Giovani, bambini, telefonatemi. Così, per farci compagnia, in questi momenti spaventosamente difficili. Sono il vostro sindaco, mi sento il vostro nonno. Ci sono, vi voglio bene, e per chi crede, preghiamo insieme, e ricordatevi anche di me nelle vostre preghiere”. Fa tenerezza l’appello social del sindaco di Benevento Clemente Mastella ai tempi del coronavirus. Mastella: un po’ primo cittadino, un po’ nonno, un po’ docente (“lo sa che ogni giorno sulla mia pagina svolgo una lezione di diritto costituzionale”?), e come tutti un po’ preoccupato. Su Facebook ha pubblicato il suo numero personale di cellulare. Un 335 noto solo agli addetti ai lavori. In queste ore è sempre acceso.

Quanti ragazzi l’hanno chiamata?
Tantissimi. Ed anche tantissimi bambini, che le mamme e i papà mi passano dal loro telefonino.

Cosa le dicono?
Che mi vogliono bene e mi augurano buon lavoro. Non vedono l’ora di tornare alla normalità.

Lei a febbraio aveva firmato la lettera di dimissioni.
Furono proprio i bambini che mi fermavano per strada a convincermi di revocarle.

Altrimenti ora a Benevento c’era il commissario prefettizio.
In questa emergenza i sindaci esercitano un’autorità morale fondamentale sui cittadini e sull’opinione pubblica, più dei parlamentari e degli altri politici. Meno male che le ho ritirate.

Come trascorre queste giornate? Si reca in Municipio?
Ci vado pochissimo. Lavoro prevalentemente da casa. Dobbiamo stare tutti a casa. Ed oltre al lavoro da primo cittadino, parlo più volte al giorno direttamente alla città attraverso la mia pagina Facebook. Proprio ieri il mio video ha fatto 130mila visualizzazioni.

E poi?
Alle 13 sulla pagina Facebook, ripreso anche da qualche tv locale, svolgo una lezione di Diritto Costituzionale. E’ rivolta ai ragazzi che non vanno a scuola. Ieri ho spiegato cosa è il Comune e quali sono le sue competenze. Oggi spiegherò il Parlamento.

Mastella sindaco ed insegnante.
Lei non sa che sono stato docente all’Università del Molise?

Non lo sapevo.
Lo sono stato per tre anni, alla fine degli anni ’80, mentre ero sottosegretario alla Difesa. Il primo laureato di quella università svolse la tesi con me. Una tesi su Roberto Ruffilli, che era un mio amico (Ruffilli era un senatore Dc e fu ucciso nel 1988 dalle Brigate Rosse, ndr).

Che fine ha fatto quello studente?
E’ l’unico che quando mi saluta, invece di chiamarmi ‘sindaco’ o ‘onorevole’, mi chiama ‘professore’.

Che ne pensa delle misure decise per combattere questa emergenza?
Ho chiesto al governatore Vincenzo De Luca sin dal primo momento di chiudere tutto. Vedo che è d’accordo con me. Incredibile che i leghisti abbiano fatto politica sul coronavirus, ieri dicevano che si non bisognava chiudere Venezia, oggi vogliono sprangare tutto. In un momento in cui ci voleva grande senso di responsabilità, sono stati indegni.

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