“Un inquietante contesto criminoso” tra dipendenti pubblici e professionisti e imprenditori per cui la “corruzione” era “una sorta di costo necessario dei rispettivi lavori”. È la riflessione del giudice per le indagini preliminari di Palermo che disposto gli arresti domiciliari per sette persone. La storia è sempre la stessa: mazzette in cambio di concessioni edilizie. Un comitato d’affari fatto da consiglieri comunali, funzionari del Comune, professionisti e imprenditori. Le misure, eseguite da carabinieri e finanzieri, hanno riguardato due consiglieri comunali, di Italia Viva e Partito Democratico, due dirigenti del Comune, due imprenditori e un architetto.

Regali per velocizzare la calendarizzazione delle proposte di costruzione – I consiglieri comunali arrestati sono Sandro Terrani, 51 anni, di Italia Viva, membro della Commissione Bilancio, e Giovanni Lo Cascio, 50 anni, del Pd, presidente della Commissione Urbanistica, lavori pubblici, edilizia privata. I due politici, in cambio di regali, si sarebbero mossi per velocizzare la calendarizzazione e l’approvazione delle tre proposte di costruzione in deroga al piano regolatore. I due, secondo l’accusa, avrebbero fatto pressioni per fare approvare in consiglio le delibere che permettevano la costruzione degli alloggi in variante urbanistica nelle aree delle fabbriche dismesse. L’atto fu bocciato nel novembre scorso, in attesa dell’approvazione del nuovo piano regolatore. Adesso dovrebbe scattare la sospensione dalla carica. La prefettura, non appena riceverà l’ordinanza cautelare, emetterà il provvedimento. I due consiglieri comunali fanno parte della maggioranza che sostiene il sindaco Leoluca Orlando che aveva già annunciato per lunedì prossimo un rimpasto della giunta comunale. Il Pd ha sospeso Lo Cascio: “La magistratura faccia il suo corso, avrà sempre il pieno sostegno del Partito Democratico. È necessario accertare eventuali reati e responsabilità” scrive in una nota il commissario regionale del Pd Siciliano Alberto Losacco

Ai domiciliati funzionari, imprenditori e un architetto – Ai domiciliari anche i funzionari comunali Mario Li Castri, 56 anni, ex dirigente dell’Area Tecnica della Riqualificazione Urbana, e Giuseppe Monteleone, 59 anni, ex dirigente dello Sportello Unico Attività Produttive, l’architetto Fabio Seminerio, 57 anni, e gli imprenditori Giovanni Lupo, 77 anni, di San Giovanni Gemini e Francesco La Corte, 47 anni, di Ribera, amministratori della ditta edile Biocasa s.r.l. All’architetto Agostino Minnuto, 60 anni, di Alia, è stato notificato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Secondo gli inquirenti nel 2016 Seminerio presentò – per conto di numerosi imprenditori – tre progetti per la lottizzazione di aree industriali dismesse del Comune di Palermo (via Maltese, via Messina Marine e via San Lorenzo) e per la realizzazione di 350 unità abitative di edilizia sociale residenziale convenzionata. Per derogare al piano regolatore generale, condizione necessaria per effettuare i lavori, era necessario che il consiglio comunale attestasse il pubblico interesse delle iniziative. L’istruttoria sulle proposte di deliberazione fu curata da Li Castri che, in evidente situazione incompatibilità, essendo stato socio in affari di Seminerio, rilasciò parere favorevole anche in mancanza di alcuni requisiti di ammissibilità in materia di edilizia convenzionata. In cambio, dagli imprenditori La Corte e Lupo, interessati all’approvazione dei piani, avrebbe ottenuto la promessa di assegnare a Seminerio la direzione dei lavori. L’architetto avrebbe girato poi a Li Castri una parte dei profitti incassati a seguito dell’approvazione da parte del Consiglio Comunale delle tre proposte di deliberazione. Al buon esito dell’affare avrebbe partecipato anche Monteleone che, secondo la procura, avrebbe curato la delibera relativa all’ex area industriale di via San Lorenzo.

