Alcune persone sono già alla seconda o alla terza quarantena. Nella comunità di Prato, tra le più popolose del Paese, le misure di autocontrollo sono state volontariamente messe in atto fin dall’inizio dell’epidemia. Dopo i primi isolamenti al ritorno dal Capodanno Cinese, con l’aggravarsi dell’emergenza sanitaria italiana, molte persone hanno deciso di iniziare un nuovo periodo di quarantena.

Strade vuote, ristoranti e bar chiusi, aziende ferme. A Prato e in altre parti d’Italia le attività cinesi hanno tirato giù la saracinesca da tempo. Come è successo a Roma, dove il famoso ristorante Hang Zhou da Sonia, nel quartiere Esquilino, la settimana scorsa ha momentaneamente chiuso dopo che i dipendenti si sono rifiutati di andare a lavoro.

A Prato, per quanto riguarda le scuole, mille bambini e bambine erano stati tenuti a casa prima del decreto del governo. Infatti, la comunità cinese in Italia chiedeva una chiusura delle strutture educative già da tempo, come parte di misure più incisive per il contrasto del contagio.

“Abbiamo osservato con preoccupazione il mancato rispetto delle regole nelle zone rosse”, spiega Marco Wong, consigliere comunale di Prato, “le persone cinesi, alcune di loro già alla terza o alla quarta quarantena, sono spaventate dagli episodi di mancanza di responsabilità, come le fughe dal nord Italia oppure le persone che sono andate a sciare nel fine settimana o che hanno affollato i bar. Non capiamo perché il virus sia stato preso così alla leggera. Nella comunità cinese prevale il senso di compattezza sociale e di autocontrollo per la tutela della salute della comunità”.

In Cina è stata esercitata una forte pressione sociale fin dall’inizio dell’epidemia, organizzata attraverso la piattaforma di messaggistica WeChat, l’alternativa a WhatsApp molto diffusa nella comunità. Nelle chat si indicavano i nomi delle persone che sarebbero tornate in Italia, il luogo di partenza e di arrivo, il numero di telefono per contattarle e per spingerle a mettersi in quarantena. Liste di controllo non solo per i viaggi, ma anche per i tenere sott’occhio i condomini, dove la persona che non era in isolamento andava a fare la spesa e a prendere la posta per poi lasciare tutto davanti alle porte del vicinato in quarantena.

Misure che sono state replicate anche nella comunità cinese di Prato, dove non è stato ancora registrato nessun caso di Covid19. Un comportamento che è stato elogiato anche dal direttore scientifico dell’ospedale Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito.

“Adesso, la comunità cinese è spaventata dalla situazione in Italia”, conclude Wong, “alcune persone stanno iniziando a tornare in Cina, dove l’emergenza sta rientrando, andando incontro ad un’ulteriore quarantena all’arrivo”. A Wuhan, focolaio del contagio, è stato appena chiuso l’ultimo ospedale allestito per l’emergenza.

Non solo preoccupazione, dalla comunità cinese di Prato sono partite numerose manifestazioni di solidarietà, come le consegne di mascherine, di gel disinfettante e di materiale medico arrivato dalla Cina. L’ultima è stata l’iniziativa dell’associazione Ramunion Italia, che svolge attività di assistenza e di protezione civile, portata avanti dal presidente Luca Zhou Long, arrivato 38 anni fa da Guangzhou.

Con un furgone della protezione civile, il 5 marzo, Luca Zhou Long è andato a Milano con Davide Finizio, segretario del tempio buddista cinese e rappresentante dei volontari della pubblica assistenza pratese per consegnare 300 litri di disinfettante e 6mila mascherine a una casa di cura di Codogno e altre 24mila al punto di raccolta 118 della regione Lombardia.

Appena ritornato a Prato Luca Zhou Long ha iniziato la seconda quarantena. È chiuso in camera e la moglie gli lascia i pasti davanti alla porta. Aveva finito la prima quarantena il 18 febbraio, di ritorno dal capodanno cinese, dove aveva collaborato con gli ospedali locali. Zhou Long, 56 anni, gestisce un import export di vini toscani e come la maggior parte della comunità cinese ha sospeso le attività commerciali.

“Chiediamo a tutti gli amici italiani di fare molta attenzione e di avere un grande autocontrollo”, conclude Luca Zhou Long, “la salute è molto importante, per tutelarla insieme dobbiamo fermarci e stare a casa”.

Memoriale Coronavirus

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Coronavirus, l’appello di Capua ai patologi su La7: “Dateci risposta su vittime per capire se virus è patogeno primario o opportunista’”

next
Articolo Successivo

Sono le Venti (Nove), il sindaco Decaro in lacrime per le strade deserte di Bari: “Ne usciremo, recupereremo tutto quello fatto”

next