Dice il vecchio adagio che la legge si applica ai nemici e si interpreta per gli amici. Non sarà questo il caso, ma la giunta regionale guidata dal sardoleghista Christian Solinas non fa nulla per fugare i dubbi. Letteralmente. Nel senso che l’esecutivo ha tutta l’intenzione di far approvare una “interpretazione autentica“, appunto, delle norme che regolano la cooptazione dei dirigenti esterni. Poche righe inserite nel disegno di legge sull’assestamento di bilancio, che spalancano le porte degli uffici di vertice della Regione anche ai dipendenti di “amministrazioni statali” e agli “avvocati” con almeno un quinquennio di esperienza lavorativa. Sarà un caso, ma la norma ben si attaglia al vigile del fuoco e ingegnere Antonio Belloi, chiamato da Solinas a dirigere la Protezione civile regionale e all’avvocatessa Silvia Curto, già “dirigente” dello studio del legale di Solinas, nominata direttore generale della Regione su indicazione del governatore. Ma “senza i requisiti previsti dalla legge, che impone almeno cinque anni di funzioni dirigenziali”, aveva tuonato l’opposizione di centrosinistra all’indomani delle nomine, dopo aver passato al setaccio i curricula un poco mutevoli – ben cinque, tutti diversi – di Belloi e Curto. Da qui la contromossa della giunta regionale, che al passo indietro invocato dalla minoranza ha preferito l’opzione dell’interpretazione autentica. Che di fatto, se approvata così come formulata, nei piani della giunta blinderebbe ex post le nomine targate Solinas.

Prima di approvare la legge e mettere in salvo il risultato però, la giunta dovrà fare innanzitutto i conti con i 1500 emendamenti depositati dall’opposizione, con l’obiettivo di rallentare l’iter consiliare di una norma finanziaria che, per legge, deve essere votata entro pochi giorni.

“Il disegno di legge di assestamento di bilancio è sotto la soglia della decenza. Dentro si trova di tutto un po’ – attacca il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus – tra palesi violazioni di leggi statali, condoni edilizi, mancette ai comuni amministrati dal centrodestra. E leggi ad personam. La giunta ha nominato alti dirigenti della Regione con il solo merito di essere loro amici. Quando si sono accorti dell’evidente illegittimità, hanno prodotto una legge ‘salva-amici‘, una vergogna alla quale ci siamo opposti presentando una valanga di emendamenti. Si confonde potere politico con gestione amministrativa e si va avanti nonostante siano evidenti le follie amministrative e gli arbitrii dell’esecutivo”.

Che aveva di certo messo in conto gli attacchi dell’opposizione, ma forse non si aspettava la bacchettata dell’ufficio legale della Regione, che in un documento riservato – l’analisi tecnico amministrativa al disegno di legge – ha rammentato all’esecutivo come le interpretazioni autentiche debbano rispettare cinque precise condizioni, fissate dalla Corte costituzionale. È questo il caso? Laconico il responso della dg dell’ufficio legale Alessandra Camba, firmataria del documento: “La relazione di accompagnamento al testo (firmata dalla giunta, ndr) non contiene elementi sufficienti a valutare il rispetto dei cinque parametri indicati”. Una postilla che suggerirebbe a chiunque maggiore cautela. Non a Solinas, che tira dritto.

D’altronde, che il governatore e la giunta tenessero parecchio alla modifica delle norme si era capito già un mese fa, quando con un emendamento a una legge sugli enti locali e quindi bocciato perché “intruso”, la vicepresidente della Regione Alessandra Zedda proponeva di poter nominare in veste di direttori generali anche “gli iscritti da almeno cinque anni ad un albo professionale il cui accesso è subordinato al superamento di apposito esame di Stato”. Come giornalisti professionisti, agronomi e geologi. O avvocati come Silvia Curto e ingegneri come Antonio Belloi. Archiviata la proposta della Zedda – che peraltro non avrebbe avuto valore retroattivo – la giunta ha tirato fuori dal cappello l’interpretazione autentica. Una scelta, come ha dichiarato il capogruppo del Partito sardo d’azione Franco Mula, dettata dal bisogno di adeguarsi alle norme nazionali e in particolare al decreto legislativo 165 del 2001, che effettivamente ammette per i ruoli dirigenziali “dipendenti delle pubbliche amministrazioni” e “avvocati”.

A smentire la “versione” del capogruppo del Partito sardo d’azione ci sono però il Tar e il Consiglio di Stato. Arrivati dopo un ricorso presentato nel 2017 dallo Sdirs, il Sindacato dirigenti e direttivi della Regione, i pronunciamenti hanno sancito che la Regione, proprio in virtù delle norme che oggi la giunta Solinas vorrebbe “interpretare in maniera autentica”, ha la “competenza legislativa esclusiva in tema di ordinamento degli uffici regionali”. Di più: per il tribunale amministrativo regionale e per i giudici di Palazzo Spada, il richiamo al decreto legislativo 165 del 2001 è illegittimo.

“C’è poi un dubbio di fondo – sottolinea Cristina Malavasi, segretaria generale dello Sdirs – e cioè: il comma della giunta può essere definito come una interpretazione autentica? A noi non sembra, perché la Corte costituzionale è molto chiara e tra le altre cose, ad esempio, ha sancito che l’interpretazione deve scaturire dalla norma stessa. Intanto, insieme con Cgil, Uil e Sadirs abbiamo presentato una richiesta di accesso agli atti sulle nomine di Curto e Belloi. Valuteremo se presentare un ricorso”.

Enrico Lobina, della Funzione pubblica Cgil Sistema Regione, taglia corto: “Il comma inserito dalla giunta nell’assestamento di bilancio è scorretto. Altro che interpretazione autentica, qui si parla di una modifica della norma. Se la si vuole modificare, lo si faccia nel luogo giusto, cioè con una riforma della dirigenza”.

In verità il dibattito sui dg esterni non è nuovo. Nel 2007 l’allora presidente della Regione Renato Soru aveva prima designato e poi obtorto collo sollevato dall’incarico tre direttori generali, dopo che il giudice del lavoro Angelo Lucio Caredda fece presente che non si potevano “nominare direttori generali privi dell’esperienza quinquennale in funzioni dirigenziali”. Nel decreto firmato da Caredda, spiccano precisi riferimenti ad “assunzioni arbitrarie“, “illegittimità” e perfino un ventilato “danno erariale”. Sferzante, al tempo, il commento di un consigliere regionale di minoranza: “Con questo sistema di gestione del potere, il conflitto di interessi è sempre dietro l’angolo. Il presidente della giunta si sta creando un’amministrazione parallela che risponde solo alle sue sollecitazioni”. Era Giuseppe Atzeri, del Partito sardo d’azione.

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