crede che il ministro dell’Istruzione possa chiudere le scuole ma non è così. Abbiamo fatto una nota per limitare al massimo la presenza del personale scolastico nelle scuole. Ringrazio la ministra della Pubblica amministrazione Fabiana Dadone che ha scritto una norma importante che permetterà alle scuole che sapranno organizzarsi anche di poter chiudere: importante è che la scuola non si fermi, ci sono scadenze che vanno rispettate“.

Sulla chiusura delle scuole, scrive Repubblica, si è espresso nelle scorse ore anche il comitato scientifico che reputa necessario uno stop totale di almeno due mesi: “Il comitato tecnico-scientifico per l’emergenza – si legge – ricorda che loro, gli esperti, le indicazioni le avevano date alla vigilia del 9 marzo. La chiusura delle scuole è un provvedimento che ha un senso se viene applicato almeno per due mesi. Dopo il 3 aprile, quindi, servirebbero altri trenta giorni. Con un rientro possibile il 6 maggio. Il comitato porta l’esempio della Cina, il Covid-19 è quasi scomparso anche a Wuhan eppure le scuole restano chiuse in tutta la nazione”.

Conte, parlando al Corriere della Sera, è anche intervenuto sulla necessità o meno di misure più severe: “Le misure restrittive funzionano, quando si raggiungerà il picco e il contagio comincerà a decrescere non si potrà tornare subito alla vita di prima”, ha spiegato il capo del Governo che ha poi chiesto nuovamente alla popolazione di usare il buonsenso e tenere comportamenti che evitino nuovi contagi: “Bisogna agire tutti con la massima consapevolezza, le sanzioni penali per chi trasgredisce ci sono e verranno applicate in modo severo. Sono d’accordo con quei sindaci che hanno chiuso ville e parchi, una cosa è fare attività sportiva, un’altra trasformare i luoghi pubblici in punti d’assembramento, cosa inammissibile”. Anche se al momento, aggiunge “non sono previste altre misure restrittive di largo respiro”.

Questa richiesta era invece arrivata nelle scorse ore dalla Regione Lombardia, la più colpita dalla pandemia, con il governatore Attilio Fontana che mercoledì ha invocato il pugno di ferro nel caso in cui i cittadini non decidano di rispettare le disposizioni. Concetto ribadito nella mattinata di giovedì anche dall’assessore al Welfare, Giulio Gallera: “Avevamo chiesto di chiudere tutto, in accordo con i sindaci. Negozi, uffici pubblici, aziende non coinvolte nei servizi essenziali, sport all’aperto. È un sacrificio? Certo che lo è, ma non ci sono altre strade. Se la situazione non migliora faremo una nuova proposta al governo, partendo da quanto già chiesto”.

Appello al buonsenso è stato lanciato dalle colonne di Repubblica anche dalla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, che spiega come comportamenti corretti possano evitare misure ulteriormente restrittive: “Sono giorni cruciali e tutti si devono impegnare perché l’emergenza possa essere superata. Quindi, utilizzare consapevolmente quegli spazi di movimento che ora sono consentiti ed evitare stili di vita superficiali e disinvolti, uscire di casa soltanto se strettamente necessario”. I controlli vanno avanti in maniera decisa, aggiunge, con un milione di persone controllate e circa 50mila denunce, ma frena sull’utilizzo dell’Esercito per sostenere l’attività delle forze di polizia nelle strade.

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