Li Castri e Monteleone nel marzo 2018 erano stati condannati a due anni, in primo grado, insieme ad altre 19 persone (funzionari comunali, tecnici, imprenditori e un notaio), per la lottizzazione abusiva di via Miseno (dove entrambi risultano residenti e dove 12 villette sono state confiscate dalla magistratura), nella borgata marinara di a Mondello. Sulla vicenda, spiega l’avvocato di Li Castri, Marcello Montalbano, “è in corso il processo d’appello, anche per quanto riguarda la confisca. La lottizzazione – aggiunge – non riguarda l’attività di pubblico funzionario di Li Castri”.

Il parere contrario del consiglio comunale – Il 7 novembre 2019 il consiglio comunale espresse comunque parere contrario alle proposte. In un altro episodio Li Castri, sempre nel suo ruolo di dirigente comunale, avrebbe accordato una variante a una concessione edilizia della ditta dei due imprenditori, la Biocasa, consentendo di aumentare le unità abitative da realizzarsi da 72 a 96. Il progetto era stato redatto anche in questo caso dal suo ex socio in affari Seminerio, a cui fu assegnato l’incarico di direttore dei lavori. Monteleone avrebbe curato anche alcune pratiche di concessione edilizia presentate dalla Biocasaper la realizzazione di un ulteriore complesso immobiliare sempre a Palermo, avallando varianti in aumento per consentire la realizzazione di un maggior numero di unità abitative (da 96 sarebbero arrivate a 133). In cambio, gli imprenditori avrebbero garantito una mazzetta di 15mila euro. I due costruttori poi avrebbero dato a una strettissima amica di Monteleone diversi incarichi professionali, facendole incassare grosse somme di denaro.

Ex assessore firmò atti ma con il mal di pancia – In una conversazione telefonica avvenuta il 17 gennaio 2019, l’allora assessore comunale Emilio Arcuri si diceva contrario a firmare gli atti relativi alla modifica del Piano regolatore generale che avrebbe consentito l’edificazione a scopi abitativi di alcune ex aree industriali. Arcuri, che non è indagato, allora era vicesindaco e doveva firmare le proposte deliberative proponendone l’adozione al consiglio. “Sono atti che ho firmato pure io… col mal di pancia“, dice al telefono facendo capire che avrebbe preferito un diverso utilizzo della aree oggetto dei progetti. “Perché dico: – prosegue – Io unn’avissi fattu manco questi! -. Però, voglio dire, le pensate al riuso di quegli spazi piuttosto che immaginarli come aree edificabili”. A indurre poi Arcuri a firmare era stato Mario Li Castri che lo aveva convinto giustificando l’atto amministrativo con il risparmio di cubatura.

Il racconto del pentito che ha svelato il comitato d’affari – A svelare ai magistrati di Palermo il comitato d’affari è stato il pentito Filippo Bisconti, imprenditore edile arrestato dai carabinieri per associazione mafiosa il 4 dicembre 2018 nell’inchiesta Cupola 2.0 e ritenuto a capo del mandamento di Misilmeri-Belmonte Mezzagno. L’ex boss ha raccontato agli inquirenti circostanze e dinamiche interne agli uffici tecnici comunali, riferendo in particolare gli interessi coltivati per anni dai dirigenti comunali Li Castri e Monteleone e da un architetto. “Una volta con Fabio Seminerio stavamo andando a Baida assieme e passando di là, parlo un 3 anni fa, qualcosa del genere, andavamo a Baida, io ero con lo scooter, passando di là dico ‘bel cantiere qua, mi piacerebbe costruire qua’. E Fabio Seminerio mi disse ‘levaci manu, ca c’è a cu c’interessàa.. Già c’è un certo accordo, ora deve costruire un’altra persona”. Il progetto, che doveva passare per una modifica del piano regolatore generale, sarebbe stato pilotato dal comitato d’affari sgominato oggi.

