Bologna, ore 17, aula 5 del dipartimento di Lingue: 100 posti vuoti. Le luci dei neon riflettono sul legno dei seggiolini. Sono iniziate le lezioni a distanza. La settimana scorsa siamo stati istruiti su come funziona il sistema.

Arrivo prima. Il portico di via Cartoleria ha la prospettiva sgombra di un pomeriggio estivo. Dal fondo si vede una persona con la mascherina. I casi contagiati da Coronavirus in Emilia-Romagna sono 543, solo 12 a Bologna, ma l’allerta è alta. Anche nei corridoi del dipartimento non c’è nessuno, se non una ragazza infagottata che solitamente segue le lezioni e mi guarda con imbarazzo senza poi entrare in aula.

Trovo il collega che mi precede con il viso disteso: non ci sono intoppi, il collegamento a distanza non crea problemi. In effetti è così. Se non fosse per quel salone così sproporzionato sembra di stare in una postazione radiofonica. Disturba un po’ la telecamera sopra al computer che riflette la mia immagine. Non riesco a parlare con naturalezza guardandomi allo specchio.

Ripenso alle precedenti lezioni sulla globalizzazione dove spiegavo che una delle conseguenze di questo fenomeno sono gli ampi spostamenti di popolazione. Non avevo considerato, perché ancora non era esplosa, quanto possa diventare globale anche un’infezione nelle nostre frenetiche quanto facili relazioni commerciali o nel turismo che non conosce stagioni. Anche il Coronavirus è frutto della globalizzazione e ad arginarlo sembra quasi di dover fermare la globalizzazione. I mercati non ne vogliono sapere e insorgono.

E’ un pensiero veloce, poi torno al tema della lezione: l’indipendenza del Congo. Mi mancano le facce degli studenti, non solo per il piacere dell’incontro, ma perché quando parlo loro sono il primo riscontro alle mie affermazioni. Capisco se sono stato poco chiaro e se il percorso didattico che ho scelto funziona. Invece niente: solo la mia voce che echeggia fra i muri.

Il nostro sistema a distanza permette agli studenti di inviarci domande. Normalmente al termine di ogni lezione ci sono quattro-cinque interventi. Apro la chat e trovo 17 domande su un totale di 70 presenti: mai così tante da quando insegno. Un fiume di curiosità e di richieste, quasi un modo per compensare la distanza che ci divide.

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