Già subito dopo il ritrovamento del corpo, l’Egitto cercò di affossare le indagini sulla morte di Giulio Regeni. E a raccontarlo non è un investigatore, un familiare o un giornalista ma l’uomo che all’epoca era la massima autorità italiana al Cairo: l’allora ambasciatore Maurizio Massari. “Sin dai primi giorni dalla scomparsa di Giulio Regeni non potei fare a meno di notare che c’era un contrasto tra gli ottimi rapporti con l’Egitto e l’elusività delle autorità egiziane sul caso nonostante le mie pressioni”, ha detto il diplomatico in audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del ricercatore. Massari ha spiegato anche che la mattina del 3 febbraio, le autorità egiziane non informarono subito l’ambasciata italiana del ritrovamento del corpo di Regeni. Fu “una sua fonte non istituzionale dell’American University del Cairo ad informarlo”.

“Il 3 febbraio del 2016 il corpo senza vita di Giulio Regeni venne ritrovato nelle prime ore della mattina alla periferia del Cairo lungo la strada che conduce ad Alessandria ma non ne avemmo immediata notizia da parte delle autorità egiziane”, ha raccontato Massari. “Fu soltanto la sera di quel giorno durante un ricevimento in residenza in onore del ministro Guidi (in quei giorni in visita al Cairo, ndr) e degli imprenditori che il viceministro per gli Affari europei del ministero degli Esteri, l’ambasciatore Zaki, mi informò ufficiosamente del ritrovamento di un corpo di un giovane che sarebbe stato corrispondente a quello di Giulio Regeni. Poco dopo, mi giunse notizia sul mio cellulare da una mia fonte egiziana non istituzionale dell’American University del Cairo che mi informava che era stato effettivamente ritrovato il corpo di Giulio Regeni”. “Suggerii quindi al ministro Guidi – ha detto proseguito il suo racconto l’ambasciatore – prima di recarsi al ricevimento – di richiedere immediatamente alle autorità egiziane conferma ufficiale della morte di Giulio Regeni e spiegazioni delle circostanze del suo decesso. Considerando che soltanto poche ore prima il nostro ministro aveva avuto rassicurazioni dal presidente Sisi. Cercai invano di ottenere a nome del governo italiano e del ministro Guidi tali conferme e spiegazioni da parte delle autorità egiziane. Ricordo che mi rivolsi immediatamente e con insistenza oltre che al rappresentante del ministero degli Esteri egiziano presente al ricevimento anche, telefonicamente, agli altri interlocutori egiziani incluso gli uffici del presidente”.

Ma l’Egitto iniziò già da subito a fare ostruzionismo. “Non avendo avuto riscontro di questa richiesta di ufficializzazione della morte del nostro connazionale e delle spiegazioni sulle circostanze, suggerii al ministro Guidi di annullare il ricevimento e interrompere la visita. Ritenevo che continuare un evento sociale e una missione di business quando un cittadino italiano era appena stato ritrovato morto in circostanze misteriose – con le autorità egiziane che con ambiguità e imbarazzo rifiutavano persino di ufficializzare la notizia – fosse incompatibile in primo luogo con il rispetto per la vita di Giulio e per i suoi familiari. E poi dell’Italia stessa”. Addirittura, ha proseguito Massari davanti all’organo parlamentare presieduto da Erasmo Palazzotto, l’Egitto cercò di vietare all’ambasciatore di visitare l’obitorio. “Non ottenni dall’Egitto l’autorizzazione a visitare l’obitorio in cui si trovava Giulio Regeni quindi, di raccordo con Roma, mi recai lo stesso nella notte con un carabiniere. La scena del corpo di Giulio ha lasciato una traccia indelebile nella mia memoria”.

Alcuni giorni prima che il Giulio venisse rapito, tra l’altro, l’ambasciata inviò un messaggio di allerta a tutti gli italiani presenti in Egitto.ò “Regeni non si era mai segnalato presso il nostro ufficio quindi quando il 25 gennaio mandammo il warning a tutti i nostri connazionali al Cairo non lo ha potuto ricevere. Non sappiamo se sia stato informato dai suoi conoscenti italiani invece registrati”, ha detto Massari spiegando che in Egitto quel 25 gennaio, quando è scomparso il ricercatore friulano, era una giornata particolare perché ricorreva il quinto anniversario della rivoluzione. L’ambasciatore ha assicurato che il sui ufficio ha “profuso un grandissimo impegno, in raccordo con il governo, sin dai primi giorni della scomparsa di Giulio. Non abbiamo lesinato alcuno sforzo per la ricerca della verità”. Poi ha ribadito la sua “vicinanza ai genitori di Giulio che hanno dimostrato in questa tragica vicenda un coraggio e una forza d’animo eccezionali. La sparizione di un promettente e giovane ricercatore italiano è una perdita oltre che per la sua famiglia per l’Italia – ha sottolineato -. Ma Regeni era anche e soprattutto, visto il suo background accademico un cittadino europeo. La sua tragica fine riguarda anche l’Europa. L’Unione europea è stata diverse volte interessata sul caso, su impulso delle autorità italiane, e dovrà mantenere alta l’attenzione”.

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