“Ero stato convocato per fare un tampone ma mancano i tamponi”. Il sindaco di Bertonico, Angelo Chiesa, denuncia la carenza di test per individuare il coronavirus nella zona rossa del lodigiano. Bertonico infatti è uno dei comuni per cui il governo ha disposto l’isolamento. Il primo cittadino ha raccontato a Che tempo che fa su Rai2 che oggi, nonostante abbia il raffreddore, non ha potuto eseguire il tampone perché non ce n’erano più.

La stessa risposta che si è sentito dare anche Ceky Grecchi, un cittadino di Codogno, il piccolo paese del lodigiano considerato l‘epicentro del focolaio lombarbo, dato che vi risiede il 38enne tuttora considerato il paziente uno. “A Codogno sono finiti i tamponi, aspetti in casa finché non arrivano”, è la risposta che Grecchi racconta di aver ricevuto da un medico del ministero della Salute, raggiunto dopo un tortuoso giro di telefonate volte ad “autodenunciarsi” come caso sospetto, dopo giorni di malessere.

Dopo un primo post su Facebook, Grecchi e la sua famiglia hanno scelto di non parlare coi giornalisti, ma hanno confermato la storia, arricchendola di particolari inediti, alla consigliera comunale di Codogno Rosanna Montani, che ilfattoquotidiano.it ha contattato. Dopo un po’ di giorni di febbre bassa, Grecchi contatta il proprio medico di base che, dato il sospetto di Coronavirus, non esce per la visita e lo dirotta al 112. Al numero d’emergenza, l’operatore gli chiede di possibili contatti con contagiati e lui rivela di abitare nello stesso palazzo della “coppia n. 1”, il 38enne e sua moglie incinta.

A questo punto l’operatore avrebbe risposto che non era un motivo sufficiente per far scattare il piano di prevenzione, sempre secondo la versione di Grecchi. La famiglia ottiene una visita domiciliare di un amico medico volonteroso, che rileva una buona situazione polmonare, poi attiva un’amica con i canali giusti per arrivare direttamente al ministero della Salute. Alla fine Grecchi riesce a parlare con un medico di alto grado del ministero e si ricorda un particolare non riferito al 112: di essere andato a cena, ai primi di gennaio, con quello che sarebbe poi diventato il “paziente n. 39”.

A questo punto il medico del ministero non ha dubbi: si prende carico di iscrivere lui stesso Grecchi nella lista dei casi da verificare ma, lo avverte, dovrà pazientare perché al momento i tamponi che si utilizzano per prelevare campioni organici dai sospetti contagiati sono finiti. A Grecchi sorge dunque un sospetto: che gli operatori dei numeri di emergenza siano stati costretti a prendere tempo perché sapevano di non poter procedere con il test fino a un nuovo rifornimento. L’Azienda socio sanitaria territoriale di Lodi, diretta da Massimo Lombardo, contattata da ilfattoquotidiano.it, rifiuta di fornire un commento e rimanda ai vertici sanitari della Regione Lombardia. Che però al momento non rispondono. Intanto però da Bertonico, per bocca del sindaco, è arrivata la stessa identica segnalazione.

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