“Siamo tornati da Milano solo con un biglietto di sola andata. Non sappiamo né quando né come potremo tornare. Ma qui in Spagna le persone sono più paranoiche degli italiani“. Lucas Mauri a quest’ora dovrebbe essere in Erasmus a Milano, e invece parla in isolamento dalla sua casa a Valencia. Dovrà restare lì per 14 giorni, come ha dichiarato il ministero della Salute spagnolo anche se entro i prossimi due giorni un’ambulanza arriverà a domicilio per sottoporlo al test per il coronavirus. Ha 20 anni, studia turismo ed era partito a settembre: destinazione Milano, università Bicocca. 29 giugno 2020 data prevista per il ritorno, poi superata dagli eventi visto che il 25 febbraio è atterrato in Spagna.

“Vivevo nella residenza Puccini a Sesto San Giovanni: eravamo in 25 spagnoli e siamo tutti tornati a casa. Studiavamo in Bicocca, Cattolica, Politecnico, Statale. So anche di francesi e polacchi che sono rimpatriati. Nella residenza è rimasto chi lavora, perché altrimenti resta disoccupato. Ma ho sentito anche alcuni amici che erano alla In-Domus Internazionale: tutti tornati a casa, e gli spagnoli lì erano più di 25. Solo due ragazze di Argentina e Usa hanno deciso per ora di rimanere, visto che erano appena arrivate”.

La fretta per il rientro inizia “tra sabato e domenica, quando abbiamo visto le misure introdotte dalla regione Lombardia. Dall’università prima ci hanno detto che le lezioni erano sospese per la settimana, poi fino al 2 marzo. Ci scrivono tutti i giorni dall’ateneo, ci tengono molto informati. Sono tornati a casa anche i fuori sede che venivano dal sud Italia, oltre a quelli di Novara, Bergamo e Brescia“. Lucas è tornato, come gli altri, in fretta, senza il tempo di salutare gli amici del semestre in cerca di un biglietto di ritorno. “È stata una spesa grossa. Comprare un volo diretto era troppo caro. Ho fatto Malpensa-Barcellona a 200 euro poi con un treno sono andato a Valencia“. A Malpensa nessuno l’ha controllato in entrata e nessuno, soprattutto, l’ha controllato all’arrivo a Barcellona. “So di amici che hanno avuto però controlli all’entrata all’aeroporto di Bergamo“.

Chiediamo a Lucas se i timori e gli episodi di panico in Italia relativi ai contagi siano stati, nella sua percezione, smisurati. “No. Se in Spagna ci fosse lo stesso numero di casi che avete voi, la situazione sarebbe molto più pesante. Gli spagnoli sono sempre più esagerati degli italiani“. Ma sui media che spazio occupano le notizie sul coronavirus? “In televisione qui non si parla d’altro, sia sulle reti locali che sulle nazionali. La gente ha molta paura, e molta più degli italiani. A Milano la vita continuava normalmente, almeno. A Valencia poi c’è un problema in più che alimenta la paura”. Quale? “Mercoledì 19 febbraio c’è stata a San Siro Atalanta-Valencia con 2500 spagnoli in trasferta. C’è molta preoccupazione“. Timori che Lucas ha percepito anche al rientro: “Sento che c’è discriminazione nei nostri confronti perché siamo tornati dall’Italia. C’è chi ci chiede dove andiamo, cosa facciamo, se stiamo in casa, se abbiamo fatto il test. Alla madre di un mio amico, anche lui tornato da Milano come me, il medico ha detto perché fosse andata da lui visto che aveva toccato suo figlio. Lui abita in un paesino vicino a Cuenca: più i paesi sono piccoli più questi episodi sono frequenti”.

Lucas sta bene, ma il test lo farà: ha chiamato il numero dedicato per avere informazioni su cosa dovesse fare al rientro, ma gli hanno detto che dovrà aspettare un’ambulanza a casa: arriveranno lì, gli faranno il test e se negativo potrà interrompere l’autoisolamento. “Al momento è tutto sospeso, un biglietto per tornare a Milano non ce l’ho. Chissà se potrò finire l’Erasmus“.

(aggiornata al 28 febbraio 2020, ore 16.32)

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