Il gip: “Inquietante contesto criminoso” – “L’inquietante contesto criminoso induce a ritenere del tutto ineludibile una sollecita applicazione di adeguate misure cautelari nei confronti degli indagati. Gli accertamenti svolti hanno ampiamente dimostrato come per gli indagati la corruzione altro non sia che un vero e proprio habitus mentale che ne connota l’agire quotidiano – scrive il gip Michele Guarnotta nell’ordinanza – I pubblici ufficiali coinvolti nell’indagine hanno palesato in modo inequivoco la propria infedeltà agli apparati pubblici in cui si trovano incardinati, interpretando i rispettivi munera quali appetibili beni da mettere sul mercato onde conseguire continui vantaggi indebiti. Contestualmente, i costruttori e i professionisti coinvolti nella vicenda parrebbero pacificamente vedere nella corruzione una sorta di costo necessario dei rispettivi lavori, stabilmente preso in considerazione al fine di acquistare gli indebiti favori di pubblici ufficiali che possano coadiuvarli nella realizzazione dei rispettivi obiettivi economici”. “Ciò che maggiormente colpisce – conclude il gip – è la naturalezza con cui i protagonisti della vicenda addivengono a continui e reiterati accordi corruttivi, vedendo nello strumento illecito un passaggio obbligato per il compiuto svolgimento delle rispettive attività professionali”.

I due dirigenti comunali di Palermo arrestati per corruzione “continuano a godere di un’ampia fiducia all’interno degli organigrammi comunali, sicché appare chiaro che, in assenza di un’adeguata misura cautelare potranno continuare a beneficiare di incarichi apicali all’interno dell’Area tecnica e di ogni altra struttura amministrativa”.Per il magistrato sarebbe “pericoloso per il buon andamento della macchina comunale continuare ad affidare funzioni di rilievo a due soggetti palesemente inclini a delinquere“.
“Neppure va sottaciuto – aggiunge – quanto emerso all’esito del processo di primo grado in cui entrambi sono risultati condannati per il reato di lottizzazione abusiva. Proprio nell’ambito di quella vicenda, è emersa con forza la vera e propria indifferenza dei due dirigenti comunali per i beni pubblici legati alla tutela dell’ambiente e al buon governo del territorio che, nell’ottica di chi dirige uffici all’interno di qualsiasi Area tecnica comunale, dovrebbero semmai rappresentare un vero e proprio faro atto a guidare ed illuminare ogni scelta amministrativa”. “Li Castri continua a tutt’oggi a vantare un inusitato potere decisionale in relazione all’intera organizzazione comunale“, prosegue. Il gip sottolinea anche “la strettissima contiguità che, nonostante le recenti vicende giudiziarie che lo hanno riguardato, continua a legare Li Castri all’assessore Emilio Arcuri, contiguità ad esempio tradottasi in vere e proprie richieste di suggerimenti/nulla-osta che l’assessore ha avanzato sulle modalità con cui ruotare gli incarichi dirigenziali all’interno dell’Area tecnica comunale”.

Il sindaco Orlando: “Indagine non scredita amministrazione” – “Ho già chiesto agli uffici di prendere i provvedimenti necessari nei confronti dei dirigenti comunali coinvolti nell’inchiesta. Il rimpasto in giunta andrà avanti compresa la nomina di Emilio Arcuri (che viene citato nelle carte ma non risulta indagato, ndr )ad assessore che avrà la delega all’Edilizia privata. Questa indagine – ha detto in conferenza stampa il sindaco di Palermo Leoluca Orlando – non getta ombra sulla mia amministrazione anzi fa luce sulla mia amministrazione e sono contento che le indagini vadano avanti. Mario Li Castri è uno dei dirigenti del Comune. Non ho mai avuto rapporti con nessun dirigente comunale“.

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