“Succede che una bomba ti caschi vicino e di colpo la prospettiva cambia. Così ho deciso di annullare la nostra festa di Carnevale di dopodomani”. Così Linus in un breve commento pubblicato sulla Stampa, dove il conduttore di Radio Deejay spiega la decisione di cancellare l’evento in programma per martedì 25 febbraio all’Alcatraz di Milano annunciata sabato sui social.

“Ho passato le ultime settimane a tranquillizzare, sminuire e rassicurare a proposito del coronavirus tutte le persone intorno a me: a casa, sul lavoro, per radio. Un po’ per fatalismo, un po’ perché conosco il bisogno di “fare notizia”, un po’ perché sono tutto fuorché un ipocondriaco, e un po’ perché, tra tanti difetti, questa nostra epoca ha perlomeno il vantaggio di essere più strutturata e preparata per affrontare un’influenza”, è la premessa.

“Nonostante ci avessimo già investito tempo, denaro ed entusiasmo, ho pensato che fosse più prudente lasciar perdere, in fondo la nostra è una di quelle serate che si possono ripetere in qualunque momento. Se cancellarla poteva servire anche solo a far sentire più tranquilli quelli che si chiedevano se venire o no perché non farlo?”, prosegue sottolineando che si trattava di una “piccola festa” con 3mila persone.

“Si può obiettare che di questo passo dovremmo chiudere, almeno a Milano (o in Veneto) tutto quello che è pubblico: scuole, ristoranti, posti di lavoro, metropolitane, stadi. Credo che l’unica risposta sia il buon senso: se è vero che non si può smettere di vivere per pochi casi di un virus che certamente non è la peste – è la conclusione – è vero anche che se è pericoloso come ci viene venduto lavarsi le mani non è più sufficiente. E non solo in senso metaforico. Forse si potrebbe cominciare con le condivisioni superflue, almeno in questo periodo intermedio. Così come abbiamo fatto noi, si potrebbero annullare, sospendere o rinviare molti altri piccoli eventi”.

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