Come nel maggio del 1968, la Francia indica la strada giusta su cui incamminarsi per uscire dallo schifo in cui viviamo.

In Francia giovedì è cominciato uno sciopero generale contro la “riforma” delle pensioni che vuole introdurre in Francia una sorta di legge Fornero. Lo sciopero proclamato da molte sigle sindacali, a partire dalla CGT ha avuto adesioni altissime e continua oggi, domani, dopodomani… Ai cortei dei lavoratori e delle lavoratrici dipendenti hanno però partecipato anche i gilet gialli. Ai lavoratori dipendenti si sono cioè uniti molti di quegli artigiani, commercianti, lavoratori autonomi, disoccupati, marginalizzati dai tagli del welfare, che in questi mesi hanno dato vita alle lotte dei gilet gialli.

La lotta in Francia è diventata cioè una vera e propria coalizione sociale del popolo francese unito contro le politiche liberiste del governo Macron e del padronato. Il popolo ha alzato la testa e di fronte al governo e ai padroni dice chiaramente che la crisi non la deve pagare e che devono pagare i ricchi e le banche.

La situazione francese è di un popolo arrabbiato ma non disperato, di un popolo che prende il futuro nelle proprie mani e senza delegarlo a nessuno lotta per cambiare la storia e la propria vita. Qualcuno sa dire chi è il leader del movimento francese? No perché i leader sono le centinaia di migliaia di persone che hanno organizzato le lotte.

Parallelamente, cosa succede in Italia? Succede che dilaga la sfiducia, il senso di impotenza e la guerra tra i poveri. Più la gente si sente impotente e più si genuflette verso i potenti e se la prende con i poveracci. Mentre in Francia i poveracci e i meno poveri si alleano per lottare contro i ricchi, in Italia la lega Nord propaganda la guerra dei meno poveri contro i più poveri. Mentre in Francia la gente si prende le sue responsabilità e scende in piazza, duramente, per contrastare le politiche del governo, in Italia assistiamo ad una continua ricerca dell’uomo della provvidenza, che ci salvi e ci faccia il miracolo. In Francia il popolo prende il suo destino nelle sue mani.

In Italia il destino viene affidato miracolisticamente all’ultimo deficiente pompato dai media. Negli ultimi vent’anni di uomini della provvidenza ne sono circolati parecchi e tutti prima o poi finiscono nella pattumiera della storia, da Berlusconi a Monti passando per Grillo. Il problema è che il meccanismo continua a ripetersi all’infinito – adesso con Salvini – in un meccanismo che invece di misurarsi con i problemi reali si affida ai miracoli del prescelto di turno.

Per questo la Francia ci indica la strada: perché l’unica via per uscire dal pantano italiano è quella di fare come in Francia. Invece che continuare a piangersi addosso occorre prendersela con i ricchi, i banchieri e il governo costruendo un movimento di massa, di cittadini protagonisti. Invece della guerra tra i poveri bisogna fare la guerra ai ricchi e se i ricchi non ci vogliono sentire, la rivolta è la strada da percorrere per cambiare le cose.

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