Non aspettatevi una casa arredata, mobili, quadri, letti, divani, perché il Doge una volta eletto arrivava con tutto quel che gli serviva. E quando smetteva la carica si riportava via tutto. Per mille e cento anni, e centoventi successori. Con tentativi di farla diventare una carica ereditaria, una monarchia insomma, ma poi consolidata come carica repubblicana elettiva. Ci stavano anche stretti i dogi in quelle tutto sommato poche stanze, perché di solito erano abituati ai loro palazzi sui canali più prestigiosi di Venezia. Non erano certo di estrazione popolare. Spesso venivano scelti senza essersi neppure candidati dal corpo elettorale all’interno del Maggior Consiglio. E certamente non potevano dire di no. Pescati tra le file della nobiltà, ricchi mercanti, potenti signori della guerra, nobili di antico nome. Francesco Foscari, 65esimo doge che dovette abbandonare provvisoriamente Ca’ Foscari, l’immenso palazzo gotico per esercitare la sua funziona pubblica, regnò, stretto nel suo “piccolo” appartamento per 34 anni. Per citare il Doge più longevo della Repubblica.

E qui in queste stanza visse, al contrario per poco, solo qualche mese invece, il Doge più famoso di tutti, Marin Faliero, uno degli uomini più potenti e ricchi della città, poi accusato con altri di cospirazione contro la Repubblica e decapitato nel 1355. Nella Sala del Maggior consiglio del Palazzo Ducale dove sono esposti i ritratti dei dogi, al posto di quello di Marin Faliero è esposto un quadro con dipinto un drappo nero. La città volle dimenticare, ma di lui restano la tragedia scritta da Lord Byron e l’opera lirica di Donizetti. Andrea Gritti, tra i più grandi, la sua immagine austera da combattente è in un ritratto di Jacopo e Domenico Tintoretto nella Sala del Maggior consiglio. Difese e rilanciò la Repubblica dal 1523 al 1538.

La casa del Doge. Insomma sei dentro una storia straordinaria, durata mille e cento anni. E già questo potrebbe bastare. Ma alle pareti aggiungono emozione le opere di Tiziano, Rubens, van Dyck, Michiel Sweerts e altre, prestate eccezionalmente, dal Museo Reale di Belle Arti e dalla Casa di Rubens di Anversa. Poi pezzi appartenenti alla National Gallery di Londra, al Rijksmuseum di Amsterdam, al Musée National d’Histoire de l’Art del Lussemburgo. Altri appartenenti a collezioni private, altri esposti al pubblico per la prima volta. Insomma per vedere queste opere, e non tutte, avremmo dovuto fare un piccolo giro d’Europa, e invece sono tutte qui. Un lavoro di preparazione immenso, una realizzazione difficile, complessa, voluta dalla Fondazione Musei di Venezia, in collaborazione con la città di Anversa, VisitFlanders e la Flemish Community. A curare il tutto Ben Van Beneden, direttore della Rubenshuis di Anversa.

Dieci sezioni tematiche, 80 tra dipinti, disegni, sculture e il ritorno a casa di tre opere veneziane che non approdavano qui da tempo. “Jacopo Pesaro presentato a San Pietro da papa Alessandro VI” di Tiziano che di solito si trova nel Koninklijk Museum voor Schone Kunsten di Anversa. Jacopo Pesaro, vescovo cipriota (allora Cipro era veneziana) aveva vinto la battaglia di Santa Maura contro i turchi Ottomani. La pala era stata commissionata come ex voto. Poi il cosiddetto “Tintoretto di David Bowie”, com’è diventata famosa “L’annunciazione del martirio di Santa Caterina di Alessandria” del Tintoretto appunto che la rockstar aggiunse alla sua collezione di 400 capolavori. Poi acquistata da un privato e prestata alla casa di Rubens dove è rimasta fino a ieri. E il “Ritratto di gentildonna con figlia” di Tiziano che ritrae l’amante del pittore, Mila, e la figlia Emilia. Era così legato all’opera, Tiziano, che l’aveva conservata nel suo studio fino alla morte. Ma l’immagine era nascosta, solo un restauro nel 2003 ha fatto emergere le figure.

