L’Australia in fiamme, il cambiamento climatico, Trump e i diritti delle donne: ritirare un premio sul prestigioso palco dei Golden Globe è l’occasione per mandare un messaggio potente. Joaquin Phoenix, Patricia Arquette e Michelle Williams si sono tolti qualche sassolino dalle scarpe nonostante le raccomandazioni del conduttore, il comico Ricky Gervais, che aveva avvertito i vincitori di “ringraziare il vostro agente e il vostro Dio, e poi fuori dalle scatole”.

Ricky Gervais contro tutti. Com’è tradizione, il comico chiamato a presentare la cerimonia inizia la serata con un monologo al vetriolo che non risparmia nessuno: dal musical Cats a Martin Scorsese, da Leonardo DiCaprio a Jeffrey Epstein. Il politicamente corretto? Questo sconosciuto: Gervais spara a zero anche sugli scandali di molestie sessuali, scherza sull’Isis e sul pericolo di una guerra. Confessa l’inconfessabile sullo streaming: “A nessuno interessa più niente dei film, nessuno va al cinema. Tutti guardano Netflix. Questo cerimonia avrebbe più senso se venissi qui semplicemente a dire “Brava Netflix, hai vinto. Tutto.”E intima agli attori di tenere brevi i discorsi dice: “Non conoscete il mondo reale, non siete nella posizione di dare lezioni su niente. La maggior parte di voi ha passato meno tempo dietro i banchi di scuola di Greta Thunberg”.

Joaquin Phoenix e l’ambiente. Super favorito per la sua performace in Joker, l’attore ha effettivamente conquistato il Golden Globe: al pubblico ha regalato un lungo discorso molto censurato in cui, tra un bip e l’altro, chiede di impegnarsi di più per l’ambiente: “Voglio ringraziare l’Hollywood Foreign Press per aver riconosciuto il legame tra allevamenti intensivi e cambiamento climatico – ha esordito l’attore, riferendosi al menù vegano della serata – è stata una mossa coraggiosa e manda un messaggio potente. Agli altri attori che sono stati nominati vorrei dire che…questa del migliore attore è una str***ata, non esiste, è stato creato per fare migliori pubblicità nei programmi tv”. Tra gli applausi ha proseguito: “Al contrario di quel che credete, non voglio agitare le acque, ma sono le acque ad essere già fo**utamente agitate. È molto bello che tante persone si siano pronunciate in merito e abbiano espresso la loro solidarietà nei confronti dell’Australia, ma dobbiamo fare più di così. Penso che tutti dovremmo unirci per portare un qualche tipo di cambiamento: il voto è importante, ma dobbiamo prenderci le responsabilità delle nostre azioni e fare qualche sacrificio nelle nostre vite, così da fare la differenza. Per esempio, potremmo anche evitare di prendere jet privati per andare a Palm Springs, per favore”.

Patricia Arquette contro Trump. Il discorso più politico della serata lo ha fatto Patricia Arquette, che si è presentata sul palco con un abito laminato scollatissimo e un paio di occhiali da sole vintage. Lei ha attaccato direttamente il presidente Trump per il raid in Iraq e la tensione diplomatica: “Quando penseremo a questa notte sui libri di storia troveremo un Paese sull’orlo della guerra, gli Stati Uniti d’America. Un presidente ha twittato minacciando di sganciare 52 bombe, anche su siti di interesse culturale. I giovani rischiano la vita viaggiando per il mondo. Ci sono persone che non sanno se cadranno bombe sulla testa dei propri figli. E il continente australiano è in fiamme”. L’attore neozelandese Russell Crowe – originario di Wellington – non è andato alla cerimonia a Los Angeles per restare vicino alla sua gente in questo momento così delicato. Anche Nicole Kidman si è commossa pensando al suo Paese: ha lasciato la cerimonia quindici minuti dopo l’inizio.

Michelle Williams e le donne L’attrice è salita sul palco con il pancione: aspetta un figlio da Thomas Kail, il regista di Fosse/Verdon. “Sono grata per aver vissuto in un momento della nostra società in cui esiste la possibilità di scegliere, perché come donne e come ragazze possono accadere cose al nostro corpo che non sempre sono una nostra scelta”. Il riferimento è ai movimenti antiabortisti che stanno prendendo sempre più piede negli Stati Uniti. Poi ha commentato il suo percorso, privato e professionale, per arrivare fin lì, lanciando un appello alle donne più giovani: “Non sarei stata in grado di farlo senza la consapevolezza del diritto di scelta di una donna. Quindi, donne dai 18 ai 118 anni, quando è il momento di votare, per favore, fatelo nel vostro interesse personale. È quello che gli uomini fanno da anni, motivo per cui il mondo assomiglia molto a loro, ma non dimenticate che siamo il più grande organo di voto in questo paese”.

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