Mika è tra i super ospiti di questa 70esima edizione del Festival di Sanremo: un ritorno per lui, che sul palco dell’Ariston ci salì già nel 2017. Il cantante ha spiegato di essere molto legato alla cittadina ligure perché è il primo posto che, da bambino, ha visitato dell’Italia, trascorrendo una vacanza con i genitori. Quella di Mika è stata un’infanzia difficile, come lui stesso ha rivelato qualche tempo fa in un’intervista a Vanity Fair, raccontando episodi molto forti legate ai drammi che ha vissuto nella sua vita privata. Momenti difficili del suo passato che il cantante è riuscito finalmente a superare e per questo ha deciso di raccontarli nelle canzoni del suo ultimo album, come quella dedicata alla sorella Paloma, che 9 anni fa ha avuto un terribile incidente. “Mia sorella Paloma, per esempio, avrebbe sempre voluto fare l’attrice, ma non ha mai potuto farlo perché è nata con una semi paralisi alla parte sinistra del corpo – ha iniziato a raccontare Mika in un’intervista a Vanity Fair -. Per lei sono un punto d’orgoglio ma anche motivo di tristezza”.

“Paloma fumava alla finestra, ma siccome non ha molto equilibrio per via della semi paralisi – ha proseguito il cantante –, è caduta giù dal quarto piano, e cadendo è rimasta infilzata in una cancellata. Mi hanno chiamato, ero l’unico familiare a Londra. Mi dicono: vada a salutare sua sorella, morirà, non c’è niente da fare. Mi avvicino, era una scena terribile. Le dico: ciao Paloma. E lei: puoi dire a questi stronzi di lasciarmi in pace, visto che devo alzarmi? Così guardo la dottoressa: mi scusi, ma questa non muore. Visto che non potevano semplicemente sfilarla, hanno segato il cancello e l’hanno portata via ancora con le aste che le trafiggevano il corpo“.

Non solo, Mika ha poi raccontato del rapimento subito dal padre: “Avevo sette anni. Mio padre, consulente finanziario, era stato preso in ostaggio in Kuwait nell’ambasciata americana. È tornato sette mesi dopo, completamente cambiato. Prima era papà, poi era Mike: non riuscivamo più a chiamarlo papà, quell’uomo magro con la barba, che aveva vissuto cose fortissime, noi figli non lo riconoscevamo più“, ha ricordato Mika che poi ha ricordato le difficoltà che ha dovuto affrontare in seguito.

Quel trauma coincise infatti con “un tracollo economico, abbiamo perso la casa, con i creditori che venivano a pignorarci i mobili – ha rivelato -. Così ci siamo trasferiti a Londra dove abbiamo vissuto in un bed and breakfast per due anni. Dovevamo ricostruire la nostra vita da zero. È in quel momento che tutti i miei problemi esplodono, su tutti la dislessia, e poi l’insegnante violenta e l’espulsione da scuola“.

E così è iniziata la sua carriera: “Mia madre viene da me e mi dice: ok, adesso tu vai a lavorare; o sarai un fallimento totale o un grande successo; se fallisci, uno come te non può che finire in prigione. Non so perché lo diceva, oggi può sembrare una frase buffa, ma è stata l’ossessione della mia vita. Lo spauracchio del fallimento ha cominciato a perseguitarmi da quando ero bambino. Mia madre mi mette sotto con il canto: quattro ore di esercizio al giorno. Non voleva la popstar: per me voleva il successo, che per lei significa coltivare un talento creativo, trovare soddisfazione nell’espressione artistica, che è come un superpotere che nessuno può toglierti e che ti dà la vera libertà. Ma la mia nuova vita di allenamento costante mi ha allontanato ancora di più da mio padre. Perché a quel punto ero diventato un progetto: il progetto di mia madre”, ha concluso Mika.

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