Quella che si concluderà il prossimo 26 gennaio in Calabria sarà la campagna elettorale dei transfughi che vogliono entrare in Consiglio regionale. Se questa fosse la posta in gioco, il centrodestra avrebbe già vinto. E se anche il Movimento 5 Stelle ne ha uno, come Alessia Bausone (ex tesserata Pd ed ex coordinatrice della mozione Boccia all’ultimo congresso del Partito Democratico), tra cambi di casacca e soggetti chiacchierati la coalizione guidata dalla deputata di Forza Italia, Jole Santelli, è quella che si è messa più in evidenza, riuscendo a candidare consiglieri regionali eletti cinque anni fa con il centrosinistra di Mario Oliverio.

Tra questi c’è Tonino Scalzo, oggi passato all’Udc ma fino a ieri con i “Moderati per la Calabria” assieme al consigliere Franco Sergio che, invece, si è candidato con “Santelli presidente”, nella stessa lista dove ci sono pure Vincenzo Pasqua (ex “Moderati per la Calabria”) e Mauro D’Acri che, nel 2014, stava con “Oliverio presidente”.

Il premio per il miglior salto della quaglia spetta, invece, al consigliere regionale Giuseppe Neri. Vicinissimo al Pd che cinque anni fa lo aveva candidato ed eletto nella lista “Moderati per la Calabria”, adesso Neri si è lanciato tra le braccia della Meloni e sosterrà Jole Santelli. In Fratelli d’Italia si è ritrovato con il sindaco di Sant’Eufemia, Domenico Creazzo, scelto dal centrosinistra come vicepresidente del Parco nazionale d’Aspromonte, e con il consigliere comunale di Reggio Calabria, Demetrio Marino, che nel 2014 aveva sostenuto l’elezione del sindaco Falcomatà. Lo aveva fatto anche Nicola Paris eletto a Palazzo San Giorgio, sede del comune di Reggio, con il centrosinistra tanto che aveva ricevuto dal primo cittadino pure deleghe importanti come quella per l’edilizia scolastica. Oggi Paris è candidato con l’Udc.

Forza Italia, invece, punta su Antonio Daffinà, detto Tonino, il cui nome (anche se non è indagato) compare nel verbale del pentito Andrea Mantella. Verbale finito nelle carte dell’inchiesta “Rinascita” della Dda di Catanzaro dove, oltre ai rapporti tra la cosca Mancuso e i colletti bianchi, è possibile leggere la cartina dei massoni vibonesi tracciata dal collaboratore di giustizia. Tra questi, il pentito Mantella inserisce proprio “Tonino Daffinà” e altri personaggi locali. Tutti soggetti che, secondo il pentito, “avevano rapporti con la ‘ndrangheta, nel senso che gli chiedevano dei favori e loro si mettono a disposizione, per ottenere provvedimenti amministrativi e autorizzazioni, favori in ospedale, posti di lavoro”. Daffinà era stato commissario straordinario dell’Aterp (l’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica) e in questa veste coinvolto nell’inchiesta sull’utilizzo dei fondi Ex Gescal per acquistare la sede dell’ente. Nei suoi confronti, per quella vicenda, è stato chiesto il rinvio a giudizio, così come per il vicepresidente del Consiglio regionale Pino Gentile. Anche lui, “sempre eterno” della politica cosentina e fratello dell’ex sottosegretario Tonino Gentile, è candidato con la Santelli nella lista “Casa della Libertà”.

Forza Italia, inoltre,candida anche Maria Grazia Pianura, moglie di Pasquale Farfaglia, l’ex sindaco del comune San Gregorio di Ippona, sciolto per infiltrazioni mafiose.

Nella lista “Santelli Presidente” un nome “degno” di nota è quello di Vito Pitaro, oggi folgorato sulla via del centrodestra ma in passato consigliere comunale di Rifondazione Comunista, assessore socialista e dirigente del Pd. A 3800 euro al mese, inoltre, per cinque anni Pitaro è stato capostruttura del consigliere regionale del Partito Democratico Michelangelo Mirabello che, però, è rimasto fedele al centrosinistra ed è candidato nella lista “Democratici progressisti”. Ma Pitaro, nel vibonese, è noto soprattutto per essere un fedelissimo dell’ex parlamentare del Pd Brunello Censore la cui candidatura è stata bloccata dall’imprenditore Pippo Callipo.

Insieme, Pitaro e Censore compaiono nelle carte dell’inchiesta “Rinascita” che, il 19 dicembre, ha portato all’arresto di 334 persone considerate affiliate o contigue alla famiglia mafiosa Mancuso di Limbadi. Nella richiesta di arresto, i pm riportano alcune frasi dell’ex consigliere regionale Pietro Giamborino, finito ai domiciliari. Il politico locale è stato intercettato mentre parlava di Bruno Censore. Il deputato del Pd, “secondo le considerazioni di Giamborino – scrivono i pm – avrebbe condotto la campagna elettorale (le politiche del 2018, ndr) con il supporto di Pitaro Vito ed entrambi si sarebbero avvalsi dell’appoggio di persone ‘ad alto rischio’, esponenti della criminalità locale, per garantirsi il bacino di voti”.

E mentre la Procura di Gratteri continua a indagare sui rapporti tra mafia e politica, alla corte di Jole Santelli compaiono anche i fedelissimi di Giuseppe Scopelliti, l’ex governatore della Calabria condannato a 4 anni e 7 mesi nel processo sui conti del Comune di Reggio. Dopo oltre due anni in carcere, Scopelliti sta ancora scontando la sua pena in semilibertà. E intanto i “suoi” hanno trovato casa nel partito di Salvini. Con la Lega, infatti, sono candidati il consigliere regionale Tilde Minasi e l’editore reggino Franco Recupero.

Sono in buona compagnia perché in lista c’è l’ex sindaco di Taurianova Roy Biasi, ex assessore provinciale di Forza Italia e nel 2017 passato a FdI. Oggi, pure lui si è riscoperto leghista calabro.

articolo aggiornato dall’autore alle 9:25 del 29 dicembre

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