Nessun leader del Pd nazionale a fianco, sul palco per introdurlo i contributi di alcuni degli artisti simbolo della sinistra in Emilia-Romagna: da Francesco Guccini agli scrittori Alessandro Bergonzoni e Carlo Lucarelli. Ma anche il pallavolista Ivan Zaytsev ed esponenti della società civile. Stefano Bonaccini ha affrontato così piazza Maggiore a Bologna: quando mancano 50 giorni al voto che deciderà se sarà riconfermato presidente o se la Lega riuscirà nell’impresa storica di conquistare la Regione, il candidato del centrosinistra ha scelto di fare un comizio in uno dei luoghi simbolici dell’Emilia e anche uno dei più ostici da riempire. Da lì si è rivolto al Carroccio: “Noi siamo liberi da 74 anni”. Ma anche ai 5 stelle: “Davvero noi e la destra siamo la stessa cosa?”. E ha evocato il voto disgiunto che permetterebbe anche agli elettori della Lega, di fare una croce su “Bonaccini presidente”. Secondo gli organizzatori, almeno 10mila le persone che hanno riempito la piazza. Una cifra molto vicina a quello che ormai è diventato lo storico pienone delle sardine del 14 novembre, quando il movimento autoconvocato contro il sovranismo ha risposto al comizio di Matteo Salvini al Paladozza. E non è un caso che tra il pubblico oggi ci fosse anche Mattia Santori, uno dei promotori di quella piazza e da quel giorno leader in giro per l’Italia. Il primo applauso però è andato a un altro ospite determinante per Bonaccini: l’ex premier e padre fondatore del Pd Romano Prodi che, per l’occasione, ha deciso di partecipare personalmente insieme alla moglie: “E’ stato un bell’inizio”, ha detto. “Il suo è stato un discorso equilibrato nel rivendicare il passato e nel programmare il futuro”. Nel confronto, “l’Emilia-Romagna va bene e gli elettori lo capiranno, mi auguro di sì”. Il segretario Nicola Zingaretti si è limitato a commentare su Twitter da lontano: “Bellissima giornata. Con Bonaccini per vincere. Con tutta la passione possibile”.

Per la Lega e il centrodestra la partita dell’Emilia-Romagna è decisiva per riuscire a lanciare l’assalto al governo. E proprio contro il Carroccio ha esordito Bonaccini: “Chi dice di voler prendere la Regione non ha alcun senso civico“, ha detto dal palco. “La Regione non si prende, perché non appartiene a un partito, e nemmeno a un presidente, che la guida pro tempore. Questa Regione è dei suoi cittadini e per affidartene la guida devono capire che la conosci e la rispetti”. Ma soprattutto, il candidato del centrosinistra ha cercato di parlare al M5s che, nonostante l’alleanza di governo a Roma, hanno deciso di correre da soli: “Ci rivolgeremo a tutti i cittadini, anche a quelli che legittimamente votano 5 stelle. Rispetto tutte le decisioni. Ho tenuto aperta la porta del confronto. Non ho mai tirato per la giacca nessuno. A loro adesso chiedo, visto che negli ultimi mesi abbiamo approvato insieme tutte le scelte più importanti, non era meglio confrontarsi sui programmi piuttosto che arroccarsi in un isolamento che rischia di rendervi irrilevanti?”. E ancora, ha detto alzando la voce mentre la folla applaudiva: “Davvero noi e i nostri avversari di questa destra siamo uguali? Sarà davvero la stessa cosa se il 26 gennaio sarà presidente Bonaccini o la Borgonzoni? Non resteremo disponibili al confronto anche il giorno dopo. Perché non è vero che sono e siamo tutti uguali”.

Per tutta la durata del comizio, Bonaccini ha cercato di porsi come il presidente uscente che lavora per la “continuità”: “Non abbiamo la pretesa di pensarsi migliori, ma diversi e alternativi perché abbiamo in testa due idee diverse di società”, ha detto. Più volte è stata contestata la sua “retorica dell’eccellenza” che rischia di ritorcersi contro lo stesso Partito democratico. E non a caso Bonaccini ha cercato l’asse con le sardine, citando e salutando dal palco uno dei fondatori presente tra il pubblico: “So che c’è Mattia in piazza, lo saluto e lo ringraziamo”, ha detto. “Diciamoci la verità: aver conteso questi luoghi alla destra è il primo merito che va riconosciuto alle ‘sardine’. Il secondo loro merito è aver mostrato quante gente non aspettasse altro di riempire le piazze con un linguaggio opposto a quello di questa destra, senza rabbia, rancore, maleducazione e astio”. Dunque, “mi permetto di dire: per Salvini e la Meloni sono piazze contro, ma non è così, sono piazze che chiedono un’alternativa e il nostro compito è provare a dare una risposta a quella domanda”. La sfida tra Carroccio e Pd, se confermato dai sondaggi, sarà testa a testa. Anche per questo Bonaccini ha evocato la possibilità di fare voto disgiunto: “Chiederemo a tutti gli elettori, anche chi ha votato Lega, di riflettere e scegliere con attenzione. Con una croce si vota una lista, però ci sono due progetti di Regione e due candidati presidenti, si può scegliere”. Insomma, la possibilità del “voto disgiunto e vedo già con sorpresa che in diversi dichiarano di volerlo praticare”.

