Alla serata inaugurale di Sanremo Rula Jebreal avrebbe dovuto tenere un monologo sulla violenza sulle donne. A raccontarlo è la stessa giornalista italo israeliana in un’intervista a Gad Lerner su Repubblica. “Con lo staff della direzione artistica ho cominciato a raccogliere i dati Onu e a preparare il monologo che avrei dovuto presentare nella serata inaugurale”, dice. A contattarla era stato Amadeus in persona al quale ha parlato di “Loujain Alhathloul, stuprata perché rivendicava il suo diritto di voto e di guidare l’automobile. E poi della mia amica yazida Nadia Murad, premio Nobel, coinvolta insieme a me dal presidente francese Macron in un Comitato per l’uguaglianza. Abbiamo progettato di coinvolgere Michelle Obama o in alternativa Oprah Winfrey per parlare di questi temi”.

Poi però la notizia è finita su Dagospia: e i social sono stati inondati di polemiche. “Sarebbe interessante sapere da dove gli è arrivata la notizia, con timing perfetto. Spiegherebbe tutto quel che è successo dopo. Gli attacchi, le insinuazioni, l’accusa di essere niente meno che una persona che odia e denigra il paese di cui sono cittadina”, dice Jebreal , visto che dopo le polemiche la Rai le ha chiuso le porte. “Sabato scorso mi hanno telefonato pregandomi di fare io il passo, di rinunciare spontaneamente. Mi sono rifiutata. Gli ho mandato un messaggio scritto: se volete censurarmi dovete essere voi ad assumervene la responsabilità. Amadeus non ha nessuna colpa. Mi auguro che riesca a portare avanti il suo bellissimo progetto”.

Ma perché i vertici di viale Mazzini hanno deciso di eliminare Jebreal dall’edizione numero 70 del festival della canzone italiana? Secondo la giornalista “qualcuno si è spaventato che venisse offerta una ribalta a italiani nuovi, a persone diverse come me che appartengono a un’Italia inclusiva, tollerante, aperta al mondo, impegnata in missioni di dialogo e di pace”. Per Rula “in Rai c’è un brutto clima, e gli attacchi sono partiti da persone vicine a Matteo Salvini”. Quindi la giornalista continua: “Trasmettono un’immagine chiusa, vecchia dell’Italia. Cosa vuol dire essere italiani? Avere tutti la pelle dello stesso colore e le stesse idee? L’Italia che noi sogniamo per i nostri figli è un paese collegato al resto del mondo. È un’Italia in cui c’è posto per Salvini ma anche per Liliana Segre e, se permettete, per Rula Jebreal“.

Secondo la giornalista il festival “sarebbe stata un’occasione ideale di apertura al mondo su tematiche che non sono né di destra né di sinistra“. Quanto alle accuse di avere definito l’Italia un Paese razzista, “resto allibita – dice la Jebreal – Sono grata all’Italia, e dopo quel che è successo intensificherò le mie presenze qui, non solo per venire a trovare mia figlia. Impegnarsi contro la xenofobia e la violenza sulle donne non deve essere né di destra né di sinistra. Se qualcosa devo rimproverarmi, è di non avere spiegato meglio quel che stavo facendo all’estero anche per onorare la mia cittadinanza italiana”, conclude.

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