Nuove accuse a Huawei negli Stati Uniti. Il procuratore federale di Brooklyn ha aperto nei confronti del gruppo cinese delle tlc un procedimento per il reato di “criminalità organizzata“, per aver rubato segreti commerciali agli Usa. Lo riporta il Wall Street Journal. Per la procura newyorchese si tratta di un’attività che Huawei svolge da almeno un decennio e che ha avuto come obiettivo almeno sei aziende americane, in violazione dei diritti di protezione della proprietà intellettuale. Un’attività criminale per rafforzare il suo business globale.

Nel gennaio 2019 Huawei era stata accusata di aver rubato segreti commerciali all’azienda americana di Tlc T-Mobile e in quell’occasione scattò l’arresto in Canada della responsabile finanziaria del gruppo cinese, Meng Wanzhou, soprannominata Lady Huawei perché figlia del fondatore Ren Zhengfei. Stavolta a lanciare l’allarme sul furto di segreti commerciali da parte del colosso cinese è stato il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Robert O’Brien, secondo cui ha realizzato delle porte di accesso segrete nei suoi sistemi hardware per potersi impossessare dei dati contenuti nelle reti mobili. Un monito per gli alleati, a partire da Londra, che vogliono andare avanti con l’azienda cinese sul fronte dello sviluppo delle reti di nuova generazione 5G.

“Le accuse statunitensi non sono altro che una cortina fumogena – non seguono alcuna logica accettata nel settore della cyber security”, è stato il commento della società cinese. “Huawei non ha mai e mai avrà accesso segretamente alle reti di telecomunicazioni, né ha la possibilità di farlo. La gestione e l’uso effettivo delle intercettazioni legali sono condotti unicamente dagli operatori e dalle autorità regolatorie. Le interfacce di intercettazione si trovano sempre in sedi protette dell’operatore, e sono gestite da dipendenti che sono controllati dal governo dello stato in cui operano”, sottolinea Huawei. “Se davvero gli Stati Uniti dovessero scoprire violazioni da parte di Huawei, noi chiediamo ufficialmente agli Stati Uniti di rivelare prove specifiche invece di usare i media per diffondere voci del tutto infondate”. E ancora: “La cyber security e la protezione della privacy dell’utente sono priorità assolute di Huawei. Le osservazioni fatte dai funzionari statunitensi ignorano completamente gli enormi investimenti e l’efficace lavoro fatto da Huawei e dagli operatori per la gestione dei rischi in tema di cyber security. Siamo molto indignati dal fatto che il governo statunitense non abbia risparmiato alcuno sforzo nello stigmatizzare Huawei”.

Intanto, però, venerdì il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha annunciato che estenderà una licenza temporanea allentando le restrizioni sugli accordi commerciali con Huawei per altri 45 giorni. E’ la quarta volta che il governo degli Stati Uniti permette all’azienda di ottenere una proroga da quando il gigante tecnologico cinese è stato messo sulla lista delle entità per le cosiddette “preoccupazioni per la sicurezza nazionale”, nel maggio del 2019.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Parigi, il candidato sindaco Griveaux (En Marche) dopo la diffusione di immagini intime: “Attacchi ignobili e minacce di morte, è troppo”

next
Articolo Successivo

Zaki, il presidente della Camera in Egitto contro Sassoli: “Le sue parole sono interferenze inaccettabili negli affari interni”

next