E poi il “Ritratto di giovane donna” prestato da un collezionista uno dei sei quadri e schizzi di Rubens, “La lamentazione di Cristo” di Anthony van Dick, o gli studi di Maerten de Vos. Un lungo elenco per leggere la grandezza di quel fiorente ‘500 veneziano seguito da un ‘600 d’oro per le Fiandre i cui artisti furono fortemente e positivamente influenzati da Tiziano. Vedere questi due secoli e artisti geograficamente e temporalmente lontani a confronto è una rara opportunità.

Il biglietto dei Musei di piazza San Marco con cui si visita la mostra, consente anche l’accesso al Museo Correr, anche qui opere del Rinascimento italiano influenzate dall’arte fiamminga in un intreccio di relazioni proficue.

E infine l’occasione per scoprire, o riscoprire, la magnificenza della storia di Venezia raccontata dal Palazzo Ducale, vero simbolo della grandezza della Repubblica. Non credo si possa avere l’idea, la prima volta, di cosa si può trovare dentro questo enorme scrigno dorato piantato (se ci si pensa vengono i brividi dallo stupore), dentro il mare su palafitte. In origine tra il X e XI sera stato costruito un nucleo centrale fortificato con torri angolari. Un vero e proprio castello difensivo posto nel punto più strategico per l’accesso al mare. Poi, a cominciare dal 1200, aggiunte, ristrutturazioni, abbellimenti, allargamenti hanno trasformato la fortezza in un meraviglioso palazzo gotico. Non sono mancati incendi devastanti e altrettante ricostruzioni. Oggi è semplicemente una leggenda. E si capisce vagando per le sale e i saloni, tra capolavori d’arte, decori, ori e velluti. Ci sono tour organizzati, itinerari di scoperta, perfino viste notturne quando tutti i visitatori se ne sono andati. Si può essere accompagnati da una guida che racconta, spiega, cita aneddoti, episodi, storie. Il Palazzo Ducale frugato, esplorato, studiato. Oppure si può fare da soli. Basta seguire le frecce, il percorso, come all’Ikea. In ogni sala un cartello, racconta, spiega, cita. Ci si può fermare di più in una sala piuttosto che in un’altra, passare mezz’ora a guardare i ritratti maestosi dei Dogi. In libertà. Forse è il modo migliore.

E poi fuori c’è Venezia. La piazza, il Palazzo, il campanile, la Basilica, i cento chioschi di souvenir (insomma) distribuiti ovunque, l’aristocratico caffè Florian a fare da contrasto, i negozi di lusso sotto i portici, gli alberghi storici, il Baglioni, il Danieli, il Cipriani e le leggende che li accompagnano, le gondole nere e i gondolieri a strisce, i ponti, dei Sospiri, Rialto, e tutti gli altri ponti che consentono di frugare Venezia a piedi attraverso le calli, i turisti silenziosi e attenti, e i turisti schiamazzanti. Due tipologie. E’ la Venezia perennemente occupata del quadrilatero di San Marco. Ma poi c’è la Venezia nascosta, quella che i veneziani riescono a godersi fuori dal frastuono turistico. Il sestriere, cioè il quartiere, Cannaregio (la città è divisa in sei sestrieri), le botteghe artigianali di San Polo, il sestriere Dorsoduro, l’isola della Giudecca, il Ghetto ebraico, il sestriere Castello, la vigna di Venissa. l’Arsenale, il mercato di Rialto. E’ un elenco, o meglio un promemoria, per quando capitate a Venezia. Da utilizzare nel dopo mostra.

Orari della mostra. 8,30-19 (ultimo ingresso 18,30). Per evitare code, affollamenti, attese, si può acquistare in anticipo on line, il “Venice Museum Pass”. Facile.

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