Dopo la partecipazione al movimento #Niunamenos contro la violenza machista, il #MeToo e le proteste che hanno bloccato le università di tutto il paese nel 2018 per la parità di genere, le donne in Cile compiono un nuovo passo importante: la costituzione del primo partito femminista del paese – il Paf o Partido Alternativa Feminista – l’unico attualmente nel panorama sudamericano e uno dei pochi che va ad unirsi alle 5-6 esperienze simili che si contano nel resto del mondo. Il suo obiettivo è portare la parità di genere e una prospettiva femminista nella redazione della nuova Costituzione del paese.

La decisione di costituire una forza politica femminista è stata presa dal gruppo Lastesis Senior, collegato al collettivo femminista che ha ideato il ballo e canzone “El violador eres tu (Lo stupratore sei tu), diventato virale in tutto il mondo. Dopo l’imponente performance del 5 dicembre allo Stadio Nazionale a Santiago, le manifestanti dai 40 anni in su hanno realizzato che serviva un’organizzazione più strutturata. Così qualche giorno dopo, una settantatina di loro si è riunita a casa di Rosa Moreno, analista politica, ex direttrice di Greenpeace ed esiliata in Belgio fino al 1997, per discutere come fare. Con la stessa metodologia altri 13 gruppi di lavoro si sono incontrati in altre città, come Valparaíso e Concepción, per definire le tracce e adempiere ai requisiti necessari per fondare un nuovo partito politico. “La nuova Costituzione non può essere redatta senza una presenza femminista. Ci sono moltissime donne che vogliono partecipare, disposte a lavorare duro per cambiare ciò che gli sta intorno, a partire da un’etica femminista”, ha spiegato Rosa Moreno, nominata presidente del Paf. Il ‘risveglio’ del Cile con le proteste di ottobre e la forza de LasTesis “ci hanno dimostrato che noi donne possiamo farlo e che questo è il momento di dare il nostro apporto per la costruzione di un paese migliore, più giusto e ugualitario”, continua Moreno.

Ma per cosa vogliono lottare le fondatrici di questa nuova forza politica? Per un mondo senza guerre, senza discriminazioni alle donne, ai popoli nativi, alla comunità Lgbtq+, per creare un Cile senza classismo, razzismo, senza femminicidi né crimini di odio. Un mondo femminista per tutte e tutti. E poi per garantire aborto libero e gratuito a tutte le donne, lotta alla violenza maschilista, riforma delle pensioni, un’istruzione gratuita e laica per tutti, una sanità universale, remunerazione delle casalinghe, e protezione dell’ambiente.

Complessivamente circa mille simpatizzanti hanno elaborato lo statuto, scelto il direttivo e i principi ispiratori. Qualche giorno fa hanno presentato la loro richiesta di approvazione al Servizio Elettorale, e ora hanno due mesi di tempo per raccogliere le 10mila firme necessarie per presentarsi alle elezioni dell’Assemblea Costituente (in linea con quanto prevede la legge per tutti i partiti politici). Il 26 aprile i cileni saranno chiamati a votare al referendum in cui dovranno dire se vogliono o meno riformare la Costituzione che fu approvata durante la dittatura. Se vincerà il sì, ad ottobre verranno poi votati i componenti dell’Assemblea costituente che avrà il compito di redigere la nuova carta costituzionale.

Complessivamente, da quando sono iniziate le proteste sociali in Cile lo scorso 18 ottobre, altri nove gruppi si sono iscritti al Servizio elettorale, tra cui il Partido per la Dignità, Partito dei lavoratori ed ecologia, Partido Cile più giusto, Rappresentazione dei cittadini, Partito per la gente, e Partito Conservatore Cristiano. Il Paf è il primo partito femminista della storia moderna del Cile, anche se durante il ‘900 ci sono dei stati dei gruppi femministi di questo tipo, come il Partito Femminile del Cile, che tra il 1946 e 1954 lottò per il diritto di voto alle donne nel 1949, e dalle cui fila uscì la prima senatrice del Paese, María de la Cruz Toledo. Anche se femminista, il partito permetterà la militanza di uomini al suo interno. “Siamo per la parità, di tutti i generi. Il problema è che in Cile i partiti tradizionali non permettono che vi siano dei cambiamenti reali nella partecipazione femminile – conclude Moreno – Ci sono nuove forze che si stanno formando ora, e con cui condividiamo alcuni concetti e principi, mentre con quelle tradizionali è diverso. Siamo totalmente deluse dalla ex Concertación, che ha governato negli ultimi 30 anni”.

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