È stata una delle protagoniste dell’ultima edizione del programma cult di Gianni BoncompagniNon è la Rai”, oggi Nicole Grimaudo è una attrice affermata e apprezzata da registi del calibro di Ferzan Ozpetek (“Un giorno perfetto” e “Mine Vaganti”) e Giuseppe Tornatore (“Baaria”), per citarne alcuni. Poi tanta tv da “R.I.S. – Delitti Imperfetti” a “Medicina Generale”. Nata a Caltagirone quasi 40 anni fa (il 22 aprile del 1980), Nicole Grimaudo traccia un bilancio della sua carriera e lo fa durante l’intervista su Rai Radio2 a “I Lunatici“. Il primo pensiero corre a “Non è la Rai”.

“Fu spensieratezza. Avevo 14 anni, fu una esperienza vissuta con grande leggerezza e grande stupore. – ha detto l’attrice – Non è la Rai mieteva vittime, arrivavamo al Palatino e c’era l’invasione di gente. Quel programma mi ha fatto capire cosa significasse davvero passare dall’anonimato al successo dal giorno alla notte. Un ragazzo si tatuò il mio nome in testa, io rimasi scioccata. A 14 anni una cosa del genere rischia di farti impazzire. Sono stata fortunata perché la mia famiglia mi ha fatto da scudo, in modo molto intelligente. L’ho sempre vissuta con grande sorriso sulle labbra, convinta che da lì a poco sarei tornata in Sicilia”.

In fondo Nicole era una ragazzina come tante con le sue insicurezze, che poi piano piano ha imparato a domare. “Da bambina ero grassottella. Introversa. – ha confessato – Facevo le classiche attività sempre con grande sforzo. Mi piaceva rimanere nella mia stanza, a casa, a guardare film. Ero timida e riservata, molto selettiva nelle amicizie. Molto legata alla figura di mia madre. Ogni tanto avevo slanci di follia. Ero particolare”.

Sempre in prima linea, ha anche le idee chiare sul #metoo “Un Movimento necessario. – ha specificato – L’importante è partire, avere una missione da portare a termine. Che si siano mosse le acque è un gran bene. Le donne? Quello che si legge a volte è devastante. Bisogna placare la violenza, far cessare gli abusi. Spero che le donne ogni giorno trovino il coraggio di dire no, di denunciare, di volersi bene. Noi donne vogliamo tanto bene, ma ce ne vogliamo poco, certe volte”.

Infine il pensiero va ad alcuni dei colleghi con cui ha lavorato, come Pierfrancesco Favino (in “Bartali, l’intramontabile”): “Una goduria interagire con lui, come tutti i grandi attori ascolta, interloquisce, si emoziona veramente”. Fino al regista e attore Gabriele Lavia che l’ha lanciata nel mondo della recitazione con la pièce “Il giardino dei ciliegi”: “Mi ha preso dal nulla, dandomi una fiducia importante. Fu un momento magico, non avevo mai calcato un palcoscenico, mi mossi su quel palco con una disinvoltura che non immaginavo di possedere”.

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