Tre irresistibili brontoloni contro i supereroi Marvel. Chi l’avrebbe mai detto che un giorno avremmo visto Martin Scorsese, Francis Ford Coppola e Ken Loach lanciare insieme strali contro il cinema? Il motivo del contendere da diversi giorni a questa parte è il giudizio di questi tre grandi cineasti del novecento rispetto ai cinecomic. A dare fuoco alle polveri è stato l’autore di Taxi Driver. “Non li guardo. Ci ho provato, ma non è cinema. La cosa più vicina a quei film, per quanto siano fatti bene e abbiano attori che fanno del loro meglio viste le circostanze, sono i parchi a tema”, ha spiegato Scorsese. “Martin è stato anche gentile quando ha detto che non sono cinema. Lui non ha detto che sono spregevoli, allora lo dico io”, ha aggiunto l’autore de Il Padrino. “Sono noiosi, cinici. Non hanno nulla a che fare con il mondo dell’arte”, ha chiosato poche ore fa l’amato cantore degli oppressi, autore di Piovono pietre e Io, Daniel Blake.

Un fuoco di fila che si è impantanato sui social in una disfida alla Funari: panettone contro pandoro, vecchi barbogi e altezzosi contro giovani spettatori moderni e yéyé. Un messaggio così potente che nemmeno lo storytelling renziano della rottamazione, oltretutto stranamente scomparso dal programma politico di Italia Viva. Eppure in questo vertiginoso crinale polemico, che sembra separare il cinema d’essai, frutto del paradigma critico e produttivo dell’autorialità nouvelle vague, dall’operazione commerciale oggettivamente ultrapopolare dei multimilionari film con supereroi, sta tutta la crisi del sistema cinema odierno. Intanto un paio di precisazioni a livello storico gioverebbero per tutti, soprattutto ai giovinastri che tanto sbertucciano i sacri vegliardi. Coppola e Scorsese sono due signori che hanno rivoluzionato il cinema. Ovvero hanno piegato le major hollywoodiane in crisi nei primi anni settanta ai loro voleri creativi. Che poi gradualmente, anno dopo anno, decennio dopo decennio, il sistema produttivo di Hollywood se li sia rimangiati, digeriti e sputacchiati qua e là, facendoli finire ultrasettantenni col cappello in mano a cercare qualche spicciolo per poter finire degnamente una carriera, è un altro discorso. Ken Loach, poi, è un altro umile signore che ha mostrato su grande schermo le masse popolari, talvolta volgari e dissennate, e si è fatto le ossa come regista nella tv di stato inglese, la BBC, per un quindicennio, prima di orientarsi al grande schermo. Insomma non siamo di fronte alla caricatura dell’autore snob ed elitario che vive di riflesso del ruolo inventato da questi antesignani. Questo per sottolineare il “da che pulpito viene la predica”.

numero due. Dall’altro lato, cioè dai film Marvel, c’è semplicemente il potere industriale hollywoodiano post 2000 che si autoalimenta in un oggettivo delirio collettivo legato alla grande tradizione dei supereroi da fumetti. Non che i film tratti da fumetti non esistessero prima dei cinecomic Marvel (il Superman di Lester e i Batman di Burton e Nolan, per dire, sono gioielli inestimabili) ma qui siamo di fronte a un transfer di massa di dimensioni galattiche che si reitera in un sequel infinito, vagamente seriale, finemente catatonico, per il quale ogni tanto scappa detto, come fa un collega dirimpettaio di giornale: “bravi ma basta”. Nulla di rivoluzionario, insomma. Semplicemente il sistema che comanda finanziariamente decide quale strada prende l’industria culturale di questo nuovo millennio. Solo che il terzetto di anziani cineasti e l’enorme asteroide dei cinecomic sono i due lati della stessa medaglia: ovvero l’industria cinematografica. Pubblico di massa o di nicchia, multisale o salette minute, entrambe le fazioni in gara in questi giorni fanno parte con percentuali e proporzioni differenti del grande circo delle immagini su grande schermo. Il trio a suo modo ha modificato all’epoca il corso generale degli eventi, la produzione Marvel asseconda oggi la spinta generale del momento. Punto.

La differenza semmai, e qui cominciamo a fare il tifo, in modo a dir poco disgustoso, per Scorsese-Coppola-Loach, sta proprio nella sostanza. “Non è un cinema di esseri umani che cerca di veicolare esperienze emotive e psicologiche ad altri esseri umani”, ha argomentato Scorsese. “Dal cinema ci aspettiamo di ottenere qualcosa che sia illuminazione, conoscenza, ispirazione”, ha spiegato Coppola. “I film Marvel sono pensati come prodotti esattamente come gli hamburger, e non per comunicare, non per parlare alla nostra immaginazione”, ha rifinito magistralmente Loach. Chiaro, il re mica ha bisogno di controbattere, ci stanno pensando già tanti vassalli, valvassori e valvassini sui social. Eppure come ci hanno sfruculiato magicamente pancia e cervello Il Padrino, Quei bravi ragazzi, Il vento che accarezza l’erba (anche se chi scrive metterebbe per ognuno dei tre maestri La conversazione, America 1929 e Family Life) nemmeno ci riuscirebbero quaranta ore di battaglie tra Iron Man e Thanos. Insomma, se ci chiedessero chi buttare dalla torre, butteremmo giù i film Marvel. Tanto sono supereroi e risalirebbero in un batter d’occhio…

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