Tutto fermo. A 24 ore dalla riunione del consiglio di amministrazione Rai, convocato per domani alle 10.30, ai consiglieri di viale Mazzini non è arrivata alcuna proposta di nomina ai vertici dei telegiornali di rete da parte dell’amministratore delegato Fabrizio Salini. Tradotto: manca ancora la quadra sull’accordo politico relativo al mini-pacchetto di nomi circolato nelle indiscrezioni delle ultime ore, con le nomine che quindi slitteranno ancora perché senza intesa c’è il rischio concreto che le proposte dell’ad vengano bocciate con un voto dei due terzi del Cda. Per le nomine dei direttori di testata, infatti, lo Statuto Rai prevede che il parere del Cda sia vincolante se espresso da una maggioranza qualificata: dunque con 5 voti contrari si può bloccare una nomina proposta dall’ad Fabrizio Salini. In questa incertezza, l’unico curriculum inviato ai consiglieri, al momento, è quello di Marcello Ciannamea, indicato dall’amministratore delegato alla guida della direzione Distribuzione. Da parte di Salini nessun commento e nessuna spiegazione, ma dai vertici di viale Mazzini hanno fatto circolare la notizia che in vista del cda di domani l’ad sta preparando un discorso in cui esporrà una serie di riflessioni più ampie sulla situazione attuale, sul percorso recente e sulle prospettive future. Tutti gli scenari – secondo quanto scrivono le agenzie di stampa – sono aperti.

Questo tipo di incertezza, però, non piace al Partito democratico, che ha criticato aspramente il modus operandi dell’amministratore delegato e punta ad accrescere il proprio peso specifico nell’informazione pubblica dopo la nascita del governo giallorosso. A parlare tramite una nota ufficiale è stato il vicecapogruppo a Montecitorio Michele Bordo, secondo cui “ancora una volta l’ad Salini rinvia il rinnovo dei vertici dell’informazione Rai, peraltro necessario alla luce anche della multa monstre comminata dall’Agcom per violazione degli obblighi del contratto di servizio in tema di pluralismo, trasparenza e imparzialità, dimostrando la sua incapacità di decidere”. Da qui la richiesta di un passo indietro non più rinviabile: “Non se ne può più della paralisi del servizio pubblico e della palude nella quale Salini e l’attuale management della Rai tengono in ostaggio la più grande azienda culturale del Paese – ha detto Bordo – Si metta fine a questa agonia del servizio pubblico: ribadiamo che per quanto ci riguarda il tempo è finito e l’Ad Salini deve valutare se proseguire, a questo punto, con la sua esperienza in Rai – è la conclusione del ragionamento del vicecapogruppo dem alla Camera dei deputati – così come se continuare a tenere ai vertici dell’informazione i protagonisti della peggiore stagione in termini di pluralismo e informazione degli ultimi anni“.

Resta il fatto, che per l’esasperarsi di motivazioni e pressing politici diversi rappresentati in Cda, le nomine di domani avrebbero evidentemente rischiato di non passare: da un lato chi riteneva il mini-pacchetto di nomine (nelle ultime ore si era parlato soltanto di due nomine alle news, Mario Orfeo al Tg3 e Giuseppina Paterniti alla direzione Approfondimento) troppo esiguo per dare il segno di un riequilibrio filo-governativo rispetto al precedente governo giallo-verde (il Pd e Iv); da un altro lato chi invece trovava insensata la sostituzione di Paterniti al Tg3, come il consigliere Rai espresso dai dipendenti, Riccardo Laganà, che riteneva inspiegabile l’avvicendamento alla guida della testata di un direttore che non ha avuto richiami da Agcom, che non ha problemi di gestione della redazione e che è anche l’unica donna alla guida di uno dei tre maggiori Tg Rai; da un altro lato ancora il presidente Foa e i consiglieri attualmente ‘all’opposizione’ (Igor De Biasio e Giampaolo Rossi) che ritengono che il Pd sia già stato accontentato abbastanza con la nomina di Stefano Coletta a Rai1 (e con la permanenza di Antonio Di Bella a RaiNews24). In questo scenario gli occhi erano puntati in particolare sul consigliere vicino al M5S, Beatrice Coletti, dal momento che il suo voto sarebbe stato determinante sia per sancire un accordo Pd-M5S sulle nomine, sia per non rischiare appunto che le nomine venissero ‘bocciate’ dal voto contrario di 5 consiglieri. La decisione di non toccare la direzione del Tg1, dove Giuseppe Carboni era stato indicato con il gradimento dei 5Stelle, sembrava in grado di far ottenere il placet sul mini-pacchetto (Tg3 e Approfondimenti) previsto per domani. Ma evidentemente non c’erano certezze o forse è mancata la volontà di far passare delle nomine con soli 3 voti (su 7) a favore. In ogni caso, di fronte all’ennesimo stop ‘eterodiretto’ alle dinamiche aziendali, Salini avrebbe reagito mettendosi a preparare un discorso per il Cda di domani con cui mettere ognuno di fronte alle proprie responsabilità. E gli scenari sarebbero tutti aperti, compresa l’ipotesi di dimissioni dell’ad.

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