Bonaccini ha poi indicato i quattro pilastri del suo programma: “Fare dell’Emilia-Romagna la Regione della conoscenza, della piena e buona occupazione; dei diritti e dei doveri e pienamente sostenibile, capace di aprire la strada di una svolta ecologica non più rinviabile”. Quindi ha parlato degli interventi da fare per gli asili nido: “Proponiamo il più grande investimento educativo fatto in questo Paese”, ha detto. “Dobbiamo azzerare le liste d’attesa e consentire di accedere liberamente a questo primo portale tutta la cittadinanza a prescindere dal proprio reddito”. Ma Bonaccini ha anche rivendicato i risultati ottenuti in questi anni: dal posto di “prima Regione per crescita”, alla “disoccupazione passata dal 9 per cento del 2015 a meno del 5%”: “L’Emilia-Romagna può prendere consigli da tutti, ma lezioni da pochi. Ho rispetto per Veneto e Lombardia, ma noi siamo l’Emilia-Romagna e io non farei cambio con niente. Se l’Italia assomigliasse di più all’Emilia-Romagna, sarebbe un Paese migliore”, ha aggiunto, respingendo “la descrizione che si fa di altri territori”. E in particolare, Bonaccini intende portare aventi ambiente e sostenibilità: “Il problema è globale e si chiama pianeta, ma chiama in causa i comportamenti di tutte le comunità sociali”. Per il governatore, quindi, bisogna “estendere il Patto per il lavoro e gli obiettivi che ci siamo dati, e che nel 2015 sottoscrivemmo solo qui”. Un “nuovo patto”, insomma, “che abbia al centro la qualità del lavoro e sostenibilità. Il clima, come ci hanno giustamente proposto”. E “ai miei avversari”, che dicono di avere “programmi simili, dico che di ambiente non li ho proprio sentiti parlare“.

La manifestazione è iniziata intorno alle 16 con la sfilata dei vari ospiti: da Raoul Casadei e il figlio, fino agli imprenditori locali. Hanno parlato: Daniela Dubla, giovane imprenditrice che ha iniziato dopo aver svolto una esperienza in Silicon Valley riservata alle start up e finanziata dalla Regione Emilia-Romagna; Rita Cucchiara, professoressa dell’Università di Modena e Reggio Emilia che è intervenuta su piattaforma europea dei Big Data e del digitale; Sonia Boni, infermiera all’ospedale di Carpi. E Roberto Abati, che ha affrontato un linfoma e un carcinoma affidandosi alla sanità regionale dell’Emilia-Romagna, pubblica e universalistica. Poi l’attore Lino Guanciale e Alberto Bertoli. In piazza spiccavano le bandiere del Partito democratico, ma anche quelle dell’Europa e dei Verdi. Tra i sostenitori presenti anche gli esponenti della lista “Coraggiosa” dell’ex eurodeputata Elly Schlein. In sostegno di Bonaccini, proprio mentre parlava dal palco, si è espresso anche il sindaco di Parma ed ex esponente M5s Federico Pizzarotti: “Ora a Bologna, gli emiliano-romagnoli si sono ripresi la piazza“, ha scritto su Facebook. “Non contro qualcuno ma per l’Emilia-Romagna. Per la nostra terra, con entusiasmo come non avveniva da anni. Sto con Stefano Bonaccini, sto con l’Emilia-Romagna libera e forte, con questa piazza incredibile. Sto con chi parla di coraggio e non di paura”. Ai lati della piazza la postazione dove lasciare la propria proposta per la Regione sul tema che si ritiene, dalla sanità al welfare, dal lavoro al fare impresa, dall’ambiente alla mobilità, dalla scuola alla cultura, dalla sicurezza al territorio, compilando un questionario o lasciando la propria testimonianza al video-box.

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