La memoria non può essere confinata nella storia del Novecento, ma deve rappresentare un monito per l’oggi e il futuro, per questo non basta “dare un colpo di spugna sul passato” per cancellare il fascismo. L’indifferenza è l’anticamera della barbarie”. Ha parlato così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione delle celebrazioni al Quirinale del Giorno della Memoria. Il Capo dello Stato ha quindi lanciato un avvertimento, ricordando che il genocidio nazista, con tutti i suoi orrori, avvenne “nell’indifferenza di tanti. Un’indifferenza diffusa. Anche in Italia”.

La manifestazione è stata aperta dalla proiezione di un filmato dal titolo Shoah: figli del dopo e vi hanno partecipato, tra gli altri, la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Noemi Di Segni e la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. “In Italia, sotto il regime fascista, la persecuzione di cittadini italiani ebrei non fu, come a qualcuno ancora piace pensare, all’acqua di rose. Fu feroce e spietata. E la metà degli ebrei italiani, deportati nei campi di sterminio, fu catturata e avviata alla deportazione dai fascisti, senza il diretto intervento o la specifica richiesta da parte dei soldati tedeschi”, ha continuato il presidente spiegando che tra “il carnefice e la vittima non può esserci mai una memoria condivisa” e che se “il perdono esiste e concerne la singola persona offesa, non può essere inteso come un colpo di spugna sul passato”.

Perdono, quindi, senza mai dimenticare ciò che è successo. Il ricordo “va onorato, preservato e trasmesso alle nuove generazioni affinché non avvengano mai più quegli orrori”. Perché il pericolo di una nuova ondata di discriminazione e persecuzione può verificarsi e prendere di nuovo il sopravvento: “Per fare davvero i conti con la Shoah non dobbiamo rivolgere lo sguardo soltanto al passato. Perché il virus della discriminazione, dell’odio, della sopraffazione, del razzismo non è confinato in una isolata dimensione storica, ma attiene strettamente ai comportamenti dell’uomo. E debellarlo riguarda il destino stesso del genere umano”.

Bisogna quindi ribadire “una volta per tutte l’impegno contro il razzismo, l’odio, la guerra e la sopraffazione. Contro l’antisemitismo, di vecchio e nuovo conio, che talvolta si traveste da antisionismo, negando il diritto all’esistenza dello Stato di Israele“. E il presidente della Repubblica si è soffermato anche sull’ultimo episodio di intolleranza avvenuto a Mondovì, in provincia di Cuneo, dove sulla porta di casa di una ex staffetta partigiana è apparsa la scritta “Juden Hier” (“Qui ci sono ebrei”): un gesto “ignobile” che dimostra come “purtroppo l’antisemitismo non sia scomparso”.

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