“Mi piacerebbe prendermi un anno di tempo per leggere e basta. Per ascoltare musica quando ne sento la necessità. Per stare con gli amici, perché ce ne stiamo andando tutti…” In una lunga intervista pubblicata oggi su Repubblica, il regista newyorkese Martin Scorsese racconta desideri e aspirazioni ora che ha 77 anni. Mezzo secolo di carriera (con il fiore all’occhiello di un premio Oscar) Scorsese ha appena festeggiato il successo di The Irishman, distribuito al cinema e sulla piattaforma Netflix.

E pensare che all’inizio era titubante, non voleva girarlo: “L’ho visto come un pericolo”, ha raccontato a Dave Itzkoff del New York Times, temendo di finire a fare l’ennesimo film sulla mafia. E invece ha avuto la possibilità di “parlare della vita e dell’esistenza”. I temi della vita e della morte tornano spesso nell’intervista: “Bisogna lasciar andare le cose, soprattutto quando si ha l’osservatorio privilegiato di un’età considerevole. La morte spesso arriva all’improvviso – continua – perciò se ti viene concessa la grazia di continuare a lavorare, faresti meglio a trovare qualcosa che valga la pena di essere raccontata”. Dice che a motivarlo, ora, sono le nuove prospettive offerte dalla piena accettazione della fine: “Tutto dipende dagli ultimi giorni di vita, è il nostro ultimo atto“, dice, citando The Irishman.

Cinque matrimoni, tre figli, il regista descrive la sua routine quotidiana con sarcasmo: “Esco, mi ficcano in macchina, mi portano da qualche parte, mi fanno scendere, qualcuno mi parla, io rispondo di sì e poi torno a casa e cerco di entrare senza che i cani mi saltino addosso facendo i matti”. Quando il giornalista gli chiede i suoi film preferiti del 2019, Scorsese si sbilancia solo per Parasite di Bong Joon-Ho. Poi parla di Joker, il film che ha rinunciato a contribuire a produrre. Sa che contiene molti omaggi alla sua opera, ma ne ha visto solo alcuni spezzoni e non ha alcuna fretta di finirlo: “Che altro mi serve? Ho capito. Va bene”.

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