Sedici minuti di applausi a fine opera, ovazioni ai tre protagonisti Anna Netrebko, Francesco Meli e Luca Salsi, lunghissimi battimani alla fine di ogni atto e una standing ovation di 4 minuti per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La Tosca della Prima della Scala è stato un trionfo sia per la messa in scena allestita dal regista Davide Livermore sia per la musica di Giacomo Puccini diretta dal maestro Riccardo Chailly. L’applauso finale è stato il secondo più lungo da quando viene misurato: restano imbattuti quei 20 minuti che salutarono la conclusione di una Armide diretta da Riccardo Muti e con la regia di Pier Luigi Pizzi del 1996. La prima volta di Tosca alla Prima scaligera ha convinto anche il pubblico più esigente, quello dei loggionisti. Dal loggione nessun fischio, solo applausi per soprano, tenore e baritono. Una Tosca kolossal in versione fedele alla visione di Puccini e alla rappresentazione che nel 1900 debuttò al Teatro Costanzi di Roma.

Ma la serata di Sant’Ambrogio è stata di nuovo l’appuntamento di un abbraccio virtuale tra Milano e il capo dello Stato che non è mai mancato alla Prima della Scala ad eccezione del 2016 quando il referendum costituzionale voluto dall’allora premier Matteo Renzi innescò la crisi di governo. Accompagnato come sempre dalla figlia Laura, supplente consorte del presidente, Mattarella è stato accolto da un lungo applauso in piedi di tutto il pubblico con tanto di “bravo” e “viva il presidente”. Lui ha sorriso e più volte ha fatto un cenno con la mano indicando l’orchestra per dare il via allo spettacolo, ma l’applauso – come nel 2018 – è andato avanti in modo insistito. Poi Chailly ha dato l’attacco per l’inno di Mameli.

Con il presidente Mattarella, nel palco reale, anche la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati con il marito, il sindaco Giuseppe Sala e il presidente della Regione Attilio Fontana, i ministri Luciana Lamorgese, Dario Franceschini e Vincenzo Spadafora, e la vicepresidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia. Tanti anche i personaggi del mondo della politica, della finanza e della cultura. In particolare Sala ha accolto nel foyer del teatro il capo dello Stato accompagnato dalla senatrice a vita Liliana Segre, abbonata alla Scala da trent’anni, come ha rivendicato, e accolta da rumorosi applausi all’ingresso al teatro. Poi manager e dirigenti d’azienda e di banche, da Fedele Confalonieri al presidente dell’Abi Antonio Patuelli e al presidente di Telecom Salvatore Rossi. Tra i personaggi dello spettacolo e della musica Patti Smith – grande appassionata di lirica, Marracash e Elodie, Vittoria Puccini, gli stilisti Dolce e Gabbana.

Alla fine del primo atto, Mattarella ha incontrato la Segre e l’altro senatore a vita, l’ex premier Mario Monti, il regista Davide Livermore, il direttore del coro Bruno Casoni, il maestro Riccardo Chailly e una delegazione dei lavoratori del Piermarini. Mattarella, racconterà più tardi Chailly, “è stato molto affettuoso, molto simpatico ed entusiasta dello spettacolo e della qualità dell’esecuzione musicale”. Lasciando il teatro il capo dello Stato – esperto di lirica – ha confermato che è stata una “splendida edizione” della Tosca. “Un momento di grande orgoglio milanese” ha detto il sindaco Beppe Sala. “Bisogna stare e con i piedi per terra – ha aggiunto – ma in certe serate suscitare questo orgoglio ci fa solo bene”.

Molto politiche le dichiarazioni del regista di questa Tosca da trionfo, il torinese Davide Livermore, che è partito proprio dal sostegno a Mattarella: “Pochi politici hanno il coraggio di dire che il fascismo è fuorilegge. Nessuno lo dice. La Costituzione italiana è stata fatta da destra e sinistra ma erano tutti antifascisti e contro la dittatura – dice – Nel momento in cui ci sono tanti applausi a Mattarella significa che crediamo nel fatto che la Costituzione è antifascista e che l’Italia è una e indivisibile, e ha bisogno di crescere”. Per Livermore cantare Bella Ciao – dice – significa ricordare che noi siamo venuti fuori come Repubblica grazie a una storia e una lotta contro il nazifascismo. È una bella cosa da ricordare perché improvvisamente in Italia negli ultimi 25 anni non si poteva dire più la parola partigiani, Resistenza e fascismo, di cosa stiamo parlando? La storia è una e noi siamo cresciuti e abbiamo la libertà oggi perché sono morte tante persone da una parte e dall’altra e su queste cose dobbiamo andare avanti”. Cosa c’entra però con la serata-evento della cultura italiana? “La cultura – spiega – crea memoria storica e identità e crea futuro se vogliamo essere meno consumatori e meno numero ed essere poi cittadini e partecipare alla vita della nostra società in maniera concreta l’odio non con slogan dobbiamo partire dalla cultura. Quando si viaggia si scopre che è impossibile essere razzisti, quando si legge si scopre che è impossibile essere fascisti“.
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